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La mitezza, slancio vitale del futuro

Di Michele Romano

Sentire un leader politico, davanti ad una folla  stimolata alla ferocia, osannante, come ai tempi di Gesù e Barabba, oppure ai tempi, più recenti, del “Fuhrer” in Germania, gridare: “Sfideremo i traditori chiusi nei Palazzi che, per inciso, sono quelli della democrazia parlamentare” le vene dei polsi tremano perché si avverte la percezione di entrare in un atroce incubo da cui emergono eventi, immagini, atti, fatti che apparivano documentati chiusi negli archivi storici come elementi da ricordare e da meditare. In tal senso un nostro caro concittadino della “polis micaelica” che vive al di là della nostra acqua marina ci invia un tale messaggio.

Siamo solo nel 2019 d.c con un cartello che recita così: Non affitto casa perché sei meridionale. Il posto è la padania lombarda e tutto sembra ricordare il cartello che fa bella mostra nel noto film “La Vita è bella” dove si vietava, in un locale, l’ingresso a ebrei e cani. Detto ciò, in una stanca e stantia retorica del passato, la nostra angustia sorge da un dato di fatto esplicatori in questi due decenni del 2000 è che elementi fondanti della politica democratica, come i partiti e il popolo, hanno divorziato dalla società e si sono trasformati in organismi virtuali digitali, o in assemblee permanenti esagitate o in folle inferocite. Accompagnato tutto ciò da un decadentismo etico, culturale e umano da parte di chi come la scuola, gli intellettuali, mass media hanno abdicato ad una funzione pedagogica di servizio, come ce l’ha indicata nel nostro percorso di formazione una grande figura armoniosa del pensare e sentire: Libero Lubrano. Per ribaltare tale flusso negativo, sempre più invasivo nella società contemporanea, cosa possiamo immaginare che dovrebbe accadere? Semplicemente una rivoluzione copernicana nel cuore e nella mente che conduca al linguaggio, pur nella diversità, della mitezza dialogica. Infatti, cos’è la mitezza se non il comportamento di una mansuetudine, docilità coraggiosa, di riconciliare i rapporti umani, con le sue sfide, entro limiti della tolleranza, dando prova di moderazione di assenti giustificati agli studenti che hanno partecipato ai cortei per il clima senza la costruzione di un percorso culturale, oppure quello della ex presidente della Camera, neo iscritta al PD, di inseguire senza se e senza ma Greta, denotando una opportunistica cultura ecologica. Ciò produce un drammatico vuoto di ponderazione, di etica della responsabilità, di spirito di servizio nell’affrontare con intenso impegno la realizzazione degli elementi essenziali che gravano sul nostro territorio come la costruzione di infrastrutture, la riduzione delle disuguaglianze, l’investimento nella ricerca e nella istruzione, il miglioramento della sanità, il trovare la terapia adeguata per debellare il cancro della mafia, l’offrire una visione concreta del futuro ai giovani, il camminare dentro un afflato ecosolidale nel cuore e nella mente. Tale dicotomia ci induce a ritenere un determinato timore del precario stato di salute democratica che sta ponendo all’ordine del giorno nel nostro Paese. Così, come credente della speranza, ci mettiamo con la lampada di Diogene, in cammino, alla ricerca di una “Casa della salute” von cui riempire il vuoto che ci debilità sempre di più come “cives” e comunità.

Il primo appuntamento che ci intriga, in tal senso, è quello prossimo alla “Leopolda” nella città di Dante Alighieri e Giorgio La Pira.

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