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Fuori la chiesa dal business rifiuti. Risposta di Alfonso Navarra ad Alez Zanotelli.

Riporto la risposta di Alfonso Navarra alla lettera Alex Zanotelli sulla questione rifiuti in Campania, e le implicazioni che ha la chiesa cattolica in questa vicenda. Due lettere bellissime e drammatiche al contempo. Invitiamo tutti i nostri lettori a leggerle con attenzione perché colgono la pericolosità dei tempi che stiamo vivendo.

Fuori la chiesa dal business rifiuti

Da parte di Alfonso Navarra – Ad Alex Zanotelli e ai cattolici di base (18 luglio 2008)

Caro Alex (Zanotelli), bellissima la tua lettera.

Bisognerebbe aggiungere un punto: la tua Chiesa dovrebbe tirarsi anch’essa fuori dal business dei rifiuti. La cava di Chiaiano, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Padri Pellegrini, quindi della Curia napoletana, non deve essere messa a disposizione di Bertolaso perchè possa farci la sua discarica. Stiamo parlando di Chiaiano, oggi il luogo simbolo della resistenza per i “rifiuti-zero” e punto nevralgico in cui la logica repressiva tenta lo sfondamento nei confronti di quello che la stampa chiama il “Partito del NO”, e che è in realtà l’alternativa civile dei movimenti di base. (Non è per nulla casuale Il riferimento al decreto che fa delle discariche “aree di interesse strategico” da presidiare con l’esercito e che prevede 5 anni di carcere per i promotori delle proteste: ad esempio un certo prete che gira sempre con la sciarpa arcobaleno intorno al collo).

Un dispaccio dell’ADN-KRONOS, riferendo dell’occupazione del Duomo di Napoli da parte dei Comitati in difesa delle cave di Chiaiano e Marano, attacca così:
“Da qualche tempo il Duomo di Napoli sembra diventata la ’casa’ di disoccupati, sfrattati e altri diseredati”. Ti vedo ridere da sotto i baffi: magari fosse! La Chiesa non dovrebbe forse essere la “Casa degli ultimi?”. Ed invece – per quanto ne so – usa il suo enorme patrimonio immobiliare (il 20% della “ricchezza” nel settore, pare) al pari degli altri protagonisti della speculazione edilizia e fondiaria.
Il dato del 20% lo traggo da un’inchiesta del settimanale “Il Mondo” (11-5-2007), firmata da Sandro Orlando, ripresa in TV da “Annozero” di Santoro. Il Vaticano, inteso come “Palazzinaro”, secondo la citata inchiesta possiederebbe “un quarto di Roma”.

A Milano, dove vivo, circa la metà delle case sfitte (90-100.000) fanno capo a società controllate o satellizzate dalla Curia.
Fossero date in locazione a prezzi equi (facciamo il 15% dello stipendio medio di un lavoratore?) il mercato degli affitti verrebbe rivoluzionato. Potrebbero essere sistemati tutti i 20.000 che nel 2007 hanno fatto richiesta all’ALER di un alloggio popolare.
< Altri dati su Milano: 11.000 richieste di sfratti esecutivi, oltre il 50% per morosità. Alloggi pubblici disponibili per la risposta: circa 1000. Solo 600/700 gli alloggi di nuova costruzione programmati entro il 2010.
I banchieri certo si scoccerebbero alquanto per gli “affitti sociali” perchè si vedrebbero ridotto il valore del loro patrimonio immobiliare, al momento più che gonfiato.
Ma quale deve essere il punto di vista di chi intende, per responsabilità specifica ed essenziale, annunciare la Buona Novella agli uomini (e alle donne)?
Quello del “diseredato”, che si preoccupa di conciliare il pranzo con la cena, magari sotto un tetto e non sul lastrico; o quello del “cattolico” presidente di Banca Intesa, che persegue il profitto con il commercio delle armi?
(A dire il vero, Bazoli avrebbe annunciato di voler cessare le operazione finanziarie dell’export bellico, ma i criteri modificati di fresco della Relazione governativa non permetteranno di verificarlo).

Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello ai “grandi” del G8: “Occupatevi dei poveri e dei deboli! Occorre rilanciare un equo processo di sviluppo integrale a tutela della dignità umana.” Sante parole, è il caso di dirlo. Magari risulterebbero più credibili se fossero applicate a sè stesso, specialmente quando il Papa dice: “Il pane quotidiano non può dipendere dalle speculazioni e dalle turbolenze finanziarie”. Questa indicazione, a proposito dell’alimentazione necessaria, credo che sia valida anche per l’abitazione necessaria, che deve essere sottratta alla logica del puro profitto.
Ed è valida anche per il diritto ad abitare in un contesto ambientale che non costituisca minaccia alla salute, per le donne, per gli uomini, per i loro cari.
Il Papa ha ammonito i leader del G8 ad adottare coraggiosamente “tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell’analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell’umanità. Mi unisco anch’io – ha detto Ratzinger – a questo pressante appello alla solidarietà”.
Ecco, caro Eminenz (direbbe la Littizzetto), una piccola “dritta” al tuo cardinale Sepe di Napoli sarebbe gradita. Del genere: “Figliolo, lascia perdere i trenta denari, e tuteliamo la salute delle nostre “pecorelle” di Chiaiano. Questa discarica non s’ha fare e, per quanto ci compete, non la lasceremo fare”.

Molte persone che conosco appartengono alla categoria degli anticlericali incalliti.
Sono indignati per l’eccessivo finanziamento pubblico alla Chiesa. E’ facile sentirli fare questi discorsi “arrabbiati”:
“Io li caccerei via tutti sti pretacci… Con quello che ci costano ogni anno tra 8 per mille di cui solo il 30% va alle iniziative tanto pubblicizzate, il resto al mantenimento del clero, l’evasione fiscale (vi pare che il clero paga tasse per gli introiti che ha?), per l’ICI che non paga e tante altre cose.
Stando ai dati, se non ci fosse la Chiesa Cattolica in Italia a ciucciare risorse, le tasse ai cittadini potrebbero essere DIMEZZATE”.

Guardiamoci dritti nelle palle degli occhi, caro Alex: hanno proprio tutti i torti? Datevi da fare, voi, costruttori del Regno, operatori di pace, per smentirli !!! Questo è affare vostro di credenti, ancor più, da praticanti: non di noi atei o agnostici.
A noi, donne e uomini di buona volontà, cristiani, ebrei, buddisti, musulmani, o credenti in altro, resta il titanico compito di contrastare l’Impero del denaro in tutte le sue espressioni.
Senza guardare in faccia a nessuno.

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