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Forio: Riprendono gli abbattimenti

abbattimenti case procidaIl Comune di Forio ha chiesto un mutuo di 243.000 euro

RIPRENDONO GLI ABBATTIMENTI DELLE ABITAZIONI DI NECESSITA’, DOMENICO SAVIO: “SALVAGUARDARE L’ABUSIVISMO DI BISOGNO E ABBATTERE QUELLO AFFARISTICO-SPECULATIVO”

di Gennaro Savio

Il rombo dei cingolati di Stato riecheggia con disumana prepotenza sull’isola d’Ischia dove, così come avvenuto negli anni scorsi, sono previsti nuovi abbattimenti di case di necessità. E a piangere, come al solito, probabilmente anche questa volta non saranno gli speculatori affaristi del cemento selvaggio ma i soliti “poveri cristi” e le famiglie lavoratrici a cui lo Stato per decenni non solo non ha garantito il diritto alla casa, ma non li ha neppure messi in condizione di realizzarsela nella legalità costringendoli, di fatto, a costruirsi un tetto illegalmente facendo, così, proliferare l’abusivismo edilizio, pratica che in tutto il centro sud è servita a partiti e candidati a tenere sotto scacco gli elettori a cui, per questo, era facile pretendere il voto attraverso svariati condizionamenti. La cosa che rattrista di più è che gli stessi partiti politici responsabili in Italia dell’abusivismo edilizio, negli ultimi anni non solo non hanno avuto la volontà politica di sanare l’abusivismo di necessità, ma hanno persino strumentalizzato questo dramma umano e sociale promettendo alle popolazioni della Campania, ad ogni competizione elettorale, la soluzione legislativa del problema salvo poi fregarsene letteralmente all’indomani del voto.

E mentre da un lato i Comuni “piangono” miseria e mancanza di fondi per garantire ai cittadini il rispetto dei diritti costituzionali più elementari, dall’altro lato non esitano ad indebitarsi per abbattere altre case di famiglie spesso già sull’orlo della povertà. Come ha fatto nei giorni scorsi la Giunta del Comune di Forio guidata dal Sindaco Francesco Del Deo che per otto abbattimenti ha chiesto alla Cassa Depositi e Prestiti un mutuo di circa 243 mila euro. Domenico Savio, Consigliere comunale del PCIML  Forio ha sottolineato che i Comuni se proprio devono contrarre mutui, devono farlo per migliorare e potenziare i servizi sociali e non per negare il diritto alla casa alle famiglie lavoratrici. “Tra l’altro – ha dichiarato Domenico Savio -, contro l’utilizzo di fondi comunali o l’ulteriore indebitamento dei Comuni con la richiesta dei mutui alla Cassa depositi e Prestiti per gli abbattimenti – perché riteniamo che tali risorse debbano servire per risolvere i tanti problemi sociali dei Comuni, nei settori della viabilità, della scuola, della mensa e del trasporto scolastici, dei parcheggi, dei mercati popolari, delle fogne, della difesa delle coste, dell’edilizia economica e popolare, della vivibilità degli spazi sociali, del verde pubblico, della difesa idrogeologica del territorio, eccetera, e non per abbattere le uniche case possedute dalle famiglie lavoratrici – abbiamo proposto e chiesto che ogni eventuale abbattimento sentenziato dalla Magistratura avvenga coi fondi dei Ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture o da parte del Genio Civile, specialmente per i Comuni esposti al rischio sismico. In proposito esiste tutta una legislazione  nazionale, mentre i Comuni devono provvedere per gli eventuali abbattimenti di natura amministrativa da essi stessi ingiunti e non eseguiti dai responsabili degli abusi”.

Savio ha anche sottolineato che il PCIML si batte esclusivamente per la salvaguardia dell’abusivismo di necessità e per l’abbattimento di quello affaristico-speculativo. “Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista – ha sottolineato Domenico Savio – da sempre si batte contro l’abbattimento delle prime e uniche case di abitazione delle famiglie lavoratrici, lo abbiamo fatto assumendo negli anni molteplici iniziative istituzionali e di lotta politica e sociale. Da sempre chiediamo ai partiti politici che governano l’Italia, la regione Campania e i Comuni di risolvere il problema attraverso una “regolamentazione amministrativa” delle prime e uniche case di abitazione costruite abusivamente dalle famiglie lavoratrici, a cui lo Stato non ha colpevolmente garantito il diritto costituzionale alla casa. Dunque, noi non abbiamo mai chiesto, né tanto meno chiediamo adesso, un condono generalizzato, perché non abbiamo voluto e non vogliamo difendere nessuna forma di abusivismo edilizio speculativo e affaristico che c’è stato sull’isola d’Ischia e altrove in Italia. L’odierno dramma degli abbattimenti delle prime case di abitazione è anche la tragica conseguenza dello scarso, se non inesistente, impegno dei cittadini interessati dall’abbattimento e di quelli che intendono esprimere loro solidarietà umana, civile, culturale e collettiva che non si impegnano nella lotta politica e sociale per chiedere e ottenere dai partiti politici borghesi, clericali e capitalistici di governo e parlamentari di risolvere il problema “regolarizzando” per legge gli abusi edilizi di necessità familiare e sociale.

Per rivendicare e ottenere tale possibile risultato occorre la militanza e l’organizzazione politica di classe e rivoluzionaria, che il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista  mette da sempre a disposizione, ma, purtroppo, senza adeguato sostegno. Costoro troppo spesso all’organizzazione e alla lotta politica preferiscono le rassicurazioni di quanti favoriscono l’abbattimento della loro casa. Di conseguenza, cari cittadini, la nostra battaglia a difesa dell’abusivismo edilizio di necessità e del diritto costituzionale alla casa in generale potrà avere successo solo se sarà adeguatamente e costantemente sostenuta da tutti gli interessati. C’è la possibilità di ottenere dal parlamento la soluzione del problema – naturalmente non con la programmazione degli abbattimenti, in base al decreto legge cosiddetto Falanga approvato dal Senato e parcheggiato da tempo alla Camera dei deputati, bensì con la regolamentazione amministrativa della prima casa di abitazione realizzata sino ad oggi dalle famiglie lavoratrici -, ma si tratta di un risultato che può scaturire unicamente dalla lotta. La prima e fondamentale responsabilità dell’abusivismo edilizio di necessità familiare e sociale non è dei cittadini che l’hanno realizzato, ma dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e dei partiti politici che hanno governato e governano l’Italia dal 1945 ad oggi, perché non hanno garantito il diritto alla casa a tutte le famiglie proletarie né hanno consentito loro, quando ne avevano la possibilità economica, di potersela costruire nella legalità, attraverso l’adozione di adeguati strumenti urbanistici. Oltre all’impegno di lotta col Partito Comunista Italiano M-L c’è solo la perdita “programmata” della propria casa!”

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