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Procida. I comuni virtuosi su “La Stampa.it”

L’esempio di una piccola ma solida realtà che punta sull’ambiente con successo. 

di STEFANIA DI PASQUALE 

TORINO- Cinque punti fermi: gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, rifiuti, mobilità e nuovi stili di vita. Cinque stelle di merito, come quelle che ogni anno l’Associazione dei Comuni Virtuosi assegna a quei comuni che si sono impegnati per cambiare la propria politica ambientale e ottenendo risultati positivi. Una filosofia di vita pubblica e privata, quella dei comuni virtuosi, che parte sì, dal piccolo, ma con grandi ambizioni, prima fra tutte cambiare la mentalità delle persone e della classe politica italiana. Che non è poco.

Comuni virtuosi è nata nel maggio del 2005 su iniziativa di 4 comuni, Colorno (PR), Monsano (AN), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE), che si sono ritrovati intorno alla Libera Università di Alcatraz diretta da Jacopo Fo. Da lì, l’idea di provare a mettersi insieme per costruire uno strumento operativo. Nasce l’associazione che oggi conta 22 comuni iscritti: una realtà molto piccola ma con comuni diffusi su tutto il territorio nazionale, a dimostrare che le esperienze fatte si possono realizzare ovunque. Il coordinatore dell’associazione è Marco Boschini, che ribadisce con forza la necessità culturale di un nuovo linguaggio improntato all’ecologia:

“Abbiamo comuni che contano 500 abitanti e altri che ne contano 50.000. L’obiettivo di fondo è innanzitutto culturale, cioè far passare alla classe dirigente italiana l’idea che è possibile amministrare i territori riducendo l’impronta ecologica del comune attraverso azioni molto concrete sull’efficienza energetica, sulla riduzione dei rifiuti, sulla mobilità sostenibile, sui nuovi stili di vita. Il sito internet è il nostro punto di riferimento dove amministratori, comitati e cittadini possono accedere alla documentazione riguardo ai progetti che stiamo facendo e siamo anche su Facebook

Tra i numerosi esempi di comuni virtuosi c’è chi ha puntato sullo stop al consumo di territorio,  come il comune di Cassinetta di Lugagnano (MI) che è stato il primo in Italia ad aver approvato un piano di gestione del territorio a crescita zero, il che significa che in quel comune non si può più cementificare, riducendo drasticamente l’impatto ambientale. Il comune di Capannori (LU) è il primo in Italia ad aver adottato la strategia “rifiuti zero” (la stessa adottata dal comune di San Francisco), cioè hanno approvato una delibera comunale in cui si dice che nel 2020 non produrranno più rifiuti… “se lo può fare san Francisco lo possiamo fare anche noi, bisognerebbe che invece di parlare solo di inceneritori si parlasse anche di queste cose”.

C’è poi l’intervento più difficile, quello del risparmio energetico negli edifici pubblici, difficile perché bisogna affrontare “la pigrizia della classe dirigente italiana che non crede sia possibile fare queste cose e non ha voglia di mettersi in gioco: queste politiche (almeno nel momento iniziale) impongono alle amministrazioni un cambiamento di mentalità, bisogna cambiare fornitori, scrivere le delibere in modo diverso, ma una volta messa in moto la macchina ci si accorge che conviene. A Padova, semplicemente modificando le apparecchiature di illuminazione pubblica, sono riusciti a ridurre di 400.000 euro la spesa corrente annua del bilancio comunale.

E senza dubbio se, soprattutto in un momento di crisi, contano i fatti e non le parole, l’idea dei comuni virtuosi è sicuramente una ricetta “green” di successo. Un successo che Marco Boschini è stato invitato a portare ad Energethica, il Salone delle Energie Rinnovabili e Sostenibili tenutosi a Genova questo fine settimana. Comuni Virtuosiè stata invitata all’interno di un convegno dedicato alla Decrescita Felice, il movimento che sostiene che il legame tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che spesso ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si registri una diminuzione della qualità della vita. Boschini lo sostiene apertamente:

“Secondo me questo movimento è l’unica vera novità degli ultimi anni ed è proprio in un momento di crisi come questo che la decrescita felice ha un senso, perché per esempio riqualificare da un punto di vista energetico il patrimonio dell’edilizia italiano significa più occupazione, un’occupazione innovativa, virtuosa in cui non si va a edificare nuovi territori, ma si cerca di fare in modo che le nostre case e le nostre industrie taglino le bollette energetiche permettendo un risparmio economico. Quindi prima di parlare di nucleare, di ampliare l’offerta energetica nazionale, bisognerebbe intervenire sulla domanda evitando quegli sprechi fino al 70% dell’energia che produciamo malissimo e consumiamo malissimo. I comuni virtuosi, sia che siano o no iscritti all’Associazione, hanno messo in atto un cambiamento nel modo di fare politica che si contamina con le comunità locali, attivando dei progetti che vanno a coinvolgere i cittadini nel favorire dei piccoli cambiamenti quotidiani nei propri consumi”.

www.comunivirtuosi.org

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