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I comunisti? Sono sul Web

di Maria R. Calderoni- su Liberazione del 23/05/2010

Ma dove stanno questi comunisti. In rete, stanno in rete. Lì infatti si possono trovare facilmente, tutti insieme, di tutto il mondo. In rete non solo ci sono, ma anzi abbondano, sotto forma di partiti e movimenti, testardamente e infaticabilmente animati – tra molti altri – dal gruppo dell’ Ernesto e dal fortissimo Centro di Cultura e Documentazione Popolare che si chiama “Resistenze.org”.
Comunisti nel Web. Un sito – che ha il nome (minacciosamente?) evocativo di “Cominternet” – ne mette in fila, rigorosamente in ordine alfabetico, un cospicuo e colorito elenco: partiti comunisti dei cinque continenti. Un altro sito, “Solidnet”, ne fornisce loghi e simboli; e “Resistenze” offre un’aggiornatissima documentazione (ufficiale) di prese di posizione, iniziative, vita politica e miracoli dei partiti siglati falcemartello di mezzo mondo. Pare che, dovunque andiate, sia pure in questa odierna era pervicacemente postcomunista, un partito comunista, grande o piccolo, ortodosso o meno, neo o vetero, rischiate comunque di trovarlo. Se volete, sempre la infaticabile rete dà in pasto all’intero universo persino indirizzo, telefono, email di pressoché tutti i partiti “rossi” esistenti sulla faccia della terra.
Sempre dalla rete, si evince che i “vecchi” simboli resistono. Falcemartello e libro (vi ricorda qualcosa, forse?) è quello del Partito Comunista argentino; falcemartello e stella quello della Bosnia Erzegovina; falcemartello e fiamma quello dell’Irlanda; la famosa stella a cinque punte quello della Polonia; falcemartello dentro stella quello del Sudafrica; falcemartello e ruota dentata quello Usa; e così via, tranne poche eccezioni: ad esempio un berretto frigio quello della Svizzera; un sole raggiante quello del Nepal.
Si potrebbe continuare per un bel po’. Partiti comunisti vicini e lontani. Partito Comunista d’Aotearoa, l’acronimo fa Pca, ad esempio; non ne sapevo assolutamente nulla, l’ho trovato in Wikipedia: trattasi del partito comunista – maoista – attualmente esistente in Nuova Zelanda; fondato nel 1993, ha un giornale che si chiama “Red Flag” (Bandiera Rossa, un nome già sentito…) e si pone l’obiettivo di fondersi con un altro movimento che si chiama “Organizzazione di Unità marxista”. Là, in Nuova Zelanda, Oceania, partito comunista tra i maori.
Il mio amico Mauro Belisario è appena tornato da un viaggio in India e anche lui ha trovato organizzazioni comuniste in posti impensabili, anche in sperduti villaggi. Ma non c’è da stupirsi. Oggi il Partito comunista marxista dell’India (CPI-M) – fondato nel 1964 – è qualcuno: alle ultime elezioni, 2004, ha ottenuto oltre 22 milioni di voti e conquistato 44 seggi al Lok Sabha (Camera Bassa) e 14 al Senato; diventando partito al governo negli stati del Bengala, Kerala, Tripura, nonché forza principale nel “Fronte della Sinistra”. Il segretario generale è Prakash Karat e l’ultimo congresso – il 19mo- che si è svolto a Coimbatore, nello stato meridionale del Tamil Nadu, ha ribadito – informa “Resistenze.org”- «le sue posizioni contrarie agli accordi di cooperazione nucleare e di alleanza strategica con gli Stati Uniti», quelli invece perseguiti dal governo indiano. E scrive People’s Democracy , l’organo ufficiale del CPI: «Il risultato delle politiche neoliberiste adottate negli ultimi due decenni è stato la rapida crescita della disuguaglianza e della miseria, del divario sempre più grande tra l’India “scintillante” e quella sofferente» (si sarebbe tentati di dire proletari di tutto il mondo unitevi…).
