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Savina Caylyn. Torna il sorriso sui volti dei familiari dei marittimi sequestrati

Il giorno dopo la liberazione della petroliera Savina Caylyn la gioia è sempre più grande. Vi proponiano l’articolo di Ferdinando Pelliccia per  liberoreporter.eu il giornale online che ha seguito senza sosta la vicenda della nave italiana.

Oggi è un giorno memorabile, ma soprattutto toccante perché è finita un’oppressione che angosciava tanti. I pirati somali hanno finalmente rilasciato la petroliera italiana ‘SAVINA CAYLYN’ e il suo equipaggio di 5 italiani e 17 indiani. Questo momento era atteso dall’8 febbraio scorso quando i predoni del mare, in pieno Oceano Indiano, avevano catturato e dirottato la nave italiana e i 22 lavoratori del mare che vi erano a bordo. Un rilascio in cui non tutti ci hanno sempre creduto, forse in alcuni momenti, quelli più terribili della prigionia, nemmeno gli stessi ostaggi. La situazione però, si è sboccata alcuni giorni fa.

Quando però, è giunta la conferma del rilascio, che si sapeva era imminente, tutti si sono finalmente sentiti liberati e non solo gli ostaggi.

Si è trattato di un rilascio che viene a coincidere con le festività natalizie. Tempo fa questi uomini avevano espresso il desiderio di poter tornare a casa per il Natale. Oggi quel desiderio è diventato realtà. Il loro sogno si è realizzato come pure sono state esaudite le preghiere dei loro familiari.

I marittimi, ostaggi dei pirati somali, sono stati rilasciati dopo che, ovviamente alla gang del mare, che li teneva in custodia, è stato versato un riscatto. Nelle casse dei predoni del mare sono entrati 11,5 mln di dollari. Un bel colpo per banditi somali specie in considerazione che un ‘gruzzoletto’ simile è un vero e proprio tesoro in tempi di magra come quelli in corso. La cronaca racconta che il pagamento del riscatto è avvenuto in due tempi diversi, 8,5 mln di dollari alcuni giorni prima e 3 mln ieri.

Come sempre accade in casi del genere, i predoni del mare si sono prima assicurati che i soldi richiesti ci fossero tutti e poi, di aver campo libero per la fuga. Solo dopo hanno poi, rilasciato la nave e gli ostaggi o meglio l’hanno abbandonata.

Per i marittimi equipaggio della ‘Savina Caylyn’ essere rilasciati è stato come tornare di nuovo a vivere. La sensazione che hanno provato è stata certamente la stessa che, prima di loro, hanno provato le migliaia di marittimi che sono tornati uomini liberi dopo essere stati per mesi trattati come degli animali in gabbia. Il loro cuore prima si sarà quasi fermato e poi avrà, ripreso a battere forte forte fino quasi a scoppiare. All’inizio i loro occhi non avranno avuto lacrime, ma poi, ne sono uscite tante da far morire di invidia l’Oceano.

La gioia avrà avuto il sopravvento su tutti gli altri sentimenti e quando finalmente si saranno ripresi il primo pensiero sarà andato a chi a casa li attende per poterli riabbracciare.

A casa, in Italia e in India, dopo tanti mesi di prigionia, al loro ritorno ci saranno le loro famiglie e i loro amici ad attenderli e tutti potranno finalmente perdersi in abbracci, lacrime e singhiozzi.

Ora la nave ‘Grecale’ della Marina Militare italiana è li con loro. L’unità navale da guerra si è frapposta tra la petroliera italiana e la costa somala, a difesa di quel pezzo di territorio italiano che era stato violato ed ora è tornato libero.

Dopo le necessarie visite mediche e dopo averli rifocillati e vestiti con abiti puliti i 5 marittimi italiani, Giuseppe Lubrano Lavadera, Eugenio Bon, Antonio Verrecchia, Crescenzo Guardascione e Gian Maria Cesaro saranno rimpatriati.

Lo stesso avverrà per i loro 17 compagni indiani. Anche a Modak Mudassir Murad, Puranik Rahul Arun, Nair Hari Chandrasekharan, Balakrishnan Bijesjh, Kalu Ram, Kamalia Jentilal Kala, Tamboo Ahmed Hussein, Nantumuchchu Gurunadha Rao, Solanki Jitendrakumar Govind, Nevrekar Asgar Ibrahim, Fernandes Prinson, Fazil Sheik, Rabbani Ghulam, Palav Ganesh Babaji, Abrar Abdul Qadir, Cardozo Pascoal Michael, Jetwa Denji Keshav finalmente verrà dato modo di poter riabbracciare i loro cari.

Questi uomini, dopo aver patito e condiviso l’inferno della prigionia in Somalia, ora si godranno il Natale più bello della loro vita. Un Natale vissuto da uomini liberi e non come animali in gabbia.

La festa è quindi solo all’inizio e durerà fino a quando durerà la gioia di essere ritornati vivi dalla prigionia in Somalia.

Una prigionia che è durata oltre 10 mesi e che sarà difficile cancellarne dalla mente il ricordo, i fantasmi resteranno per sempre, ma certamente, ora che è finalmente finita, sarà più facile almeno superare i patimenti e le privazioni subiti.

Il pensiero ora non può non andare alle centinaia di marittimi ed ai 2 turisti velisti sudafricani che invece, sono ancora nelle mani dei pirati somali e che vivono appieno il dramma della prigionia.

Alla gioia per questi che sono tornati liberi è bene associare una preghiera per quelli che sono rimasti in Somalia.

Ferdinando Pelliccia

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