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Il libro come farmaco

di Michele Romano

PROCIDA – Alcune indagini statistiche ci indicano che gli adolescenti odierni possiedono minori conoscenze, competenze scientifiche, una quasi totale noncuranza alla lettura, in rapporto ai loro coetanei di dieci anni fa. Da rilevare che la situazione alquanto grave, si riscontra nella componente maschile. E il tutto avviene nello stato di letargo, in cui sono assopite le istanze socio-culturali, di irrilevanza, in cui sono stati spinti i luoghi, un tempo vivi e creativi, della conoscenza, come le biblioteche, non mera conservazione del libro, ma respiro culturale pulsante delle ‘civitates’.

E qui grava la imperdonabile leggerezza della politica che ha impostato il proprio agire sull’agghiacciante slogan “Con la cultura non si mangia”. Apprendiamo con stupore positivo che si stanno sviluppando iniziative, tendenti alla costituzione di siti dove il libro ci accoglie come ‘farmaco” dello spirito, terapia d’urto davanti alla devastante patologia di stupidaggine tracotante, rozza, violenta che sta assalendo molteplici Stati, piccole, grandi polis. Auspichiamo che la Farmacia del Libro diventi un Logo del 2020 che svolga una selezione qualitativa tra parole mortifere e quelle vive che spostino l’attenzione della gente dai beni esteriori a quelli interiori non per contrapporli ma per armonizzarli.

Il sorgere delle Case della Salute del Libro ridarebbe dignitosa fruizione alle gloriose Biblioteche diventate, ormai avvilenti postazioni di roditori di un’area pseudo culturale, autoreferenziale.

Tutto avvenga utilizzando le parole di Cenerentola con ‘Coraggio e Gentilezza’

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