Il pathos nascosto della polis micaelica

Di Michele Romano

Nell’apprendere la notizia che la nostra cara Procida partecipa con altri luoghi campani alla competizione nazionale che conduca ad acquisire la funzione di “capitale della cultura 2021”, ci stiamo interrogando dove cercare e trovare il valore aggiunto che possa configurare la conquista di tale titolo.

Dopo attenta e dolce riflessione, ispirato da Emanuele Kant, con il suo stupore filosofico, attraverso le note parole così da noi interpretate: ”Due cose destano in noi acuta meraviglia e cioè il cielo stellato all’infinito sopra di noi e il palpitare nascosto dentro di noi”, siamo giunti alla fonte della nostra grande storia marinara, sia per posizione geografica che per soggetto socio-economico, in quanto il procidano da tempi lontani costituisce un forte emblema del marinaio, del navigante che uno stile letterario sublime e fantastico ha definito prigioniero dell’infinito.

Seguendo questo itinerario visionario, osservando, colloquiando, ascoltando la natura che ci abbraccia, ci ama, si arrabbia con noi, dall’alfa all’omega della nostra esistenza, l’isola ci trasmette allo stesso tempo, con delicatezza e virulenza, il pathos del nascosto che ci conduce alle cose occulte che non vediamo, trascuriamo, sottovalutiamo e ci invita a prenderle e condurle fuori.

Ecco cosa ci invia l’isolotto di Vivara con il suo piccolo golfo del Genito, fertile approdo dell’era micenea, accanto all’incantevole baia della Chiaiolella. Così l’atmosfera medio-orientale della Corricella con i suoi colori, come il borgo medievale di Terra Murata con la figura apicale dell’Abbazia che emana il respiro cosmico micaelico su questo stupendo lembo di terra, simile ad una indolente e fragile tartaruga addormentata in mezzo al mare.

Il canto di Lucio Dalla dedicato al senso profondo e misterico del mare, trova nei luoghi dell’isola la tendenza a considerare il fondamento ultimo del mondo come qualcosa di celato, di inaccessibile, di una natura primordiale che preferisce nascondersi e non manifestarsi, privilegiando una propensione mistica in cui l’interiorità prevale sull’illusorio materialismo del mondo. Procida racchiude in sé l’enigma delle coppie dei contrari che tendono a sciogliersi poi nell’unità di giorno-nette, inverno-estate, guerra e pace, sazietà e fame. Ecco dove l’essenza filosofica, teologica, artistica, anche quella scientifica, trovano la loro naturale sede per praticare l’esercizio di interrogarsi, di porsi domande per cercare di uscire dalla confusione ostile e cupa in cui siamo immersi. E qui facciamo un’altra scoperta: l’emanazione di una dimensione erotica che predispone la nostra polis ad essere governata dall’amore, visto come il centro propulsore del proprio universo, accompagnato da struggente e tenera malinconia, dentro un’atmosfera suggestiva di miti, di riti, di una liturgia in cui il sacro e il profano tendono a diluire le conflittualità e a costruire un rapporto solidale, basato sull’armonia. Ecco il tesoro culturale nascosto e svelato alla nostra sensibilità e percezione, racchiuso nelle membra della nostra terra natia.

 Il 2020 offre un’occasione unica e irripetibile per la nostra comunità, per due motivi: l’organizzazione di questo evento e le prossime elezioni comunali, che ci invitano ad uscire dal caos e dalla deriva depressiva in cui ci siamo abbandonati e riconciliarsi col peculiare e sublime DNA dello scoglio natio.

Abbiamo avuto in dono un territorio meraviglioso, per cui è tempo di diventare esplosivi, creativi, produrre idee e valori, fatti concreti e non fatue promesse, cancellando così l’attuale mortificante implosione.

Tutto quello che abbiamo espresso, lo racchiudo in un sogno che da sempre ci accompagna: vedere Procida una delle sedi più prestigiose e illuminanti della grande cultura mediterranea, creando appunto un centro di documentazione, di studi, ricerche e iniziative e di riferimento. Avremmo anche le strutture per farlo: il complesso carcerario di Terra Murata. Circondati dall’incomparabile bellezza, potremmo finalmente andare alla fonte della nostra esistenza, cioè il nostro amato mare e coniugare filosofia, musica, arte, storia e saperi in un tutto armonico.  

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Un commento

  1. Annarosaria MEGLIO

    BRAVO MIchele hai descritto la nostra amata Procida con slancio di un Procidano Doc! Che si è sempre battuto per essa essendo molto bella e piena di cultura. Grazie

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