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Il re delle barche a vela è un procidano

Da giovane, quando era ufficiale di coperta, ha respirato per cinque anni l’aria fumosa delle petroliere della Flotta Lauro. Poi, si sa, un bel giorno la Flotta colò a picco sotto il peso dei debiti (e dei politici) e lui rimase senza lavoro. Ma anziché lamentarsi della propria sfortuna e maledire il mondo, mise in moto il cervello con tanta voglia di far da sé. Come? Aggiungendo al suo sconfinato amore per il mare un pizzico di fantasia. Da allora, barca dopo barca, ha costruito il successo della prima società italiana dedicata esclusivamente alla vela. Nel suo lavoro di innovatore del turismo a vela questo procidano di poche parole ha centrato l’obiettivo: offre un mondo di avventura, divertimento e incanto noleggiando barche a vela per ogni tipo di vacanza. E’ lui, Mimmo Longobardo, a occuparsi di tutti i dettagli: dall’assistenza nella scelta della barca ideale, alla pianificazione dell’itinerario più congeniale. E una volta fatta la scelta, si può salpare da Procida, Tropea, Palermo o Cannigione (Sardegna) per godersi il meglio di ciò che il Mediterraneo offre: baie sperdute, spiagge isolate, approdi romantici e riserve marine. Sono disponibili barche di ogni tipo, dalle piccole ai grandi Exclusive, con equipaggio o senza, con tutto il necessario per lo snorkeling, la pesca e il windsurf. Oppure yacht, equipaggi, cambuse e qualsivoglia gadget nautico. Si può anche riconsegnare la propria barca in una base diversa da quella dove è stata noleggiata. Insomma, nessun problema: basta scegliere e Mimmo farà il resto.

Ma chi è questo Mimmo?A prima vista, appare alto e dritto come un’asta di bandiera. Una corta capigliatura color sale e pepe gli incornicia il volto marcatamente mediterraneo, su cui a tratti s’accende un retrosorriso di personaggio schietto. Cinquant’anni, celibe per vocazione, Mimmo è il primo dei cinque figli di un marittimo procidano. La sua impresa comincia a metà degli anni Ottanta, quando si scervella e scopre una nicchia di mercato che gli cambierà la vita. Sicché, gettata alle ortiche la divisa di capitano di lungo corso, diventa manager della sua società, la Sail Italia, che ha sede a Procida e vale 5 milioni l’anno solo di volume di charter. Nata dal nulla, oggi è diventata la più importante compagnia di charter del Mediterraneo del Sud: dispone di una flottiglia di 50 imbarcazioni (da 80mila euro a 10 milioni) realizzate nei migliori cantieri del mondo e impiega una quarantina di persone tra marketing e squadra tecnica.“Mi diplomai all’istituto nautico nel 1975, avevo 18 anni. – racconta Mimmo misurando le parole -. Dopo cinque anni con la Flotta Lauro mi ritrovai a terra.

Così decisi di mettermi in proprio organizzando dei corsi di vela e delle minicrociere per i turisti…”.La prima barca, Sherazade, Mimmo se la costruisce con le sue mani dandole il nome di un’eroina delle “Mille e una notte”. E con Sherazade comincia a navigare. “I primi soldi li guadagnai nell’estate del 1986, – continua Mimmo – quando me ne andai con la barca a Pisciotta, nello splendido mare del Cilento. Di lì portavo in gita gli ospiti di un villaggio turistico: veleggiavo fino a Palinuro, all’isolotto del Coniglio, alla spiaggia del Buondormire, a Camerota…”.L’episodio che gli cambia la vita è l’arrivo a Procida di Fiona Hunter, una ragazza scozzese di 28 anni proveniente da Parigi, dove insegnava la lingua inglese. Arriva per fare le vacanze nell’isola, noleggia una barca a vela e scatta la scintilla: si innamora dell’aitante proprietario, prototipo e campione dei velisti locali.“Era venuta per qualche settimana e invece non se ne andò più – ricorda Mimmo –. Spinti dalla passione per il mare, fondammo insieme la Sail Italia. Quell’inverno, soggiornando a Parigi, mi resi conto che il mercato francese della vela era molto più sviluppato del nostro. Così vendetti la mia prima barca e, facendo debiti, nel marzo dell’87 ne comprammo una più grande, la San Marco, che ci costò 85 milioni di lire. Fu con quella che cominciammo l’attività di noleggio in maniera più organizzata: io mi occupavo dell’aspetto tecnico e Fiona, che conosceva quattro lingue, curava la commercializzazione. In una sola stagione riuscimmo a pagarci tutti i debiti”.

