Dove ha sede la politica a Procida?

di Michele Romano

Come il saggio Diogene passeggiava per le assolate strade dell’antica Atene, piene di gente, con una lanterna accesa, tra lo stupore generale, alla ricerca dell’uomo, inteso nell’autentica consapevolezza di relazionarsi profondamente con se e con gli altri, così nella realtà odierna, rimanendo ancorati alla nostra isola, sarebbe auspicabile che altri Diogene, utilizzando lanterne più sofisticate, si incamminassero per i sentieri del territorio, a scoprire dove si è rifugiata la Politica di cui si non perse completamente le tracce. Infatti, nonostante da alcuni mesi la nostra cittadina è pervasa da acute e torbide criticità in ambiti diversificati dello strato sociale, non si alza un “alito di vento”, in special modo da chi tiene in piedi gruppi consiliari, sigle di movimenti e partiti che ogni tanto emanano comunicati asettici oppure completamente avulsi dalla concretezza delle tante, e a volte poco edificanti, problematiche.

Comunque tale situazione era prevedibile considerato che i candidati alla poltrona di primo cittadino di Procida erano del tutto similari nell’impostazione ideologica, culturale e gestionale e ciò si verifica nel constatare l’assordante silenzio che li caratterizza davanti a vicende che richiedono ben altro atteggiamento. D’altra parte quella componente che sembrava possedere una dimensione alquanto diversa da loro (parliamo del Partito Democratico e dintorni) dopo che hanno fatto indossare la camicia di Nesso intrisa di sangue, è entrata in un tunnel, in un labirinto di cui, forse, ha perso definitivamente l’uscita.

Pertanto, in questo clima di ambiguo torpore e di “coma etico”, nel ribadire il grido d’allarme lanciato da don Ciotti, che investe la complessità della società italiana, bisogna condurre fuori il soffio che da senso e forza alla vita dell’uomo cioè la speranza a cui il credente aggiunge lo slancio vitale dello Spirito Santo, in modo tale da far sorgere tanti Saulo folgorati sulla strada di Damasco e trasformati in Paolo che ridano alla politica la sua funzione fondamentale di organizzare nel modo migliore possibile ed equo la vita e il destino delle persone offrendo di nuovo una visione dentro la quale si riesca ad immaginare un futuro migliore soprattutto per le giovani generazioni.

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