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Il Sapore del mio Natale

Di Annarosaria Meglio

Siamo negli anni settanta.  Avevo  poco più di   quindici anni. I ragazzi  dell’oratorio della parrocchia erano frenetici nel pensare come fare il presepe, e dove prepararlo. Siccome io ero di una frazione vicina, quell’anno mi aggregai a loro essendo arrivato da poco a Procida. Vedere tutti i ragazzi e ragazze in sintonia mi rallegrò molto e subito dopo diventai uno di loro.  Si penso di prepararlo sotto la montagna in una buca davanti al mare. Quel vuoto sembrava proprio la grotta di Betlemme. Scelto il posto andammo a raccogliere il muschio, le spine vicino ai rovi, stando molto attendi perché” si scivolava, da poco aveva finito di piovere. Un po’ più su c’era una grossa pianta di agrifoglio con tante palline rosse e bianche; pensammo di raccoglierne un po’ per dare colore al presepe.   Di corsa ci recammo in chiesa per chiedere al parroco se ci poteva dare le statuine. “Ragazzi, disse il Parroco, ve le darai ma sono quelle da mettere in chiesa! Perché” non le costruite voi? Siete cosi” bravi! Siete in tanti! Mettetevi al lavoro e di sicuro verrà un presepe bellissimo.” Ci guardammo un po’ increduli. Il  Parroco, allora, vedendoci indecisi, accostandosi, ci disse: “Nell’oratorio, nella cassa gialla sotto l’armadio c’è della carta, delle pezze colorate consumate che potete prendere per fare i costumi. So quel ragazzo che è venuto ad abitare qui  è molto bravo nel modellare, chiamatelo!”. “Sono qui!” esclamai facendomi avanti. “Oh bravo! Come ti chiami? “Giuseppe”. “Bene! Allora tu farai l’Artigiano come San Giuseppe”. Scoppiò subito una risata contagiosa, e il Parroco ci salutò augurandoci buon lavoro. Ci recavamo tutti i pomeriggi , dopo i compiti scolastici, nell’oratorio ,che era diventato un laboratorio, con pittura, forbici, aghi per cucire i vestiti delle statuine che avevo modellato. La prima che completammo fu quella della Madonna. Nella cassa gialla trovai una bella pezza azzurra, ideale per il manto, mi mancava il vestito, ma non trovai della stoffa bianca. Una  ragazza del gruppo, di nome Marietta, mi disse: “Giuseppe mia madre fa la sarta e sta preparando delle tuniche bianche per gli angioletti per la recita della scuola, sono certa che ne avanzerà un po’ per te”. “Bene”- dissi e continuai a modellare le altre statuine. Tutti i miei nuovi amici si davano da fare :chi colorava chi disegnava gli occhi , altri che attaccavano i capelli con la colla ricavata da acqua e farina messa sul fuoco. Il giorno di Santa Lucia mettemmo tutte le statuine .in ordine sul tavolo perché” dopo la messa il Parroco veniva a vederle. Restò senza parole , e noi tutti intorno a lui ci chiedevamo: “Forse Abbiamo sbagliato qualcosa”. Il silenzio del Parroco sembrò eterno. Poco dopo i suoi occhi luccicarono e fece un grande sorriso: Bravi Ragazzi! Sono magnifiche! Quest’anno vincerete il primo premio!”. “Che premio” dicemmo in coro. “Ragazzi ve ne parlo solo ora , perché non ero sicuro che andava in porto questo progetto. La Curia  ha pensato ad un premio per il presepe più bello preparato dagli oratori della diocesi. Sono sicuro che sarete i primi”. E noi: “Che sarà il premio?”.  “Un bigliardino per l’oratorio dove tutti voi potrete giocare”. “Urrà Urrà” gridammo contenti.  “Su ragazzi  andate ad allestire il presepe…. più tardi passo a vedere”.  Andammo verso la grotta davanti al mare, c’era un bel sole e faceva freddo perché eravamo in dicembre. Ma noi nell’entusiasmo non sentivamo niente.  Sulla panchina del porto tanti pescatori godendosi quei  raggi di sole ci guardavano con simpatia , e uno di loro ci disse: ”Dopo vi do una lampara a batteria. La metterete dietro  la grotta, così la stella illuminerà di più”. “Grazie”, rispondemmo contenti e continuammo il lavoro. Alla fine alzando le mani urlammo con entusiasmo: “Finito! Finito!”- “Ma bravi! Siete in gamba” dissero i pescatori applaudendoci. Da dietro alla folla che si era creata intorno vedemmo sbucare il Parroco, il quale abbracciandoci ci ringraziava e noi tutti commossi: “Siamo noi che dobbiamo ringraziarvi…..”E fu così che vincemmo il primo premio. Quando portarono il bigliardino nell’oratorio, il Parroco fece portare anche dei dolci e delle caramelle per fare festa, una bella festa di amicizia. A quell’epoca giravano pochi dolci nelle nostre case. Anni dopo  chiesi al parroco che fine avevano fatti quei pastori e lui, portandomi nel ripostiglio della chiesa, mi mostrò una scatola di plastica. Sopra c’era scritto: “Ai ragazzi basta una spinta per farli operare”. La aprimmo e vi trovai ormai invecchiati le statuine con i loro vestiti. Tra qualche giorno è Natale e non so perché mi è ritornato alla mente l’episodio del presepe  sotto la montagna. E mi sono detto: “Per i giovani di oggi ci vorrebbero tanti uomini come il mio vecchio Parroco. 

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