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Emergenza procidana

di Michele Romano

Mentre le attuali espressioni della realtà politica cittadina sono racchiuse nei propri ristretti circuiti, tutti intenti e concentrati su sterili discussioni accademiche, accompagnate da futili polemiche su chi è più o meno bravo a discernere senza costrutto, con ambiguità, per esempio nella giusta elaborazione del bilancio comunale; mentre altre componenti istituzionali o associative si trastullano a preparare progetti avulsi da qualsiasi approccio con i contenuti reali che il territorio tende a far emergere; mentre si assiste ad una irrilevante o inerte presente delle agenzie educative di ogni forma e di ogni specie, nel frattempo cosa accade dentro la propria dimora o fuori nell’agorà?

Da una parte, dentro le mura, si consumano drammi familiari, atti dolorosi di emarginazione, fenomeni sempre più consistenti di patologie neuro-psichiatriche, forme di violenza quasi belluina nella reciprocità delle relazioni umane di ogni ordine, soprattutto nella dimensione del rapporto con le donne, purtroppo in sintonia con ciò che accade nell’intera società italiana. Tutto ciò accade davanti a servizi sociali meramente virtuali nelle sue connotazioni.

Dall’altra parte, si compartecipa, tutti insieme appassionatamente, tra polemiche, approcci disarmonici e abbrutiti con il proprio meraviglioso “habitat”, tra la carenza totale di progettualità e di visione da parte di qualsiasi schieramento se non addirittura di ostilità (in tal senso significativo è stato nel passato l’atteggiamento verso l’esperimento del prof. Punzo, tenutosi sull’isolotto di Vivara, il quale aveva ampiamente intuito su quali modalità si poteva caratterizzare lo sviluppo e la crescita procidana) ad un deplorevole del sito pregevole e peculiare come il nostro (tanto che un eminente studioso tedesco, durante gli anni dei miei studi liceali in cui avevo il privilegio di incontrarlo a Marina Chiaiolella, mi diceva: Caro figliolo, ti rendi conto di vivere in uno dei più bei salotti naturali d’Europa?).

Perché di pregio? Per il fatto che, attraverso il processo micaelico di Terra Murata con le notevoli  strutture attigue, le tre Marine, sedi di antica e inestimabile cultura di mare, e con Vivara, gioiello di macchia mediterranea, racchiude in se tutta la credibilità di costituire un punto di riferimento di sintesi di ciò che la memoria storica ha espresso dentro le bonacce e le tempeste del Mare Nostrum.

Tutto ciò vuole essere un amorevole invito alle ragazze e ai ragazzi di liberarsi di tutti  i predoni dei loro sogni e di disinibirsi di tutti i sepolcri imbiancati  di quest’isola, di ogni età e grado, e di riappropriarsi del proprio destino che è possibile trovare nel dono che la natura ha offerto: Procida

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