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Furto sacrilego nell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, a Terra Murata, in Procida. da Il Mattino

2756639208_db5b8473cc.jpgPROCIDA -Trafugati arredi sacri, ori ed argenti a corredo di statue di santi e madonne, reliquiari, quattro piccoli dipinti del 1700, una serie di “angioletti” in legno ed alcuni crocifissi in argento, divelti da statue, candelabri e labari processionali, 30 pastori originali del presepe napoletano del 1700, quattro piccoli dipinti del 1700, rappresentati anfore e racemi vegetali. Asportata anche la porticina del tabernacolo dell’altare della cappella di San Michele. I ladri hanno comunque fallito il loro obbiettivo principale costituito dalla cassaforte il cui contenuto è conosciuto solo dal Curato dell’Abbazia e dei suoi più stretti collaboratori. La cassaforte ha resistito alla fiamma ossidrica e agli altri tentativi di apertura effettuati con attrezzi vari di scasso che, poi, insieme alle bombole, sono stati abbandonati per terra. A dare l’allarme è stato il capitano Nunzio Assante, un collaboratore laico del Curato Monsignore Michele Del Prete, che ieri, nel primo pomeriggio, verso le 13,45, ha aperto la chiesa, insieme ad un falegname, per riparare un vetro rotto della finestra della sagrestia. < Nel corridoio d’ingresso – ha raccontato visibilmente agitato – ho notato la teca aperta della statua della Madonna del Carmine. Ho pensato che fossero iniziate le pulizie che le donne della parrocchia fanno ogni lunedì pomeriggio. Ma quando, accanto alla porta della sacrestia ho visto per terra un palo di ferro e le bombole per alimentare la fiamma ossidrica ho capito subito che c’erano stati i ladri>. I ladri sono entrati nell’Abbazia dalla porticina laterale della Canonica, in via Canalone, letteralmente divelta, e da qui, dopo aver forzato un’altra porticina, sono penetrati in chiesa.. Probabilmente, non essendo riusciti ad aprire la cassaforte, hanno iniziato ad arraffare tutto il materiale a portata di mano, puntando innanzitutto sugli oggetti in argento. La razzìa si è perciò concentrata sui reliquiari, una trentina circa, sistemati in un armadio proprio accanto alla cassaforte. Essi sono opere artigianato napoletano, intagliate in legno, con l’innesto di croci e figure di santi in argento. Sono state trafugate anche una croce astile, in argento, del 1700, contenente lo stemma e il rubino del Cradinale Ascanio Filomarino, e una croce d’altare, risalente al 1717, attribuita all’argentiere napoletano Francesco Avellino. Rubati anche i crocifissi in argento, letteralmente divelti dai labari professionali delle Congreghe dei Turchini e dei Gialli. Successivamente i ladri sono scesi nei sotterranei dove hanno razziato tutti i pastori del presepe napoletano del 1700, oltre alle corone, ori e diademi delle statue ivi conservate. Da queste statue, come pure dai grandi candelabri situati sull’altare maggiore, sono stati asportati gli “angioletti”e anche un “bambinello”, tutte opere artigianali in legno. Per fortuna non sono stati toccati i numerosi dipinti e tele importanti, come pure le migliaia di volumi antichi conservati nelle “catacombe” dell’Abbazia. Costernazione e dolore esprime il Curato Monsignor Del Prete che ammonisce:< Procida rischia di perdere testimonianze di fede e di arte antica. L’Abbazia di Terra Murata è patrimonio collettivo. Non può essere conservata e tutelata dalla parrocchia. Il Comune deve subito intervenire a riguardo>. I carabinieri della stazione retta dal maresciallo Salvatore Cuppone e il nucleo operativo della compagnia, diretto da tenente Pierangelo Iannicca, indagano a tutto campo per scoprire i ladri sacrileghi.

foto tratte dal sito: http://www.culturacampania.rai.it

DOMENICO AMBROSINO da IL MATTINO del 17 marzo 2009

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