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La destra politica e il dovere di una campagna nel senso della serietà

di Nicola Silenti da Destra.it

Finalmente si cambia. Mentre scorrono i titoli di coda sulla diciassettesima legislatura e sul mediocre governo Gentiloni, con la presentazione in questi giorni di simboli, liste e candidati in lizza, prende il via ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo.

Un appuntamento quanto mai atteso dalla grande maggioranza degli italiani, smaniosi di consumare una giusta rivincita nei confronti di un partito democratico che alla prova dei fatti si è mostrato incapace di dare all’Italia serietà istituzionale e continuità di governo. Un partito democratico responsabile del penoso avanspettacolo offerto dal carosello dei tre governi Letta, Renzi e Gentiloni, tutti frutto di accordi dall’alto e manovre di Palazzo d’antan e tutti incapaci di trovare soluzioni alle annose e recenti emergenze del Paese, nell’oltraggio perenne di un’agenda politica distante dai problemi reali degli italiani e in particolare delle giovani generazioni. Un’agenda di governo a misura dei diktat di Berlino e di Bruxelles e tutta incentrata su una inadeguata politica dell’immigrazione e la beffa estrema dello “ius soli”, consumata in maniera sprezzante pure a fronte di una drammatica situazione occupazionale e dell’inaccettabile esodo di tanti nostri giovani talenti, costretti ad emigrare per cercare dignità e realizzazione all’estero.

Un’azione farsesca condita da rimedi tragicomici e soluzioni grottesche come la recente gabella dei sacchetti biodegradabili a pagamento dell’ortofrutta, ultimo sotterfugio escogitato per raschiare il fondo delle tasche degli italiani. Un panorama deprimente che fa da sfondo lugubre e opaco a una ripresa economica inesistente, eppure sbandierata ai quattro venti dai megafoni gracchianti della TV e della stampa di regime. Una ripresa economica tanto sensazionale che, giusto per dare un’idea, nel solo mese di dicembre dell’anno appena trascorso sono state presentate all’Istituto nazionale di previdenza sociale oltre 75 mila domande per il Reddito di inclusione, ultima nata tra le misure di contrasto della povertà estrema, piaga assai più diffusa di quanto si voglia far credere.

Così, a fronte di una realtà economica e sociale tutt’altro che esaltante e di un elettorato senza più riferimenti, da qui al voto del 4 marzo per gli italiani si preannunciano giorni di passione. Giorni di proclami, di giuramenti e di promesse di ogni risma che non potranno essere mai mantenute, nella universale certezza che nessuno, o quasi, renderà conto delle proprie parole all’indomani dell’esito del voto. E non potrebbe essere altrimenti, con una legge elettorale concepita dal parlamento uscente al solo scopo di impedire agli italiani di scegliere senza ambiguità da chi essere governati, in un pasticcio di proporzionale misto a maggioritario in cui a decidere chi siederà sullo scranno più alto del prossimo governo saranno segretari e maggiorenti di partito e non il corpo elettorale. Una valutazione, questa, che appare tanto più facile quanto più ci si ferma a osservare i preamboli della propaganda partitica di questi giorni, tra abolizioni del canone Rai, tasse cancellate per sempre e un campionario interminabile di sogni spacciati per la realtà di un domani ormai prossimo.

In questa corsa a chi la spara più grossa, non è difficile prevedere quanto risulterà amplificata agli occhi degli italiani la dignità di una forza politica che scelga di sottrarsi a una tale desolante commedia, preferendo alle chimere la realtà, alle promesse la verità, alle bugie il rispetto dell’intelligenza che si deve a un popolo stanco di essere trascurato. Un atteggiamento di decoro, dignità e correttezza che sarà (speriamo) la cifra distintiva in questa campagna elettorale di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia: una voce credibile, che potrà parlare a testa alta al cuore degli italiani. Italiani onesti, laboriosi e perbene tra i quali devono essere inseriti per i loro numerosi problemi anche quelli dell’universo marittimo, che chiedono alla politica di non dimenticare che l’Italia è il Paese del sole, ma anche, o forse soprattutto, del mare.

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Un commento

  1. grazie per condivisione saluti

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