La quiete dopo la sofferenza

Di Michele Romano Nella triste stagione del Coronavirus, il morire nella solitudine e nella disperazione di familiari, pur con cause diverse dal virus, ha colpito nuovamente la nostra comunità, con la perdita del carissimo, creativo ed indimenticabile Domenico “il Pirata”. Evento improvviso ed inaspettato, di un arroganza spaventosa, tanto ingiusta e crudele, che si pone … Leggi tutto

Chiesa cattolica italiana e Berlusconi: a quando un esame di coscienza?

berlusconi condannato

berlusconi condannatol’amico Rino D’Orio ci propone questo scritto di Aldo Maria Valli per una comune riflessione

di Aldo Maria Valli

La condanna è arrivata, e irresponsabili non sono i giudici, ma coloro che la mettono in discussione.

Non accettarla, o dipingerla come sintomo di un disegno politico, vuol dire minare lo stato di diritto alle fondamenta. Il guitto Berlusconi, ormai vecchio e gonfio, con la sua faccia da bambolotto di plastica, continua la recita, stancamente, come per inerzia, ma la cosa più triste è che un paese intero questa recita la segue e la subisce da un ventennio. E senza neppure la consolazione di poter dire di aver vissuto una pagina drammatica. Perché qui prevale la farsa, come nella peggior tradizione italica.

Ora però una domanda che riguarda i cattolici e le gerarchie. Come è stato possibile che per tanti, troppi anni la Chiesa istituzionale e un largo numero di sedicenti cattolici abbiano appoggiato quest’uomo? Com’è stato possibile che tanti cattolici, a tutti i livelli, abbiano votato e chiesto di votare per lui, che gli abbiano concesso credito, che lo abbiano visto come l’uomo della provvidenza? Com’è stato possibile che una parte, una larga parte del mondo cattolico non abbia provato un moto di spontanea ripulsa verso il guitto impegnato a usare la politica e gli italiani per il proprio tornaconto?

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Procida: Come Caino ed Abele

caino e abele

caino e abeledi Michele Romano

E’ costume che, il periodo estivo, oltre alla sua caratteristica di evasione vacanziera, costituisce anche un momento di riflessione su se stesso e sulla comunità in cui si vive. Certamente il periodo di profonda ed acuta crisi socio-economica in cui versa l’intera società non aiuta ad entrare della “domus” interiore personale e collettiva con la dovuta calma e lentezza. Comunque provo ad immergermi nel soporoso caos del mio borgo natio che è l’isola di Procida, per comprendere a che punto si trova la dimensione qualitativa del vivere quotidiano. Ebbene, percorrendo il territorio, dentro un vuoto assordante sia politico che culturale, viene alla luce che la divaricazione tra le raffigurazioni umane di Caino ed Abele si fanno sempre più nette e devastanti. Sperimentiamo, così, che le prime imperversano spavaldamente dai servizi ai porti, dalle spiagge all’interno del tessuto economico con la complicità e o acquiescenza di chi avrebbe i titoli per regolamentarli, mentre le seconde sono sempre più annichilite e sottomesse.

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Italia: “La nave è in mano al cuoco …”

la nava in mano al cuoco

la nava in mano al cuocodi Michele Romano 

Il percorso che ci sta conducendo alle elezioni del 24 e 25 febbraio, è pervaso da fortissimi sintomi convulsi e schizofrenici del tutti contro tutti, dello scaricabarile delle responsabilità, palesemente proprie, sugli altri. In alcuni momenti topici e culminanti nella presentazione di proposte choc, mi è parso di entrare nella notte dei tempi della mia adolescenza, quando improvvisamente giungevano nei quartieri dell’isola di Procida, ed in special modo dove abitavo a Chiaiolella, dei venditori di pacchi che, rivolti ad ingenui compratori, chiedevano se erano contenti dell’acquisto. La risposta corale era: siamo contentissimi. Ma, tornati a casa, quando questi lestofanti si erano, oramai, dileguati, trovavano l’amara sorpresa che i pacchi contenevano abbondante carta stracci.

Ecco in quale clima ci troviamo e utilizzando una espressione acuta del Diario del filosofo danese Søren Kierkegaard si può dire “che la nave è oramai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani.”. Infatti, in questi giorni stiamo praticamente toccando con mano che siamo un Paese in profonda decadenza con una pervasiva e costante arretratezza sociale, culturale, e politica. Tutto ciò viene da lontano perché da oltre trent’anni i responsabili del bene pubblico hanno eliminato completamente il tema della formazione per il semplice motivo che la politica, essendo venuta meno al suo compito peculiare di definire le priorità, ha tradito anche quella riguardante l’istruzione, respingendo scelte coraggiose nei riguardi della didattica, della selezione di nuovi insegnanti e sulla libertà di accesso allo studio. E purtroppo, tra urla e schiamazzi, in questa campa elettorale, non si nota alcuna inversione di tendenza e una notevole desertificazione di questi contenuti investe anche le forze politiche e sociali più sensibili. Così si sperimenta un senso diffuso di estraneità e desolazione, la tristezza dei tagli alla cultura, un dibattito elettorale che esclude i giovani.

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Procida: Filosofia tra crisi e speranza (6)

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socratedi Michele Romano

 La ricerca filosofica appassiona intensamente perché fa sentire quel tanto di disagio che intercorre nei rapporti del filosofo con gli altri o con la vita: disagio che viene ad essere essenziale per la filosofia e che nella realtà odierna è troppo spesso dimenticata.

Infatti notiamo, a volte con molta amarezza, che una certa schiera consistente di filosofi contemporanei tendono a divenire con troppa faciloneria scrittori che assumono l’aspetto di funzionari della cultura in modo tale che la libertà concessa ai loro libri fa si che tutto quello che affermano entra immediatamente in un universo accademico attraverso il quale le scelte di vita vengono a diluirsi e le occasioni di pensiero nascoste.

