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La sanità a Procida è stata completamente smembrata.

di Michele Romano
Nei primi giorni di dicembre, dopo lunghe e tortuose polemiche, è stata resa funzionante presso il Presidio Ospedaliero di Procida, la T.A.C., strumento di indagine e di valutazione per lo stato di salute dei cittadini, di fondamentale importanza a maggior ragione per la nostra peculiarità insulare. Ebbene, all’atto di presentazione e di inaugurazione della suddetta macchina ho constatato una strana atmosfera nel senso che da una parte c’era la palese soddisfazione di chi si è speso per la operatività di essa e, dall’altra parte facce funeree, comprese alcune degli operatori del settore.
E qui ho ricordato del dicembre 2005 quando, in un Consiglio Comunale straordinario convocato per l’inaugurazione della struttura ospedaliera alla presenza dell’allora presidente della Giunta Regionale della Campania e Direttore Generale dell’ASL NA2, intervenendo in qualità di capogruppo consiliare di “Unione per Procida”, ringraziai per la struttura ottenuta e, allo stesso tempo, mi permisi di rilevare che bisognava riempirla di contenuti e invitai gli operatori del settore a fare un salto di qualità e uscire da quella opacità che ha troppo spesso caratterizzato l’organizzazione sanitaria locale.
Così il clima riscontrato sopra mi ha offerto la percezione che ciò che auspicavo non si è avverato anzi si è sviluppato una situazione sempre più intristita. Certamente alcuni eventi hanno contribuito a tutto ciò. In primo luogo la dolorosa perdita dell’indimenticabile e carissimo Peppino Cioffi, operatore esemplare e centro motore di una condivisa e costante iniziativa per garantir una migliore qualità del servizio sanitario da proporre alla nostra comunità.
In secondo luogo, nell’ambito della crisi economica e sociale così virulenta che ha aggredito il nostro Paese dentro quella europea, l’isola è stata privata di ogni forma d’autonomia decisionale e gestione tanto da essere assorbiti, per quanto riguarda la medicina del territorio (distretto sanitario) del tutto da Ischia con tutte le conseguenze del caso, tipo i gretti egoismi di chi si sente più forte, dall’altra parte, il Presidio Ospedaliero, pura e semplice emanazione dell’Ospedale di Pozzuoli, anche qui con tutti gli annessi e connessi. A questo punto cosa fare? Dal mio punto di vista bisogna compiere un colpo d’ala e battersi per fare in modo che da “due debolezze” cessano di essere due vasi non comunicanti e costituiscano un solido sistema integrato tanto da appropriarsi di una autonomia decisionale e gestionale di cui un’area geografica così specifica ne ha urgente bisogno per la problematica decisionale. In tal senso, se questo scatto di dignità e di consapevolezza si espanderà nel “habitat” della sanità locale, sono sicuro che troverà ascolto nell’attuale Direttore Generale dell’ASL NA2 Nord, persona di notevole competenza, di grande obiettività e disponibilità a comprendere le locali ed essenziali esigenze di una collettività. E quelle dell’isola micaelica sono di notevole importanza?

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