In Italia allora non era diffusa l’abitudine di fare vacanze a vela noleggiando un’imbarcazione come alternativa alla vacanza in spiaggia o al viaggio tradizionale”, ma l’andamento degli affari, nell’ottobre successivo spinse la coppia a recarsi a Genova per acquistare una seconda barca. “Ne prendemmo una della Gibert Marine, un cantiere francese che, oltre a venderci la barca, ci offrì anche di diventare suoi concessionari per il sud Italia. Nella seconda estate di attività avevamo già sei barche, che nel 1990 diventarono dodici…”. Il sodalizio sentimentale e di affari tra la bella scozzese e il capitano di Procida si scioglie dopo cinque anni. “Fiona andò via nel 1991 cedendomi la sua quota – continua Mimmo -. Al suo posto è subentrato mio fratello Michele, 38 anni, anche lui diplomato all’istituto nautico, che oggi è il direttore tecnico della società”.Nel 1996 Sail Italia diventa concessionaria dei cantieri francesi Beneteau, i migliori d’Europa per la vela. E da due anni è partner italiano della Moorings, il colosso americano del settore con oltre mille barche e 40 basi di partenza nel mondo.

Con le barche di Longobardo (dalla 9 metri senza skipper a quella di 30 metri con equipaggio) hanno veleggiato, da croceristi o da appassionati sportivi, illustri personaggi del mondo della politica, della comunicazione e della creatività. Significa che solo i ricchi possono permettersi questo tipo di vacanza?“Nient’affatto. – ribatte Mimmo – Abbiamo 8.000 presenze annuali di clienti dei charter. Il prezzo del noleggio va dai 500 euro a settimana fino ai 2-3000 euro al giorno per le grandi imbarcazioni, quelle capaci anche di attraversare l’Atlantico”.In questi ultimi anni Mimmo ha allargato l’attività: “Sì, il nostro fatturato è in crescita e continueremo ad investire. Credo che questo mercato offra ancora oggi ottime prospettive.”

Alla Sail Italia, che resta la main charter company, si è aggiunta la Longobarda, una nuova società che si occuperà solo della vendita di natanti Beneteau, di cui è la più grande concessionaria per l’Italia: “Vendiamo una quarantina di barche l’anno, un primato da tre anni”.Perché sono privilegiati i cantieri francesi?“Perché nel settore hanno i prezzi più competitivi d’Europa. In Campania ci sono ottimi costruttori di barche ma solo di quelle a motore. Invece il settore della vela rappresenta, soprattutto per il Sud, una risorsa importante”. Secondo l’imprenditore, le imprese di Luna Rossa in Coppa America hanno stimolato grande curiosità e interesse: “Ma qui da noi c’è ancora l’errato concetto che la barca sia sinonimo di persona ricca. Non è così. La vela va intesa come una passione da condividere nel tempo libero con gli amici, una vacanza a due o in famiglia che accomuni il piacere dello sport a quello del viaggio e della scoperta in tutta sicurezza. Ritengo che, con la realizzazione dei porti turistici, il turismo a vela continuerà ad espandersi”.Mimmo Longobardo ha festeggiato i suoi primi 20 anni di lavoro ospitando a Procida un centinaio di ospiti venuti da tutta Europa e persino dall’America.

Ma il protagonista di questa bella storia resterà per sempre celibe? Lui sorride sorseggiando il caffè, scuote la testa e fa: “L’idea di sposarmi ce l’ho, però devo trovare ancora la persona giusta…”.In Campania, in base alle stime dell’assessorato regionale ai Trasporti ci sono ben trentamila imbarcazioni: 20mila barche nei porti e negli approdi e 10mila lungo la costa distribuiti tra campi boa, pontili galleggianti, al riparo di scogliere, in darsene improvvisate, sulle spiagge, alla fonda. La distribuzione della domanda totale tra gli ambiti costieri vede al primo posto la costa flegrea, che accoglie oltre 9mila imbarcazioni, pari al 32% della domanda regionale, seguita dalla città di Napoli con oltre 4mila imbarcazioni (13%), dal Cilento con 3.500 (12%) e dalla costa vesuviana (3mila natanti).

La città di Salerno e la Costiera Sorrentina con Capri si attestano intorno alle 2.700 imbarcazioni in ciascun ambito; segue la costiera amalfitana che sfiora le 2mila unità e, infine, il golfo di Policastro e il litorale domizio che accolgono circa 1.000 imbarcazioni ciascuno. Tra le trentamila, le barche a motore sono il 74%, quelle a vela il 17%, mentre i gommoni sono il 9%. Rispetto alle dimensioni, il 40% sono di dimensioni inferiori ai sette metri, mentre quelle più grandi, oltre i 24 metri sono appena il 4%. Quanto ai lavoratori impiegati nel comparto si conferma il dato di 1 addetto ogni 17 posti barca, con una stima, quindi, di circa 1.200 addetti ai soli servizi di ormeggio e assistenza portuale. A questi si aggiungono circa 2.600 addetti nelle attività di rimessaggio, assistenza tecnica e riparazioni, costruzioni nautiche, per un totale di 3.600 addetti.

di Goffredo Locatelli  – www.ischia.tv

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