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Abulia e torpore di una comunità

Di Michele Romano

PROCIDA – Visto che facciamo parte di una categoria “anziani” che presto sarà ridotta alla insignificanza con la perdita del diritto al voto, vogliamo sfruttare le energie ancora vitali che sentiamo dentro, per sviluppare qualche riflessione sullo stato di abulia e torpore che investe la nostra cara “polis micaelica”. Periodicamente eventi traumatici, dolorosi, disdicevoli, spiacevoli ci assalgono, creano agitazione, polemica futile di  reciprocità accusatoria, ma nello spazio di un mattino, si rientra nel silenzio tombale dell’inerzia, dell’apatia, della pigrizia del cuore e della mente. Plasticamente tale clima si raffigura in un quadro socio=economico=politico desertificato svilito dentro una perversa ed ottusa “Religione dell’io, accompagnato da un ambito ecclesiale ridotto ai minimi termini ha smarrito la gioia missionaria, chiudendosi in un arido professionismo del sacro. Cosi l’isola diventa una nave in balia delle onde, di una sensibilità civica ed ecologica da punto zero, con danni per indifesi ed inermi cittadini, afflitti, anche, dalla quasi scomparsa dell’essenziale e vitale pianeta sanitario. Si può dire che ci troviamo, in mezzo al guado, in cui rischia di smarrire la comprensione della “polis,” che abitiamo. E tempo che la scuola e le altre fonti educative escano dall’abulia e dal torpore e pongono al centro del loro agire l’elemento formativo, fondato sul rapporto armonico tra il profondo interiore e il paradigma esistenziale e fenomenologico ,imperniato sulla consapevolezza della persona come essere e vivere insieme nel mondo. Altrimenti nel prossimo futuro  avremo un’isola che guarda il fantasma di se stessa.

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Un commento

  1. Annarosariameglio

    CARO MICHELE sono riflessioni profonde di chi ha un cuore che batte, putroppo non è che avremo abbiamo siamo gia” nel presente cosi” peccato per la nostra isoletta , un tempo tanto accogliente, che si voleva bene sinceramente. Speriamo che si svegliono i valori in ogni uno di noi. cari saluti.

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