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La moglie del marinaio

Di Annarosaria Meglio

Siamo alla fine degli anni settanta. Io ero una fresca sposina di un marinaio, imbarcato su una nave di ricerche del C. N. R. ,dove lavoravano anche persone di Procida e di altre città. Ricordo un secondo di coperta di Genova  e altre persone dell’equipaggio. Una mattina arrivò a casa il postino per consegnarmi il telegramma di mio marito, con questo messaggio: Arriviamo a Genova verso le 13 di domani, mettiti d’accordo con le altre signore procidane e vieni! Tremai tutta nel leggerlo, tanta era l’emozione e la felicità.  Poiché ero da poco sposata e non avevo fatto un vero viaggio di nozze, pensai che quel viaggio ci voleva proprio: sarei stata finalmente un po’ di giorni  con il mio sposo marinaio. Ma la mia gioia svanì subito. Avevo chiamato per telefono la signora Graziella, il cui  marito era imbarcato  sulla stessa nave,  per chiederle se potevamo accordarci per il viaggio. Ma lei, gelidamente, mi rispose: Mi  dispiace…… sono moglie di un  ufficiale, tu di un marinaio della bassa forza, per cui non posso prendermi questa responsabilità! Al che replicai: Ho ricevuto il telegramma d’invito anche io, quindi posso venire. Ma lei ,senza tentennamenti, rispose picche. Chiusi il telefono con un nodo alla gola e pensai: Si può stare cosi sul piedistallo? La bassa forza…….gli ufficiali…..che delusione! Poco dopo mia suocera, alla quale avevo comunicato la notizia del telegramma, mi domandò: Allora, hai chiamato la signora Graziella? Vi siete messe d’accordo per la partenza? Non sapevo cosa risponderle, per cui le dissi soltanto: Mi ha detto che non poteva partire con me.… forse per lei è un peso prendersi la responsabilità di accompagnarmi…..Vuol dire che non vado. Come, non vai? replicò, mia suocera. Chiama la signora  Marina, la moglie del II ufficiale di macchine, e vedi se puoi andare con lei. Chiamai, allora, Marina e le raccontai l’accaduto e lei, senza battere ciglio, mi rispose decisa: Muoviti, prepara la valigia e fatti trovare al porto per mezzogiorno, prendiamo la cumana per Pozzuoli! Quasi incredula, aggiunsi:E dopo? Come affronterò Graziella?- Non ti preoccupare, tu parti con me.  Al porto eravamo in sei o sette , non ricordo bene, e Graziella mi guardava da lontano un po’ in cagnesco. Ma io ormai stavo tranquilla: Marina mi aveva  trasmesso sicurezza e serenità e cercai di scacciare dalla mente la forte delusione provata per il comportamento di  Graziella. Partimmo per Genova in tarda serata e viaggiammo tutta  la notte. Alle sei del mattino stavamo già in stazione. Appena messo piede a terra, Marina  rivolgendosi a me, con gioia esclamò: Vedi  il  tuo bel Marinaio, già è qui. corri ad abbracciarlo! E davvero era così, mio marito stava già in stazione ad aspettarmi con gli occhi lucidi e felici. Arrivammo a bordo e il comandante ARTURO ci accolse calorosamente e ci diede il benvenuto  dicendoci: Signore, purtroppo dovete un pò adattarvi, questa nave non è un hotel a 5 stelle. E noi tutte, quasi in coro: Ma figuratevi comandante…..staremo benissimo, grazie!!! Intanto  qualcuno, non so chi, pensò di riferire al comandante quello che mi era capitato a Procida, prima della partenza, e il comandante, che aveva un grande rispetto per tutti i membri dell’equipaggio, prese la decisione: Chiamò subito  mio marito e gli disse in maniera perentoria: Tutti i giorni che tua moglie rimarrà sulla nave, sarete ospiti alla mensa degli ufficiali. Mio marito ringraziò  commosso. Venne in cabina e mi riportò l’invito. Al colmo  della  felicità, esclamai: Chiamo subito Marina e andiamo a comprare un vassoio di dolci per ringraziare il comandante ARTURO per l’ospitalità. Alle 12 in punto stavamo a tavola  e, prima di iniziare il pranzo, il comandante, dopo avere dato il benvenuto alle mogli, disse in maniera lapidaria: Signore e Signori, ricordo a tutti che qui, su questa nave non esistono ufficiali e marinai di bassa forza, siamo tutti lavoratori. Buon appetito!  Si levò un fragoroso meritato applauso e Graziella diventò rossa in viso come un peperone.  Seguirono giorni bellissimi e sulla nave si creò un vero clima di famiglia. Dimenticai l’affronto subito e vissi con mio marito e tutto l’equipaggio momenti  meravigliosi.  Quando arrivò il giorno del rientro a casa, il comandante Arturo ,nel salutarci, con gentilezza, ci regalò un portachiavi che riportava un disegno con le navi del C.N. R.  Non avrei  più dimenticato quella mia permanenza a Genova sulla nave del C.N. R., ma soprattutto il gesto di pronta generosità nei miei confronti di quel comandante procidano il quale, saputa la mia piccola disavventura per la  partenza da Procida, aveva  dato a tutto l’equipaggio, e a noi mogli presenti, una lezione di grande UMANITA’.

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3 commenti

  1. Storie di vita, di dispiaceri e rivincite. Questo tuo racconto ci insegna che non dobbiamo mai abbatterci di fronte a chi ci umilia e ci disprezza, perché ci sono molte più persone buone rispetto a chi ha problemi di superiorità, egoismo….

  2. Dott Annarosaria la mia disavventura non è bella come la vostra, ma simile nel significato palese .
    Ho subito qualche anno fa un’inondazione nel mio appartamento, il condominio dove risiedo nasconde insidie non a tutti imputabili, e ho dovuto da sola affrontare le conseguenze sgradevoli dell’allagamento, che si è ripetuto appena dopo un mese di tregua… ho avuto soccorso solo da pochi condomini che, hanno compreso la difficoltà del momento e, della situazione scabrosa che dovevo affrontare da sola, con le mani nell’acqua fetida non dimenticherò l’opera di manutenzione ricevuta da un architetto, supportato da un operaio che insieme a un volontario mi hanno risollevato l’animo demoralizzato da tanta insensibile partecipazione !

  3. Maurizio Scotto

    Gentile Sig.ra Annarosaria,
    A Procida tutti conoscono le navi ex CNR ed i loro equipaggi. I riferimenti ,anche se “celati”,sono facilmente riconducibili:La grande umanità del comandante Nicolino Scotto di Carlo è stata unanimamente riconosciuta ed aprrezzata da tutti coloro che hanno avuto la fartuna,ma soprattutto il privilegio di lavorare con lui:Il suo libro “la mia storia di mare” che certamente avrai letto e,ne sono certo,ne conservi gelosamente copia,è un grandissimo inno alla fraternità e comunità procidana.Grazie per avermi dato l’opportunità di ricordare un grande uomo di mare-Con stima ed affetto

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