La complessità del mondo e le vecchie categorie politiche

di Nicola Silenti da Destra.it

PROCIDA – Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?» si chiedeva ormai più di vent’anni orsono il compianto Giorgio Gaber in una delle sue più riuscite intuizioni poetiche, passata agli annali con il titolo di “Destra sinistra”. Una sublime satira sui luoghi comuni della politica e di un frainteso senso dell’appartenenza, ma ancor di più una folgorante riflessione sul significato delle parole: parole che spesso restano immobili come macigni mentre tutt’intorno il mondo gira. Parole che invecchiano e si logorano, perdendo così l’antico significato nel nuovo, mutato contesto, privandosi di senso esse stesse e confinando nell’irrilevanza chi si ostina a pronunciale nell’antica accezione. Accade così che, mentre tutti continuiamo a usare quelle parole, quasi sempre non siamo in grado di accorgerci che le stiamo utilizzando per parlare di niente.

Destra e sinistra sono oggi categorie della politica e dello spirito ammantate da un tanfo soffocante di naftalina, recinti ideali avviati da tempo all’identico mesto destino di argomentazioni dialettiche defunte nei fatti, come “trasversalità”, “convergenza” e l’orribile e abusato anglismo “bipartisan”. Steccati travolti dalla furia della storia, di fronte alla quale si svuotano di significato anche le antiche e reiterate accuse, e su tutte quelle di qualunquismo, di disimpegno se non addirittura di apatia o di resa. Accuse oggi disinnescate da una realtà del tutto refrattaria alle antiche categorie, tirate in ballo a sproposito come se chi invocasse una scossa vitale nell’angusto panorama politico italiano potesse essere accusato di posizioni pilatesche, quando invece si tratta dell’esatto contrario, e cioè di una voglia prorompente di prendere una posizione: una voglia che un tempo avremmo definito di militanza e che oggi possiamo chiamare di partecipazione attiva. Una partecipazione non più confinabile nei simboli e negli slogan di un tempo, ma al contrario aperta all’adesione e al sostegno di chi ha il coraggio di imbracciare l’arma del buonsenso.

L’uso degli steccati ideologici è stato un alibi con il quale uomini posizionati su entrambi i fronti, si sono preclusi spazi e argomenti giudicati sul nascere ripugnanti soltanto perché generati nel campo avverso. Un atteggiamento che ha creato l’ossessione del nemico, e il conseguente ostracismo delle idee, vero generatore di mostri.

Eppure, l’esperienza insegna che la bontà di un’idea non risiede nella sua provenienza: la storia gronda di idiozie di destra e di scelleratezze di sinistra, con un ampio imbarazzo della scelta a seconda dell’angolo visuale di ciascuno.

Globalizzazione economica e culturale, ondate migratorie di popolazioni intere, conflitti mascherati da terrorismo e inquinamento planetario sono faccende di una realtà di fronte alla quale destra e sinistra non hanno più senso e nulla possono più. Una realtà che non può più essere affrontata nella solita guerra a colpi di inciuci: non si tratta infatti di cercare un compromesso tra idee opposte, quanto di condividere volontà e desideri comuni a strati maggioritari della popolazione senza esclusioni preconcette, ma anzi creando occasioni di reciproco scambio e condivisione a intenzioni e desideri che non devono più essere ghettizzati a seconda della provenienza. Come se davanti alla complessità della nostra epoca avesse ancora un senso opporre idee di destra a quelle di sinistra, e molto più semplicemente le soluzioni giuste ai rimedi superficiali e le idee buone alle idee cattive.

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Un commento

  1. Egregio Nicola Silenti, avete interpretato
    ( utilizzo il voi non per nostalgia fascista
    ma per essere compresa a tutti i livelli )
    le riflessioni d’ogni essere che pensa prima, di agire
    …quante volte anche in tempi non sospetti,
    ho tollerato corbellerie in nome di chi o cosa…non saprei…
    ho avuto in passato, come al presente,
    sempre e comunque voglia di mediare,
    con amici o avversari e, da come ho aperto
    questo commento, si deduce che voglio essere intesa
    anche da chi non familiarizza coi pronomi .
    La necessità di dialogo e mediazione nasce
    dalla esigenza di convivenza armonica e,
    per la logica del coesistere sullo stesso pianeta .
    E’ necessario quindi capire e cogestire
    al posto di scontrarsi e dividersi in fazioni, partiti, religioni, tendenze sessuali o filosofiche !
    Mi par che voi siate un coerente ed umano essere pensante, producente di cui ci possiamo finalmente fidare !

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