Il manicheismo tribale odierno

Di Michele Romano

La società contemporanea è devastata da uno sciame pandemico. Insieme a quello del tragico coronavirus se ne sono sviluppati altri fra i quali quello “manicheo” che divide l’umanità in due tribù: una del bene, l’altra del male. Da dove inizia il percorso strutturale di tale movimento? Dal principe persiano Manu che nel III secolo d.C. elaborò la dottrina attraverso la fusione di elementi del cristianesimo e alcuni della religione di Zoroastro creando una vivacissima mitologia. Ritiene che i due principi dell’universo, la luce e le tenebre, entrambi materiali, combattano una battaglia destinata a ripetersi in eterno a causa della corruzione operata dal principio del male sul principio del bene. I corpi diventano prigione che sequestrano la luce divina presente nella natura sotto forma di un Gesù sofferente. La morte libera il singolo dalla materia ma, se l’anima non è purificata, il suo destino può essere la reincarnazione in un animale o la frantumazione. Ecco perché è opportuno vivere in un modo da poter ricongiungersi alla luce subito dopo l’abbandono del corpo. E qui, la religione manichea impone alcune restrizioni, i cosiddetti “sigilli”, la cui osservanza è solo per coloro che sono scelti, gli “eletti”. I luoghi che hanno risentito maggiormente di questa influenza sono stati l’Italia e l’Africa del nord. Ne è testimone il turbamento dell’immenso intelletto di Agostino che ci rivela di essere stato sedotto dall’ostentazione di una vita casta e dalla promessa di trovare delle risposte certe alle domande sull’esistenza e soprattutto a quella più difficile: “se esiste Dio allora perché il male?”. La risposta manichea è netta e secca e viene individuata nella struttura dell’universo tra luce e tenebre. Il nostro sommo pensatore, superata la seduzione, scopre la desolante frattura che tale visione insinua nella vita dell’umanità, in cui una parte di essa è dentro la luce del bene e l’altra scaraventata nelle tenebre del male, tanto da diventare un solido ed efficace contestatore. Agostino si rese, quindi, consapevole dell’arrivo di spaventosi uragani che avrebbero travolto il viaggio della chiesa nel mondo. I sagni tangibili di tale effetto stanno nell’archivio della memoria storica in tutta la loro crudeltà. Il problema è che se tale fideismo è rilegato alla notte dei tempi lo spirito maligno della sua essenza aleggia, intensamente, sulla società contemporanea. Ciò lo sperimentiamo non soltanto dalla presenza nel corpo della chiesa di un agguerrito gruppo pregnante di sovranismo clericale ma anche fuori le mura ecclesiali nella realtà socio-politica, culturale e educativa. Siamo, infatti, invasi da movimenti politici, da una fila consistente di protagonisti dell’informazione e della comunicazione che hanno stabilito di essere in perfetta sintonia con il principe Manu, gli esoterici, gli intimi portatori della luce del bene che hanno il compito la guerra stellare di purificazione del globo dagli infetti, da loro condannati nelle tenebre del male. Tale rovinoso atteggiamento rischia di condurre la società alla sua deflagrazione sotto la mannaia del tribalismo di una “razza pura” che è in grado, con le letali armi mediatiche, di produrre una nuova e disgustosa di olocausto di coloro catalogati, senza sé e senza ma, figli del male.

Postilla finale

Come antidoto per evitare tale disastro ci affidiamo alla spinta propulsiva di Papa Francesco quando indica la scelta del figlio di Dio che si fa uomo in Nazareth e Betlemme come manifesto che la periferia, la marginalità, l’umanesimo samaritano sono prediletti da Dio. Ciò è racchiuso in una preghiera, che il pontefice dedica alla sublime pazienza del falegname di Nazareth, in cui dice: “Aiutaci a preferire ciò che il mondo scarta”.

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