Certamente si obietterà che senza i libri sarebbe impossibile una certa agile tendenza alla comunicazione, ma bisogna pur dire che la filosofia deposta esclusivamente nei libri, anche se con parole disposte in modo più coerente possibile, tende sempre più ad assumere in sé la caratteristica di chi cessa di interrogare gli uomini tanto da nascondere nella vita decorosa dei grandi sistemi, ciò che vi è nella filosofia di insolito e di quasi insopportabile.

In tal senso vediamo come l’enigma della filosofia è che talvolta la vita è egualmente se stessa davanti a sé, davanti agli altri e davanti alla verità.

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Procida: Gloria a Dio e pace in terra!

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don marco meglio

Riflessioni di Don Marco Meglio contenute in una lettera inviata ai parrocchiani.

Gloria a Dio e pace in terra!

Queste parole tratte dal Vangelo e dalla Liturgia credo riassumano un po’ il senso della nostra vita e le prendo in prestito per salutarvi cordialmente ringraziandovi per la stima e l’accoglienza che mi state donando.

La nostra vita, le nostre relazioni hanno sempre bisogno di essere ricostruite alla luce del Vangelo; anche se facciamo fatica ad essere dei costruttori di Comunione o troviamo difficoltà a testimoniare con coerenza la nostra fede, non dobbiamo arrenderci né scoraggiarci: il Signore è con noi!

Per il 2013 che arriva abbiamo un’occasione in più: l’anno della Fede, indetto dal Papa per ricordare quell’avvenimento senza precedenti che fu (cinquant’anni or sono) il Concilio Vaticano II; è un occasione da non perdere!

Quest’anno serva inoltre a ricordarci che l’unico modo possibile nella Chiesa per crescere è farlo insieme nel luogo dove il Signore ci manda ora; che rallentamenti e accelerazioni fanno parte del cammino della vita di ciascuno; che abbiamo bisogno l’uno dell’altro, di condividere gioie e tristezze, di amare la storia l’uno dell’altro.

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Dove ha sede la politica a Procida?

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di Michele Romano

Come il saggio Diogene passeggiava per le assolate strade dell’antica Atene, piene di gente, con una lanterna accesa, tra lo stupore generale, alla ricerca dell’uomo, inteso nell’autentica consapevolezza di relazionarsi profondamente con se e con gli altri, così nella realtà odierna, rimanendo ancorati alla nostra isola, sarebbe auspicabile che altri Diogene, utilizzando lanterne più sofisticate, si incamminassero per i sentieri del territorio, a scoprire dove si è rifugiata la Politica di cui si non perse completamente le tracce. Infatti, nonostante da alcuni mesi la nostra cittadina è pervasa da acute e torbide criticità in ambiti diversificati dello strato sociale, non si alza un “alito di vento”, in special modo da chi tiene in piedi gruppi consiliari, sigle di movimenti e partiti che ogni tanto emanano comunicati asettici oppure completamente avulsi dalla concretezza delle tante, e a volte poco edificanti, problematiche.

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Procida: Colpa del Narcisismo

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di Michele Romano 

La crisi economica che sta martoriando, in modo particolare, la società europea e gran parte del mondo occidentale, come contrappasso, dovrebbe produrre una grande risposta collettiva. Ma, basta entrare nel vivere quotidiano del nostro piccolo territorio procidano per comprendere che non siamo pronti perché ci riscopriamo del tutto sfibrati nei valori, negli orientamenti ideali, nelle coesioni sociali. Ciò com’è potuto accadere? Quale elemento pernicioso ha causato tale sfinimento?

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Procida: I silenzi della politica dopo il 25 luglio

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blankdi Michele Romano

Il silenzio siderale che pervade l’isola di Arturo dopo gli accadimenti del 25 luglio 2012, soprattutto quello della rappresentanza politica nella sua totalità, spero che sia quella che intende il Cardinale Martini cioè il raccogliersi nel cuore in modo da confrontarsi in se stessi, non, al contrario, quello limaccioso, ambiguo e pieno di compromessi conseguenza di un agire quotidiano alquanto consolidatosi da parte di coloro che non possiedono, per svariati motivi,  mente libera e purezza di cuore tanto da venir meno ad un proprio dovere istituzionale. Purtroppo nel valutare il loro modo quotidiano di relazionarsi improntato in una dimensione quasi belluina, aggressiva, piena di dileggio che spesso si esprime con messaggi anonimi pregnanti di densa cattiveria e di vile malevolenza, ritengo che il silenzio assordante su vicende così destabilizzanti per l’equilibrio del nostro tessuto sociale sia frutto di una mentalità corrosiva che investe la quasi totalità dell’arco politico procidano.

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Procida: La cattiveria.

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blankdi Michele Romano

Proseguendo sul solco del male oscuro che, nell’ambito della crisi globale, attanaglia anche la piccola dimensione di Procida, si compartecipa ad un turbinio, ad un susseguirsi, troppo spesso violento, di relazioni da tutti contro tutti che investe l’intero tessuto sociale (familiare, sportivo, scolastico e in tutto ciò che si manifesta in pubblico) Infatti, in ogni occasione di incontro si sperimenta, in modo permanente, la consuetudine a parlar male dell’altro fino a delegittimare l’impianto stesso della persona, a scaricare sugli altri ogni forma di responsabilità, dimenticando del tutto le proprie. Notevole, in tal senso, è lo scaricabarile che accade nell’ambito di chi possiede funzioni pubbliche e professionali di decisiva importanza per la salvaguardia del vivere quotidiano della collettività procidana.

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