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Procida sta sprofondando in una sordita ignoranza.

di Michele Romano

C’è qualcosa di torbido e maleodorante nelle modalità con cui la società contemporanea sta raffigurando le relazioni affettive. Negli ultimi tempi, infatti, è caduto il sipario che nascondeva le nostre connotazioni miserevoli presentando sulla scena, in modo repentino, una realtà quotidiana in cui il corpo, il sesso, la bellezza costituiscono merce di scambio con chi manipola ed esercita il potere. Ciò appare come espressione di una mentalità spietatamente arida originaria di una sordita ignoranza di ritorno nella quale si sta sprofondando. Infatti, si compartecipa ad un clima di abbandono culturale alimentato anche dalla pigrizia di che ha accettato il degrado senza alcuna obiezione, evitando di volgere uno sguardo intorno a sé, chiudendosi in un tenebroso silenzio e ritirarsi dalla scena tanto da consentire campo libero ai pezzi peggiori della società, quella rappresentata da faccendieri, dai mercanti, dai demagoghi e dagli opportunisti.

Tale situazione ha offerto un’immensa prateria al dilagare senza limiti di un pensiero dell’avere, del possedere, del disprezzare l’altro, il vicino, la diversità culturale, l’equilibrio naturale.

Come spesso accade, in tal senso, per poter confrontarsi con le attuali modalità d’essere, diventa cosa opportuna attenersi alla saggezza degli antichi, penetrando nella relazione tra gli individui, intesa come la grande narrazione con la quale il popolo si interrogava sulle proprie radici, sulla propria identità complessa e trovare il percorso d’uscita dal labirinto delle proprie criticità, Pertanto, in ragione di ciò, per la società contemporanea, recuperare il significato del mito, assume la consapevolezza di svelare che determinati nodi all’interno delle relazioni umane, come quelle affettive, sono del tutto incorporate alla complessità dell’umanità stessa.

Molti miti dell’antica Grecia rilevano tale concetto tanto da mette in guardia contro l’usanza di una passione smodata tesa, da una parte, alla conquista, al possesso, allo sfruttamento, dall’altra parte, ad esternare gli aspetti nella debolezza umana, il senso più deleterio della parola che nell’attuale mondo viene ostentato quasi come un volto virtuoso.

Queste considerazioni scaturiscono semplicemente dalla lettura del vissuto quotidiano dell’isola di Procida, in cui si possono percepire tutte le connotazioni relazionali, espresse sia dalla comunicazione che attraverso atti e gesti simbolici proposti dai nuclei familiari, dalle Istituzioni e da tutte le forme associative. Emblematico, in tal senso, è l’atteggiamento di alcuni gruppi che attuano la doppia morale, quella di facciata che tende ad emanare odore di santità e quella del profondo che da la sensazione di espandere l’orrendo respiro della fogna de “I Miserabili” di Victor Hugo. Così da sperimentare con questi dottor Jekyll e del signor Hyde la convivenza quotidiana, in special modo, nel campo dei sentimenti, degli affetti e delle relazioni verso coloro che sono schiacciati dall’enorme difficoltà sociale ed economica che l’acutissima cri odierna pone.

Qui diventa decisivo che irrompa, sullo scenario della vita, la resurrezione della politica purificata che torni ad offrire un’idea del futuro imperniata sul pensiero positivo dell’essere in relazione con gli altri, con la natura, con la realtà che si apra alla costruzione di un mondo profondamente ed autenticamente democratico.

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2 commenti

  1. Domenico "CoolTex" Scotto di Minico

    Esimio Dot. ROMANO,
    per ammirazione rispondo. Con fine dialettica è riuscito ad esprimere ciò che penso e sento. Nel caos del mio pensiero, consumato da mille questioni, avverto una sintonia totale con quanto sopra.
    Mi permetto di dissentire solo nella parte finale, che forse interpreto male. Non credo possa “irrompere” in questa sorta di resurrezione che Lei auspica, la “politica purificata”. Credo fermamente che possa avvenire un lento e laborioso processo per il quale si creino le condizioni per cambiare la realtà, fondamentalmente con una presa di coscienza da parte di tutto il paese. Con la speranza che avvenga quanto prima,
    Cordialmente
    Domenico Scotto di Minico

  2. Antongiulio Traiola

    il velo che è stato finalmente strappato e che nei CENTO PASSI è sintetizzato deve farci essere presenti nella proposizione di PROGETTI che unificano chi vive sul territorio ed è lontano dalle logiche di un potere che è sopraffazione.ARTE E ORTI è la richiesta di un pezzo del nostro territorio,il carcere di terra murata che veda insieme i nostri saperi ,ARTE rappresentata da tutte le eccellenze che vivono sull’isola e quelle costrette ad emigrare orti con l’uso dei terreni circostanti per una attività dei nostri contadini in una impresa che veda in partecipazione anche chi è presente ed escluso per ora dalla vita sociale penso ai ragazzi extracomunitari e non per la riqualificazione del carcedre in OSTELLO museo teatro ciname ristorante a km0 e museo eche veda tutta la città parecipare alla realizzazione e agli UTILI

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