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Il nuovo volto della politica

Di Michele Romano
PROCIDA – Il momento storico, culturale, ambientale, sociale, economico, spirituale della società italiana seguendo il percorso agostiniano del tempo della vita umana fatto di memoria, attenzione, attesa, è tutto avviluppato dentro il labirinto senza vie d’uscita dove regna la paura, l’odio, il buio oltre la siepe che conduce a dire no alla vita, alla solidarietà, alla comprensione dell’altro, anche nella diversità e nella ostilità, in altri termini, alla rivoluzione della speranza di costruire un futuro, qualitativamente migliore. La raffigurazione di tale quadro del nostro “humus” è stato offerto dal voto del 4 marzo scorso con lo straripante successo elettorale di una parte dei pronipoti di masaniello, guidati da una sofisticata, autoritaria, demagogica piattaforma dal nome del filosofo ginevrino del ‘700 Jean-Jacques Rousseau, sostenitore della tesi che, poiché il progresso corrompe i costumi, occorre ritornare alla bontà della natura, idealizzata dal mito del “buon selvaggio”; dall’altra parte dei sovranisti identitari il cui compito messianico è quello di salvaguardare “la razza pura” dall’assalto dei “brutti, sporchi e cattivi”. Come si può constatare è una situazione di estrema preoccupazione perché si è dovuto riscontrare la scomparsa della cultura politica della visione, del progetto in un continuo divenire del bene comune accompagnata da un declino della “cultura comunitaria” che sta regredendo verso la logica hobbesiana dell’uomo lupo all’altro uomo, tanto da porre a rischio la democrazia.
Che fare, quindi? Prima di tutto comprendere se ancora esistono forze ed energie che intendono la politica come un combustibile che infiamma cuore e mente ad agire attraverso l’etica della responsabilità ed indicare il percorso per costruire una comunità più giusta e solidale. Fatta questa premessa fondamentale, concordiamo con il simpatico ed arguto Peppe Severgnini quando dice: “Basta promesse ridicole, è tempo di essere pratici, niente rivoluzioni, riforme semplici quelle che tutti sognano e non si fanno mai”. Quali possono essere? La scuola, asse fondante nella formazione del “civis” oggi quasi ridotta all’insignificanza; la sanità, perno essenziale per la tutela della salute, e a Procida lo sappiamo molto bene, partendo dal rivitalizzare, riqualificare, gratificare i medici di famiglia, avviati sul viale del tramonto, tra clic e burocrazia con effetti nefasti sulla salvaguardia della salute collettiva; lo sport, inteso come gioco, troppo spesso degenerato in devastanti competizioni, e trasmissione educativa di sacrificio e rispetto nell’ambito di una crescita culturale democratica; la rinascita della “polis” con le proprie periferie da amare, da rendere operose, vitali e trainanti verso uno sviluppo socio-economico solidale; il digitale come strumento operativo al servizio dell’uomo sella sua interezza di pensare e sentire non a renderlo schiavo di un padrone occulto; la visione ecologica recuperando un rapporto armonico tra uomo e natura tanto da rendere vivibile, fertile e solare il proprio “habitat”; rendere la casa europea un nucleo familiare non un sito ostile.
Ma, per produrre tali cose e tante altre importanti per la salvaguardia della democrazia, bisogna intraprendere un duro cammino di Santiago per costruire un’alternativa democratica all’oscurantismo autoritario dei demagoghi e sovranisti che sono risultati vincitori alle elezioni del 4 marzo scorso. Su questo duro confronto l’Italia definirà il suo destino futuro e ne prendano atto i sinistrosi rancorosi, i supponenti e maldicenti soloni dei mass media e della carta stampata.

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