Nella melodiosa lingua di Socrate si pronuncia ccue, ma si scrive Kke, sta per Partito Comunista di Grecia. Il 4 maggio scorso faceva sventolare le sue bandiere rosse sull’Acropoli “occupata” simbolicamente per protesta contro le sciagurate misure economiche decise dal governo in seguito al delinquenziale deficit di cui tutto il mondo parla. Ma non è stata certo una folgorazione. Kke, una storia di quasi 100 anni, tra persecuzioni, dittatura, lotta partigiana, vicissitudini interne; una donna, Aleka Papariga, come segretario generale; una forte organizzazione giovanile; una presenza che conta nel Pame (Fronte militante di tutti i lavoratori). E più dell’8% alle ultime elezioni, 2009.
E si chiama Akel il Partito comunista di Cipro, uno che – di questi tempi! – ha compiuto l’inaudito gesto di piazzarsi al governo. Logo similsovietico – martello saldamente impugnato da mano operaia in cornice di spighe – levato in alto, l’Akel ha annunciato al mondo che «per la prima volta, domenica 24 febbraio 2008, uno stato dell’Unione Europea, con voto popolare, ha eletto un presidente comunista». Già, il 53,5% dei 510mila elettori dell’isola ha votato lui, Demetris Christofias, il segretario generale dell’Akel (nel suo piccolo…).
Ricordate “Borat”, il divertentissimo film di Larry Charles? Beh, abbiamo scoperto che anche lì, nel paese di Borat, vive e lotta una falcemartello: si chiama Pct, Partito comunista del Tagikistan, 55mila iscritti, il secondo del paese dopo il Partito popolare democratico al potere; leader è Izmail Talbakov, 52 anni. Ciao, compagno tagiko, giunto sino a noi da un posto mai sentito che si chiama Dushanbe…
Comunisti tagiki. Non più strani, o “matti”, di quei 15mila statunitensi che risultano tutt’oggi iscritti al CPUsa, il Partito comunista Usa; leader è Sam Webb; l’organo ufficiale People’s World : molto attivo contro la guerra in Afghanistan e in Iraq e nella difesa «dei popoli attaccati dall’imperialismo statunitense» (sic!), il CPUsa ha appoggiato Obama (e due anni fa ha donato i 12 mila scatoloni dei suoi archivi alla Biblioteca Tamiment della New York University).
Si chiama Pci, ma è il partito comunista d’Israele; e un partito comunista vive e lotta anche in Transinistria – la micro repubblica moldava di 550mila abitanti sopravvissuta all’Urss – la cui leader, Nina Bondarenko, ha ottenuto l’8 per cento alle ultime elezioni. E c’è un Pcf, il già glorioso partito comunista francese, anch’esso oggi con a capo una donna, Marie-George Buffet, 134mila iscritti e purtroppo con poco più del 4% per cento alle ultime elezioni. E c’è il partito comunista di Bulgaria, di Gran Bretagna, Irlanda, Palestina, Germania, ecc. In sostanza, nell’immenso cratere lasciato dal crollo dell’Urss, resiste e si muove una galassia composita, multiforme, dispersa ma vitale: “segni” dell’idea che non muore, fuochi sotto la cenere, forze che si ricaricano oppure figli del dio minore, ultimi mohicani, sopravvissuti, esangui testimonial? Piano, nell’elenco c’è pur sempre quel Pcc lì, Partito comunista cinese, nota sede a Pechino, 76 milioni di iscritti, vale a dire il partito politico più grande del mondo. Piano, non scherza neanche Cuba, dove “il” partito conta circa un milione di iscritti (per unico che sia…).
Dove stanno i comunisti, appunto. Al “10mo Incontro internazionale dei Partiti comunisti e dei lavoratori”, che si è tenuto dal 21 al 23 novembre 2008 a San Paolo del Brasile, sono risultate presenti 98 organizzazioni falcemartello. Dall’a di Albania alla vu del Vietnam. Comunisti qua convenuti da Argentina, Armenia, Australia, Bahrain, Belgio, Brasile, Egitto, Estonia, Finlandia, Guadalupe, Laos, Messico, Madagascar, Perù, Uruguay, Russia, Venezuela, Turchia… E anche dal Lussemburgo!
Non vorrà mica dire qualcosa?

http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=Consigli&f=2&h=345C2B76F21AF734D16DCD6E3DB3631&lang=ita

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