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Muziic, la musica tratta da YouTube

Creato da un quindicenne americano, un nuovo programma propone un’esperienza musicale innovativa basata sui video di YouTube.

Muziic, la musica tratta da YouTube. Creato da un quindicenne americano, un nuovo programma propone un’esperienza musicale innovativa basata sui video di YouTube.

Il software del momento si chiama Muziic e permette di ascoltare in streaming milioni di canzoni, a volte inedite o relative a registrazioni concerti, show televisivi, eventi live. Come fa? Semplice, va a prenderle direttamente da YouTube. Il programma è stato scritto da un ragazzino quindicenne, David Nelson. Pesa appena otto megabyte e ha un’interfaccia molto intuitiva. In cinque minuti lo si scarica, installa e si può cominciare a usarlo.Quanto durerà? Forse pochi giorni. YouTube ha già dichiarato che sta indagando sul modo in cui il ragazzo utilizza i suoi contenuti ed è presumibile che le case discografiche non perderanno tempo a intimarne la chiusura o a provocarla, di fatto, chiedendo una quantità di soldi spropositata per le licenze musicali dei brani.

La storia di Muziic, che è stato distribuito solo da poche settimane, ricorda per alcuni aspetti quella di Napster. Per le piccole dimensioni del software, per il tam tam che ne sta moltiplicando la diffusione, per l’idea geniale di fondo, e ovviamente anche per la giovanissima età del suo creatore (quando sviluppò Napster, Shawn Fanning di anni ne aveva diciassette).

Ma ci sono altri aspetti che la rendono una storia tipica di Internet, con tutte le sue potenzialità e le sue contraddizioni:

a) la Rete ha una natura fortemente parassitaria: il suo sviluppo si basa essenzialmente sul potenziamento nell’utilizzo di materiale preesistente. Napster non creava o distribuiva direttamente musica, ma trovava il modo per distribuire meglio quella che era già disponibile sui computer degli utenti. Muziic non fa altro che razionalizzare i contenuti già liberamente visibili su YouTube, favorendone una fruizione musicale, oltre che visiva (i video rimangono attivi in una finestrella del software)

b) le novità più intelligenti e innovative arrivano sempre dal basso, da qualcuno che si pone una domanda semplicissima: “come fare a rendere ancora più efficiente questo servizio?”. Spesso si tratta di ragazzi. E il discorso non riguarda solo la musica, Muziic o Napster.
Facebook, Google, YouTube, tutti i servizi più utilizzati dal pubblico di Internet hanno seguito questo percorso: non a caso, li hanno creati dei ragazzi e non dei manager. Dall’alto non arriva mai niente: i grandi gruppi editoriali, i grandi network istituzionali, le multinazionali dello spettacolo o dell’informatica conservano un approccio speculare, a volte addirittura opposto, alla direzione più innovativa del Web. Anche perchè l’innovazione ai tempi del Web spesso rivoluziona radicalmente i loro tradizionali modelli di business.

c) nel caso della musica, il grande scontro avviene proprio sul piano della circolazione dei contenuti. Internet facilita la circolazione dei brani, in forme sempre più sofisticate e accessibili all’utente medio. Le case discografiche tendono invece verso il controllo dei contenuti, ne preferirebbero una diffusione limitata (e remunerata). Il conflitto tra questi due paradigmi è al centro dell’esperienza musicale su Internet.

d) le tecnologie non sembrano conoscere limiti, dubbi o freni. E stanno mutando in modo sempre più profondo l’intero sistema musicale e la percezione che noi abbiamo dello stesso. Una volta esistevano solo due dimensioni: quella della musica registrata e quella della musica live. Distinte, separate, messe in contatto solo dalle rare registrazioni ufficiali di concerti e dalle (spesso qualitativamente scadenti) versioni bootleg pirata. Adesso, online, abbiamo qualcosa di nuovo. Su Muziic, per esempio,  si può creare una video-playlist con tutte le canzoni della reunion dei Pink Floyd al Live8 del 2007, disponibile in ottima qualità  su YouTube. Non è un disco ufficiale (e non credo ne esista una versione ufficiale), non è più un concerto, non è musica registrata (come la intendevamo in passato), non è un dvd. E’ un oggetto strano che mescola riprese televisive, diffusione video digitale, trasformazione in esperienza sonora (via Muziic). Il discorso ovviamente non vale solo per i Pink Floyd al Live8, ma anche per i Beatles da Ed Sullivan, per la recente residency degli U2 da David Letterman, per qualsiasi contenuto musicale disponibile su YouTube.

e) su molti siti si parla soprattutto della natura sonora del progetto (usare YouTube come fonte di ascolto musicale), ma proprio l’idea di video-playlist è uno degli aspetti più originali della piattaforma. Ci si può creare un proprio percorso, salvarlo, rivederlo o riascoltarlo in un secondo momento. Mentre scrivo, una decina di canzoni stanno scorrendo sul mio player: vecchi live degli U2, un paio di nuovi videoclip, i suddetti Pink Floyd. Mi sono costruito una piccola MTV personale, che risponde alle mie esigenze. Con le funzioni di playlist, possono crearne altre dieci, cento, mille. E’ vero che il software è ancora alla prima release e ha le sue lacune. Per esempio, il video non può essere ingrandito a tutto schermo. E i nomi dei file scelti dagli utenti di YouTube per caricare i video non sono sempre intuitivi. Ma appunto, si tratta solo di una prima release.

f) Muziic conferma la crescente importanza dello streaming (un’altra piattaforma musicale in streaming, Spotify, è tra le storie più “calde” del 2009). L’ascoltatore e lo spettatore hanno sempre meno bisogno di scaricare la musica e i video sul pc. La Rete diventa come l’acquedotto comunale o la società elettrica: distribuisce un servizio. Non si parla più di singoli contenuti, ma di un flusso continuo. Con la differenza che l’acqua e l’energia elettrica sono uguali per tutti (varia giusto la quantità utilizzata), mentre i contenuti multimediali sono (potenzialmente) diversi per tutti.

g) il vecchio diritto d’autore (e soprattutto il copyright, il diritto di copia) viene di nuovo messo duramente alla prova: se è YouTube stessa a concedere l’embed dei suoi video, permettendo agli utenti di caricarli sui propri blog, profili Facebook, o anche su siti commerciali e d’informazione, perchè a Muziic non dovrebbe essere permesso? Allo stesso modo, come bisogna comportarsi di fronte a un sistema che – come scritto sopra – è sempre più parassitario e basato sullo sfruttamento e la redistribuzione (spesso senza fini commerciali) di contenuti altrui? Quale tipo di regolamentazione andrebbe scritta? Quale nuovo modello economico dovrebbe accompagnarla?

Non so quanto durerà Muziic, ma l’idea è geniale, user-friendly, funziona bene e aggiunge all’esperienza online un servizio che ancora mancava. Potete provare il programma, scaricandolo da www.muziic.com. Ovviamente, sempre che abbiate il tempo per farlo. I contenuti e i servizi Web sono sempre più abbondanti, mentre le ore a nostra disposizione rimangono le stesse. Ma questo è un altro (grande) problema.

http://www.lastampa.it

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