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Procida. Intervento di Maria Capodanno in Consiglio Comunale sulla trasformazione della SEPA

L’argomento in esame quest’oggi presenta aspetti leggibili in modo chiaro al di là della specifica proposta e con qualche evidente paradosso. Da un lato c’è l’ammissione del fallimento della stagione delle nostre partecipate, dall’Ente Parco Elsa Morante, all’uscita dall’EVI, alla messa in vendita delle quote di “Isola di Procida Navigando”, alla messa in liquidazione della SEPA deliberata qualche mese fa e dell’altro lato parte la SAP, con le stesse premesse. Oggi, mentre non si revoca la messa in liquidazione, si ipotizza una rivitalizzazione della SEPA attraverso un piano industriale che in pratica non si discosta da precedenti piani annuali già sottoposti annualmente al vaglio del Consiglio e a base della Tariffa. Ed è a causa dei disavanzi del Bilancio societario che, a quanto pare erano di due milioni di Euro, si è riusciti ad approvare nel mese di novembre 2008 quello del 2007, solo grazie alla rinunzia da parte del socio di minoranza, una cooperativa sociale, di ben 600 mila euro. Il che lascia irrisolti non pochi interrogativi. Altrettanti se ne pongono per il finanziamento del cosiddetto “piano industriale” ed il riequilibrio patrimoniale per ben ulteriore un milione e quattrocento mila euro senza il quale non sarà possibile approvare il Bilancio 2008 della SEPA. Lascia sconcertati che gli stessi Amministratori SEPA e la quasi totalità degli operatori, spesso criticati dallo stesso Comune, quelli che negli ultimi anni hanno riportato un risultato tanto negativo, sia in termini di qualità del servizio che economici, dovrebbero da domani in poi porre in essere una vera rivoluzione in entrambi gli aspetti. Ed il termine magico che deve assolvere tutti gli errori e le incapacità si chiama “piano industriale”. Ci sembra addirittura improprio e sbrigativo un generico riconoscimento delle responsabilità dell’Amministrazione Comunale e del Comune nel suo complesso. Sbrigativo perché in assenza di una valutazione specifica di ciò che è stato fatto male o bene, non c’è alcuna garanzia per il futuro. Abbiamo rivisto in questi giorni il piano di interventi che presentammo insieme ai nostri esperti all’apposita Commissione nel novembre 2007, in un momento di massima emergenza. Ponevamo come prioritari interventi organizzativi strutturali e diversi rapporti tra gli organi istituzionali del Comune e la Società SEPA, sia per affrontare gli aspetti finanziari che quelli operativi del servizio. A generiche condivisioni non seguì alcunché, né da parte dell’Amministrazione, compreso l’allora Assessore Strudel, né di quanti, compresa parte della minoranza e in ultimo dello stesso Strudel che in tal modo ha raddoppiato errori e responsabilità, si battevano per la differenziata, focalizzando l’attenzione su un aspetto importante ma finale del ciclo funzionale. I risultati sono quelli che tutti conosciamo. Non si poteva organizzare la raccolta differenziata senza organizzare chi la dovesse curare. E raccolta differenziata non è stata. E tra i tanti paradossi a fallire l’obiettivo non è stata sola l’Amministrazione, ma anche quanti non hanno saputo, in buona fede, o voluto, in mal fede, comprendere che il problema era a monte, non solo a valle. Se quelli interventi fossero stati realizzati ora non ci sarebbero stati costi aggiuntivi per il Comune, messa in liquidazione o salvataggio della SEPA, in termini patrimoniali con la vendita di immobili e perdita di quote societarie, sia, è prevedibile, in futuro per i cittadini, e si sarebbe attuato un servizio adeguato, raccolta differenziata compresa con benefici conseguenti. Quei problemi strutturali non appaiono risolti nemmeno col magico “piano industriale” o con eventuali acritici cambi societari. Le stesse procedure in corso di adozione presentano non pochi aspetti incerti. E per aggiungere incongruenza ad incongruenze, non si fa cenno alla rimozione degli Amministratori SEPA che una qualche responsabilità l’avranno pure avuta nel verificarsi del disastro finanziario e per la qualità del servizio, insieme ai due soci, di maggioranza e di minoranza. Anzi è partita la nuova avventura con la SAP, dove le massime responsabilità amministrative restano affidate agli stessi che hanno conseguito risultati tutt’altro che brillanti sia presso la SEPA che presso l’EVI. Lo stesso passaggio di affidamento di vari servizi comunali dalla SEPA alla SAP avvenuto o in corso non dà alcuna indicazione di miglioramento dei servizi stessi. In questa situazione diventa urgente un chiarimento di fondo sul ruolo delle nostre partecipate nei servizi pubblici, nel presente e nel futuro. L’Amministrazione non può procedere alla giornata, con conseguenze negative per il cittadino e per il Comune, in termini di costi, di immagine e di vivibilità. E lo stesso vale per i gruppi di minoranza che non possono essere contrari a quello che fa l’Amministrazione, sostenendo il tutto ed il contrario di tutto. Quando il PD, ad esempio, si batte per la privatizzazione del servizio rifiuti, al contrario propone la gestione diretta del servizio idrico, a giorni alterni si impegna per non vendere le quote di minoranza del Comune nella società di gestione del porto turistico di Marina Grande, ma è contrario che il Comune chieda la concessione demaniale di quello della Chiaiolella, diventa solo l’altra faccia della povertà del quadro amministrativo a Procida in questa fase. Noi riteniamo, in linea con le indicazioni formulate e che prima richiamavo, che la gestione dei servizi pubblici effettuata in modo corretto, eliminando la ovvia ricerca di profitti delle imprese private, utilizzando al meglio anche quote di personale comunale poteva e potrebbe rappresentare un risparmio di costi per gli utenti e contribuire al riequilibrio strutturale del Bilancio Comunale. Anche alla luce di queste considerazioni noi non crediamo alla munificenza di soggetti privati, cooperativa San Marco o altri, che immettono un fiume di danaro per salvare la SEPA a scopo filantropico e temiamo che i costi che attualmente non ricadono sulle bollette oggi potranno ricadervi in futuro, magari in termini di mancata riduzione delle tariffe, insieme alla ovvia ricerca di legittimi profitti. In una situazione tanto nebulosa e per gli scarsi elementi di valutazione in nostro possesso, a cui va aggiunta la mancata possibilità di accedere ai dati di gestione della SEPA, più volte richiesti, noi non intendiamo partecipare al voto e ci asteniamo.
Maria Capodanno

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