Home > procida > politica > Tra Guelfi e Ghibellini il paese paga le conseguenze

Tra Guelfi e Ghibellini il paese paga le conseguenze

politica giovaniDi Michele Romano

PROCIDA – I fuochi d’artificio sono esplosi dentro la politica procidana, producendo una atmosfera virulenta e cannibalesca tanto da rammentare, ritornando nella notte della storia, agli scontri tra Orazi e Curiazi, tra Guelfi e Ghibellini. Infatti, la collettività, già sconcertata da altri eventi, non proprio nobili, succedutesi recentemente, ha assistito ad una alterna sequela di accuse e contro accuse di eventuali reciproche nefandezze compiute.

Tale rappresentazione a quale riflessione conduce? Che ci troviamo davanti ad un cumulo di macerie causato in tutti questi lunghi anni da un agire politico (e qui metto dentro anche la mia persona9 autoreferenziale “pro domo suo”, narcisistico, molto flebile e debole sul piano dell’etica, della legalità, della trasparenza, della competenza, del cercare soluzioni concrete ed efficaci alle problematiche di vitale importanza che possono investire un territorio. In altri termini, ben lontani dal contenuto che rende pregnanti l’essenza della parola “politica” cioè l’impegno per la costruzione e realizzazione del bene comune. In tal senso l’evento elettorale della primavera 2015 aveva trasmesso una fondata speranza che stava per aprirsi un benefico ciclo virtuoso tale da condurre, gradualmente, fuori dalla melma delle pessime abitudini, delle deprecabili consuetudini, dai torbidi vizi in cui si crogiolava il vissuto politico, sociale ed economico della nostra collettività. Ebbene bisogna constatare che la partenza del suddetto ciclo rischia di essere rimandato alle “calende greche”, perché si avverte l’amara sensazione di essere diventati tutti figli del medesimo pantano. Così la convivenza civile, la condivisione, l’etica della responsabilità, lo spirito di servizio, l’amore e la passione per rendere migliore la qualità della vita del proprio paese sono, di nuovo, state archiviate. Nel frattempo le sofferenze, le criticità che percuotono la “polis micaelica” si aggravano sempre di più, per cui è ora di darsi una salubre regolata, iniziando ad espellere tutte le forme di criminoso egocentrismo che innumerevoli danni, oramai da un periodo immemore, stanno producendo alla nostra meravigliosa terra. L’occasione viene offerta dalla nuova sensibilità giunta alla direzione del pianeta sanità territoriale che ha messo al centro della propria azione il generoso compito di riportare il diritto alla salute della comunità isolana verso uno stadio più dignitoso e civile, per cui diventa decisivo che le istituzioni locali assumano una configurazione sinergica e produttiva con tali novità, perché si tratta, secondo la nostra modesta valutazione, del problema dei problemi di chi abita su una splendido scoglio circondato e baciato dal mare.

Ad onor del vero qualche raggio di sole, in tale direzione, giunge da parte di chi possiede la delega dei servizi socio sanitari comunali.

Postilla finale: amo spesso chiudere con il motto “Credo nella speranza”. Ebbene cosa significa sperare: essere pronti in ogni momento a ciò che ancora non è nato e a non disperare se nulla nasce durante la nostra vita. Coloro che hanno poca speranza scelgono i privilegi o la violenza; coloro che sperano, con ardore e desiderio, saranno sempre disponibili in ogni istante ad agevolare la nascita di un miglior stile di vita.

Potrebbe interessarti

Questione ospedale: aspettiamo fiduciosi la sentenza del TAR. L’ASL non può emettere atti nulli

PROCIDA –  (c.s.) Oggi 23 maggio si è tenuta l’ultima udienza dinanzi al Tar Campania-Napoli …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *