Marittimi, diportismo, turismo. A Procida la ripresa è ancora lontanissima

di Menico Scala

Tutti vogliamo ripartire, tutti vogliamo ritornare ad una normalità sociale, economica e culturale che riteniamo un diritto orami acquisito. Resta il fatto, però, che l’emergenza coronavirus sta ridisegnando, lo si voglia o meno, un nuovo modo di vivere e per quanto riguarda l’isola di Procida, la cui unica risorsa è il mare, la ripartenza sembra molto complessa.

Complessità nel comparto marittimo che, con oltre 1.000 lavoratori, in gran parte ufficiali di macchina e di coperta, paga e pagherà il blocco praticamente totale del settore croceristico (da premettere che molti marittimi sono ancora bloccati su navi bloccate nei vari porti e per lo più senza paga), in cui molte compagnie hanno già annunciato che se ne parlerà nel 2021, stesso discorso per lo compagnie che trasportano merci.

Complessità nel diportismo nautico dove, al momento, per le isole del Golfo di Napoli, il lockdown non è ancora terminato.

Complessità per quanto riguarda le spiagge dove, tolte le aree di arenile non praticabili per la pericolosità dei costoni, ci troviamo al cospetto di piccoli fazzoletti di sabbia (pubblici o in concessione) che solo per ospitare i cittadini residenti già sembrano poco sufficienti.

Complessità nel comparto delle attività commerciali a vocazione turistica, che poi sono la quasi totalità di quelle presenti, alle quali, dopo aver perso il periodo pasquale, i ponti del 25 aprile e primo maggio, il prossimo 2 giugno ed i fine settimana di primavera, rimane ben poco ed anche se i numeri di luglio ed agosto rispecchiassero quelli degli anni scorsi (cosa che oggi appare alquanto impossibile, purtroppo) sarebbe difficile, se non impossibile, trovare almeno un punto di equilibrio dei già fragili bilanci.

Detto questo, le ricette non ci sono, motivo per il quale da mesi stiamo stimolando l’amministrazione ad aprire un confronto con tutte le componenti territoriali, a partire dalla minoranza consiliare, per vedere come, quando e soprattutto con quali soldi far fronte ad una situazione che, se nell’immediato appare supportata da una volontà generale di riaprire e riavviare le proprie attività, da qui a qualche settimana, ed in modo particolare in autunno, potrebbe essere devastante per l’intera comunità. Comprendiamo che in questo momento si cerca di fare “politica” attraverso la somministrazione di questo o quell’altro “bonus governativo” e regionale: ma fino a quando sarà possibile andare avanti solo con mancette? Andrà tutto bene, ne siamo sicuri?

Visto e considerato che da fine febbraio il confronto istituzionale si è praticamente azzerato, in modo particolare attraverso i social, stiamo cercando non solo di sottolineare i problemi ma anche di formulare proposte, proposte che si possono condividere o meno ma alle quali, al di là delle manifestazioni degli immancabili “leoni da tastiera”, non abbiamo ricevuto alcun commento o controproposte da parte dell’amministrazione.

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