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Procida: “Fiducia negli altri vuol dire fiducia in se stessi.”

mromano2.jpgdi Michele Romano

Percorrendo le strade e i borghi dell’isola e osservando l’andamento del vissuto quotidiano con le proprie contraddizioni e discrepanze, espressioni di consuetudini e assuefazioni incardinatesi attraverso una costumanza sociale e politica, imperniata su soprusi, abusi, furbizie, maldicenze, illegalità diffusa messi tutti insieme costituiscono gli ingredienti del degrado mi è sorta la consapevolezza che per migliorare lo stato delle bisogna mettere in moto un grande e allo stesso tempo semplice progetto educativo rivoluzionario incentrato nello sviluppare le buone maniere. Queste, secondo l’eminente sociologo Norbert Elias, trovano la loro ragione d’essere nell’allontanare la violenza la cui distanza è una opportunità che consente di stabilire se ci si può fidare degli altri. Infatti, una delle caratteristiche essenziali della società contemporanea è la competizione che esclude la fiducia dell’uomo nell’altro tanto da alimentare una spirale di sospetto crescente con il diffondersi della non educazione tanto da logorare sempre più il legame sociale tra gli uomini. Pertanto, la prima cosa da fare è lavorare su di sé, in quanto si può offrire fiducia ad un altro se la si sente in se stessi (cosa profondamente diversa dalla prepotenza che rappresenta proprio il sintomo di chi ha scarsa fiducia in se stesso). La fiducia in se stessi si può realizzare unicamente se si entra nella dimensione di sopportare anche la sconfitta e il tradimento tanto da investire su se stessi ed imparare, da un lato, a tollerare il dolore con una calma quasi olimpica, dall’altro, ad esplicare doti e competenze che conducono a quella che il prof. Natoli definisce “ascesi formativa”, intesa come l’apporto dell’isolamento lontani dal mondo anzi il contrario elemento di compartecipazione attiva ad una nuova costruzione del vissuto comunitario. Per dare dimensione concreta a queste riflessioni bisogna partire dal contesto in cui si vive e da coloro che si ha vicino per poi sviluppare più ampiamente possibile i beni relazionali, quelli condivisi, che essendo comuni, possiedono la peculiarità di evitare la conflittualità permanente tanto da offrire forza e vigore all’uomo e “Dio per l’uomo” di Spinoza e non “uomo lupo per l’uomo” di Hobbes. Per questo è fondamentale il ruolo della scuola. Bisogna ridarle la centralità che ha perso attraverso un profilo didattico che sappia percepire e comprendere la complessità del Mondo. In tal senso occorre un’istruzione che non crea esclusione e diventi nuovamente la sede dove si insegna la capacità di giudizio tale da poter difendere i giovani da certi programmi devastanti che imperversano nei mass media. Per raggiungere questo scopo non è sufficiente la riforma degli istituti giuridici della scuola né il lavoro dei professori bravi. La necessità è di una riforma di fondo e complessiva del sistema scolastico ridotto dai vari percorsi politici di questi ultimi tempi ad un malato terminale. Ecco un punto fondante di partenza per far crescere ed avanzare una formazione politica nuova.

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