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Filosofia tra crisi e speranza

Di Michele Romano

PROCIDA – È noto il detto di Socrate che “una vita senza ricerche non è degna per l’uomo d’essere vissuta”. Questa espressione significa che una vita imprevidente e senza principi è totalmente esposta ai capricci del caso, e così dipendente dalle scelte e dalle azioni altrui, tanto da possedere un valore reale molto misero per la persona che la vive. Al contrario, una vita ben vissuta contiene obiettivi e integrità personali, i quali, pur nell’ambito delle possibilità umane, incentrate nelle trame della società e della storia, sono scelti e stabiliti da chi la vive. In tal senso una vita di ricerca è arricchita dal ragionare sulle cose che contano: i valori, gli scopi, la società, le vicissitudini caratteristiche della condizione umana, i desiderata nella sfera della vita pubblica e in quella privata, gli avversari che ostacolano l’espressione della natura umana e i significati della stessa esistenza. Non occorre necessariamente giungere a teorie compiute per queste tematiche ma allo stesso tempo se si vuole che la propria vita abbia, per quanto possibile, forma e orientamento, si deve dedicarci almeno qualche riflessione. Infatti meditare su queste questioni è come studiare una mappa prima di intraprendere un viaggio. Chi non riflette sulla vita è come un forestiero che viaggia senza mappa in una terra straniera.  

La navigazione filosofica

Tra tutte le discipline che investono il rapporto tra la coscienza e l’uomo, certamente, la filosofia si raffigura come un’anomalia perché la sua peculiarità assume la dimensione di prediligere incessantemente le domande in rapporto alla ricerca di risposte. Ciò deriva dalla constatazione, seguendo la sua procedura, che, nell’immediatezza, svariate domande si presentano semplici e lineari, ma durante il corso della riflessione si dipanano in tanti rivoli di domande sempre più piccole, per cui si assume la consapevolezza che non ci sarà la possibilità di un’unica grande risposta ma tante risposte diverse che acquistano la propria validità in realtà del tutto diversificate tra loro. Mai, come in questo momento storico così altamente precario, urge che il filosofare riprenda a vele spiegate la propria “navigazione” attraverso i meandri del cuore e della mente sia del singolo che della società nella sua complessità. E la metafora del navigare filosofico in quale scenario più appropriato della nostra polis micaelica con i suoi splendidi siti di Marina Chiaiolella, di Corricella, di Terra Murata, di Marina Grande, dell’isolotto di Vivaro, di Solchiaro, di Pizzaco, di Punta Serra, di località “Ottimo”, tutto dentro all’approccio cielo e mare, e per di più avvalorata dalla sua grande e storica tradizione di navigatori che, come marinai “prigionieri dell’infinito cielo – mare” attraverso tutti i corsi d’acqua del mondo, può trovare il pregnante significato dell’imbarcarsi e tracciare la rotta che conduca all’esplorazione nell’avventura della vita, mettendo insieme il pensare e il sentire. Infatti il senso profondo di questo imbarcarsi è tutto è tutto dentro l’urgentissima esigenza della filosofia di parlare all’umanità nella sua singolarità e nella sua universalità, per cui attraverso le simboliche sfide del mare, riportarla all’enigma della conoscenza del sé, alla rivelazione del nuovo, alla scoperta dello straniero, invitandola a non star ferma nella pigrizia delle proprie consuetudini, dei propri pregiudizi, dei propri gretti egoismi ma a misurarsi con il viaggio che varca l’orizzonte orientato verso l’infinito e con il presentarsi come disciplina dal “volto terapeutico” davanti alla attuale drammatica crisi socio-economica e al sempre più allarmante spaesamento dell’individuo.

Partendo dal presupposto che la società contemporanea tende a ridurre ad un fatto marginale la funzione della filosofia nella vita dell’uomo, le nostre considerazioni vogliono essere un tentativo di rivendicare il senso della filosofia nell’itinerario umano in cui per nessuna cosa al mondo si può mettere da parte ciò che costituisce l’aspetto peculiare della persona umana: il pensare e il sentire.

Per rivendicare il significato della filosofia, è esemplare ritornare alla figura di Socrate, il cui esempio indica in maniera eloquente che la filosofia non viene ad essere un libro, una disciplina, ma una testimonianza che sta ad indicare un carattere di vita, un’esperienza. Ciò viene a significare che essa non racchiude in sé gli aspetti di una dottrina, ma l’interpretazione di uno stile in atto e la descrizione di un atteggiamento rivolto al mondo e a noi stessi.

Seguendo questa indicazione, l’uomo filosofo, se è davvero tale, nella sua condotta pratica, non può specchiarsi in una raffinata tradizione “letteraria” di parole e di scuola. In tal senso partecipa intensamente alla vita politica e sociale e allo stesso tempo se ne distanzia in modo critico.

Questa peculiarità di essere deriva dal fatto che la sua parola possiede valore non per la pretesa di sviluppare e creare un sistema ideologico ben sfruttato, ma perché riesce ad esprimere quello strato sempre inespresso ed essenziale dell’esperienza che unisce l’uomo al mondo e agli altri uomini in un comune destino di verità.

Così viene ad essere la coscienza vigile della vita che si trova in tutti e che in tutti tende a conquistare l’espressione adeguata.

Possiamo ben dire che il verbo filosofico, al contrario di una considerazione banale che lo ritiene lontano, distaccato, astratto, ostico per la comprensione media e comune, diviene in realtà il più concreto e alla mano cioè aspirazione silenziosa che vive nell’esperienza di tutti e che è cercata e detta per tutti.

Cosa può fare la filosofia dentro una realtà contemporanea dove la paura, l’angoscia, la violenza, l’ipertrofia narcisistica, con la supremazia dell’irrazionale sul razionale sta conducendo l’uomo sulla rischiosa strada della scissione con se stesso?

Alzare, con coraggio, le vele della navigazione perigliosa per approdare nel porto del proprio villaggio e avvicinarsi alla polis con la lampada di Diogene, per recuperare il pensiero consapevole accompagnato da un sentimento amorevole e solidale, oggi alquanto belluino.

Tale terapia è urgente per impedire all’umanità di conficcarsi nell’abisso della “camicia di Nesso” intrisa di sangue. E lo diciamo da “credenti della speranza”.

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Un commento

  1. Dott.Romano : non dimenticherò la domanda inaspettata che, ad un mio esimio collega,
    da un docente d’altra materia, aveva a suo tempo procurato perplessità : a cosa serve la tua materia ?
    Non dimenticherò l’evidente nostro disagio e, la complessità d’ogni possibile risposta .
    Tutti noi docenti fummo interessati, per l’imprevista curiosità da esaudire non semplicemente !

    Ecco che con argomentazioni più che esaurienti, e sopratutto con sintetiche verità
    siete arrivato al nocciuolo dell’argomento e, avete sfoderato ogni vostra capacità in merito .
    Così si fa !!

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