Gli accadimenti di questi primi mesi del 2012 nel navigare degli itinerari attraverso il nostro Paese che vanno dalla tragica vicenda della “Costa Concordia” a tanti altri episodi come quello, ultimamente, avvenuto al porto di Procida alla “Naide” della Caremar, simbolicamente rappresentano la nave della politica italiana che offre la configurazione di urtare gli scogli degli scandali, della corruzione e del degrado per inclinarsi pericolosamente sulla fiancata della negligenza, della codardia, della superficialità.
Tutto ciò si manifesta come un sistema, un male generalizzato. E’ come se, continuando nella metafora, viene svelato un allarmante deficienza nell’opera dei cantieri navali tanto da costruire navi talmente fragili da condurle fatalmente verso l’affondamento. Per di più, quantunque gli armatori riescono a percepire l’enorme debolezza strutturale, non sentono in sé la giusta determinazione di riconsiderare profondamente il materiale di costruzione e cambiare radicalmente il metodo di lavoro. Parimente, al di là della simbologia, alla classe dirigente della politica non manca la consapevolezza della gravità dell’attuale momento storico che viviamo, non manca il coraggio, l’umiltà e la sensibilità di dare, oggi, ma linfa vitale al senso della politica, che alimenti la partecipazione della “polis”, ampiamente scoraggiata in questi anni, da cattivi esempi e da maestri senza titoli, che faccia risorgere il proprio fascino e la propria bellezza, riscoprire il profumo della strada e annienta il tanfo dei palazzi. In altri termini una politica che entra in simbiosi con il linguaggio e i bisogni dei cittadini. In tal senso, gli ultimi accadimenti, con la violenza di Brindisi e il terremoto in Emilia, dentro una tornata elettorale vissuta tra caduta di tanti rami secchi e un vastissimo astensionismo, possono essere considerati momenti esemplari, quasi pietre miliari di una traversata del Mar Rosso che può condurre, nello spazio di un mattino, alla costruzione di una nuova e sempre più democratica organizzazione delle città che farà diventare passato remoto l’attuale quotidianità.
Pertanto il mio augurio è che il sacrificio di Melissa Bassi e ciò che hanno sperimentato le alunne nell’orribile mattina del 19 maggio 2012 diventi il punto focale da cui le ragazze e i ragazzi nati negli anni ’90 partono per caratterizzarsi come costruttori di una nuova storia della società, imperniata sulla giustizia, sulla legalità e sul lavoro, accompagnata dalla cessazione dell’inquietante eccidio delle donne di cui Brindisi è solo l’ultimo esempio.
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