I marittimi progionieri in Somalia telefonano i familiari: “stiamo male, aiutateci altrimenti qualcuno di noi non trona a casa”.

di Gennaro Savio – E’ diventata ormai insostenibile la prigionia dei marittimi italiani sequestrati da ormai sette mesi dai pirati somali sulla nave “Savina Caylyn”. Le loro condizioni psico-fisiche peggiorano di giorno in giorno e il timore è quello che non tutti riescano a sopravvivere a condizioni inumane e terrificanti dal punto igienico-sanitario.[youtube LjoGReZ_rig] A lanciare per l’ennesima volta l’allarme sono stati proprio i marittimi prigionieri ai quali in queste ore è stata data la possibilità, dopo venti lunghi giorni di silenzio assoluto, di telefonare a casa. ”Stiamo male, aiutateci ad uscire da questa cazzo di nave perche’ se non andremo via subito qualcuno non tornerà a casa”, ha urlato alla moglie il Comandante della nave Giuseppe Lubrano Lavadera. ”Ormai ci tengono tutti legati in un angolo della nave e non mangiamo neanche tutti i giorni”, ha proseguito Lubrano nella breve e coincisa telefonata che la moglie Nunzia ci ha confermato telefonicamente. A casa dopo circa cinque mesi ha telefonato anche il Terzo Ufficiale di coperta Crescenzo Guardascione. Anche questa una telefonata dai toni drammatici come ci ha spiegato al telefono la sorella Annarita. La cosa più assurda è che al momento i mass-media nazionali continuano a non accendere i riflettori su una vicenda triste e allo stesso tempo drammatica che vede vivere da troppo tempo nell’angoscia più profonda intere famiglie mentre non c’è un solo rappresentante del governo che dica qualcosa su un sequestro che sembra non interessare proprio nessuno. Eppure dal luogo della prigionia i nostri concittadini stremati seguitano a chiedere aiuto ma invano sino a questo momento. Invano perchè l’Italia continua a tacere e con essa il circuito mediatico nazionale che trova più comodo e più rimunerante la messa in onda di reality e talk-show: assurdo!

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