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L’Albano Francescano: una risorsa per l’isola di Procida.

foto-mariano_cascone.jpgL’Albano Francescano è un Ente morale di assistenza e beneficenza fondato dai nostri avi, il cui scopo primario è rappresentato dall’assistenza ai malati poveri e bisognosi dell’isola di Procida.
Certamente, dopo il Comune, è la più importante istituzione presente sul territorio della nostra isola, sia per storia che per il rilevante patrimonio. Nel maggio scorso, con decreto del Presidente della Regione Campania, è stato designato a presiedere l’Ente, per il nuovo quinquennio, l’avvocato Mariano Cascone, con il quale abbiamo avuto modo di scambiare alcune impressioni sulle attività poste in essere.
D- La prima domanda, Presidente, non può che essere di carattere personale. Qual’è stata la sua reazione a questa importante nomina?
R -Sono felice ed onorato della responsabilità che mi è stata data; l’Albano Francescano esisteva prima di me ed esiterà anche dopo di me. Il mio unico scopo è quello di fare del mio meglio per lasciarlo migliore di come l’ho trovato nell’interesse esclusivo degli ospiti attuali e futuri dell’Ente, e farlo diventare un punto di riferimento per la nostra comunità, specie per gli anziani che non hanno molte scelte su come investire il loro tempo libero. E vista l’intensità, il sacrificio e l’impegno con cui tutto il Consiglio sta lavorando, sono certo che i risultati non tarderanno ad arrivare.

D -Presidente, quando si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione?
R -Anche se la nomina è del mese di maggio solo ad agosto è avvenuto l’insediamento ufficiale. Su 9 membri, ben 5 sono cambiati. Con la mia nomina a Presidente, tale carica dopo molti anni ritorna ad un procidano, circostanza che apre oggettivamente una nuova fase di rilancio dell’Ente sul territorio.
D -Quali sono le priorità in questi primi mesi di amministrazione?
R -In questo primo periodo stiamo provvedendo ad una minuziosa e quanto mai necessaria ricognizione patrimoniale, strutturale e finanziaria dell’Ente e, nel giro di poche settimane, non appena saranno risolte alcune questioni che da troppo tempo si trascinano, saremo pronti a stilare un programma amministrativo pluriennale che ci consentirà di rilanciare la sua presenza sul territorio e, cosa principale, migliorare sempre più l’accoglienza ed i servizi per i nostri ospiti, motivo principale della nostra missione istituzionale.
D – Nonostante si parli di qualche cosa di importante per l’isola di Procida, forse non tutti sanno perchè l’Ente viene denominato”Albano Francescano” e quali sono gli scopi principali. C’è li può riassumere?
R -L’Albano Francescano fu fondato nel 1838 dal Sig. Domenico Albano e venne eretto in Ente Morale nel 1847; risale invece al 1929 la fusione col Terz’Ordine di S. Francesco d’Assisi, che comportò il cambio del nome all’attuale “Albano Francescano”.
Lo scopo dell’Opera Pia è sempre stato quello di provvedere alla cura e ricovero dei malati poveri e bisognosi dell’isola di Procida, finalità da sempre osservata con dovizia e sacrificio, rappresentando nel passato, e per molti anni, addirittura l’unica struttura sanitaria esistente sul territorio dell’isola, ritagliandosi per ciò stesso un ruolo cruciale e delicato nella vita sociale di Procida.
D – Altra domande che molti si pongono sono: Come si sostiene l’Ente? Da dove provengono le entrate?
R – L’ente si sostiene attraverso le rendite finanziarie ricavate dagli immobili di sua proprietà; il suo cospicuo patrimonio è frutto dei lasciti effettuati da benemeriti concittadini nel corso degli anni, concittadini ai quali bisognerebbe dare il lustro che un comportamento del genere impone, se non altro per mantenere viva e riconoscente la memoria delle loro onorevoli azioni, cosa questa che mi riprometto di fare durante il mio mandato.
D -Negli ultimi anni c’è stata una lunga vertenza giudiziaria con alcuni eredi di Scotto Lachianca che rivendicavano la proprietà dell’isolotto di Vivara. Com’è andata a finire?
R -Il mio insediamento ha portato fortuna…infatti è giunta proprio in quel periodo la buona notizia della vittoria giudiziaria dell’Ente in Corte di Cassazione avverso le ingiuste pretese degli eredi del Dott. Scotto Lachianca, vertenza questa che si trascina da molti e forse troppi, anni. Purtroppo la causa, molto probabilmente, sarà riassunta in Corte di Appello ad istanza degli eredi, quindi questa battaglia legale non può dirsi ancora terminata, ma l’ottimismo è d’obbligo sia per i contenuti della sentenza della Suprema Corte, sia per la fiducia che riponiamo nell’Avv. Belmonte che ci assiste, al quale va la stima dell’intero Consiglio di Amministrazione e la mia in particolare per l’impegno, la dedizione e la capacità che sta dimostrando.
D – Presidente, comunque, è chiaro che a molti interessa conoscere, dopo tanti proclami, quale destino ci sarà per l’isolotto di Vivara. Quando sarà realmente riaperto e a quali condizioni?
R -Senza dubbio la questione di più alto impatto sociale che dobbiamo affrontare riguarda l’isola di Vivara, che è proprietà privata ed esclusiva dell’Ente, istituita anche Riserva Naturale dello Stato. Fino ad oggi sono stati vari i motivi che ne hanno comportato una chiusura forzata, protrattasi certamente per troppo tempo. Il nostro impegno è concentrato esclusivamente nel guardare avanti e renderla fruibile ed aperta al pubblico nel più presto possibile. Su questo l’impegno è massimo e assoluto, sia per motivi strettamente patrimoniali sia, come dicevo, per gli importanti risvolti sociali, economici e turistici che ricadranno positivamente sul territorio. Il 2009 sarà un anno importante per Vivara; notizie rassicuranti provengono dalla Regione circa i lavori di ristrutturazione del ponte, che partiranno entro marzo, opera questa necessaria per il sicuro accesso sull’isolotto. In merito al fitto, invece, stiamo lavorando senza sosta con il Comitato di Gestione della Riserva per definire i dettagli relativi alla sua gestione; nelle prossime settimane procederemo ad un sopralluogo tecnico preliminare, che si ricollega a quello già effettuato nel mese di agosto. Grazie poi a stanziati dalla Provincia di Napoli, inizieranno a breve anche i lavori di ristrutturazione della passeggiata di accesso di S. Margherita. Insomma, una importante opera di restyling che ci farà fare un passo in avanti decisivo e recuperare il tempo fin qui perduto.
Mi consenta, in conclusione, un’ultima osservazione. Spiace rilevare come si continui ad accedere a Vivara abusivamente, nonostante il ponte sia pericolante e nonostante il buon lavoro di sorveglianza dei volontari della Protezione Civile. Tali “visite” non sempre sono dettate da scopi ludici e naturalistici; infatti i furti di materiale storico che si trova sull’isolotto si ripetono sistematicamente, per non parlare dei cacciatori di frodo e dei “contadini” improvvisati. Su questo punto, d’ora in poi, ci sarà la massima intransigenza. Se, da un punto di vista emotivo, è comprensibile che la gente senta Vivara come “propria”, ignorando i motivi di questa chiusura forzata, di contro, se la si ama davvero, è necessario troncare con questi comportamenti che non giovano al suo futuro ed alla sua conservazione in vista della riapertura.

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