La civiltà dei giardini epicurei

Di MicheleRomano                                                                                                                                

Recentemente, la nostra attenzione esistenziale è stata, ampiamente, attratta dalla competizione calcistica europea, nella quale la squadra italiana ne è uscita splendidamente, vittoriosa. In tale contesto, si sono configurati momenti significativi, sia di alto senso di civiltà, come quello dell’allenatore della Spagna, che dopo una amara sconfitta, utilizza la grazia e la bellezza conciliatrice della socievolezza e della familiarità. Di contraltare, si è espresso un pessimo atto di maleducazione della squadra inglese, nel togliersi, in modo sprezzante e rancoroso la medaglia argentea che spetta alla seconda arrivata. Prendiamo come emblema, tale eclatante esibizione, fenomeno alquanto diffuso nella società contemporanea, per mettere in risalto l’acuto malessere che la investe e che la sta conducendo alla perdita di civiltà, alla mancanza di buone maniere. Cosa accade? Una decadenza di tutto ciò che mantiene funzionante e ordinato l’organizzazione socio-politica. In particolare il collasso della tolleranza e del rispetto reciproco, che consentono ai singoli individui di esplicare il proprio cammino dentro un vissuto di pace, circondato da una società pluralista e complessa. D’altra parte, in cosa consiste la civiltà? Se non in termini di costume, di etichetta, di buona educazione, di rituali informali. Cioè di elementi, che snelliscono le nostre interrelazioni e interazioni, tanto da offrire la possibilità di trattarci con reciproca e rispettosa considerazione. Così si viene a creare, uno spirito sociale e psicologico, nel quale si possa vivere e compiere le proprie scelte serenamente. La nostra epoca, è pervasa da uno dei peggiori atti di scortesia, il moralismo intollerante, che sottopone il senso sociale ad uno stressante atteggiamento difensivo. Che conduce alla formazione di gruppi, orientati ad alzare barricate intorno ai concetti di identità nazionale, etnica, religiosa, sessuale, per proteggersi dalla diversità degli altri che mettono in pericolo le mura della propria cittadella interiore ed esteriore. Ecco, visto che l’alto senso civile, il quale spinge una comunità a comportarsi bene verso se stessa, i cui membri rispettano il valore intrinseco della persona e dei diritti altrui, si trova in acuta sofferenza, riteniamo utile rivolgerci a qualcuno che ci possa offrire una medicina salutare. E così abbiamo pensato ad Epicuro, con il suo messaggio “del giardino”, una scuola che si propone di insegnare la pace interiore in un momento di convulsi rivolgimenti e di oscuri timori, simili alla situazione in cui siamo catapultati adesso. Qui, donne e uomini, giovani e vecchi nella loro diversità plurale si ritrovano insieme e si sorreggono nel cammino verso i valori fondanti di una comunità, cioè il piacere di stare insieme e la condivisione amicale. Con il supporto del tetrafarmaco, ossia il “quadruplice rimedio”, che consiste, nel ritenere futile il timore degli dei, vana la paura della morte, raggiungibile il piacere e sopportabile il mare, diventa una terapia intensiva per liberare dalle scorie tossiche che deturpano la reciprocità esistenziale.

Postilla finale: La cara Polis Micaelica, proclamata Capitale della Cultura Italiana per il 2022, tra le tante qualità e bellezze che possiede, ci sono i giardini, pari a quelli utilizzati da Epicuro, per cui sarebbe significativo che diventassero luoghi da dove si espande verso il pianeta il profumo ammaliante del garbo civile, ispirato dal penetrante sguardo gioioso ed omerico di Libero de Rienzo. Ma a patto, che usciamo fuori dal labirinto dell’invivibile caos motorio che sta soffocando la purezza del respiro sia del corpo che dell’anima.

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