Procida. Il Fatto Quotidiano ritorna sulla Savina Caylyn

LA NAVE FANTASMA. DOPO 2 MESI DAI NOSTRI APPELLI, FURIO COLOMBO RITORNA SULLA  SAVINA CAYLYN

Salvatore Iovine (procidamia.it) Dopo le nostre incessanti sollecitazioni risalenti a metà giugno, sull’onda emotiva del disperato grido di dolore del comandante Lubrano, quando i parenti erano ancora convintissimi delle raffinate abilità diplomatiche italiane, Furio Colombo ritorna a rispondere in merito all’odissea senza fine della SAVINA CAYLYN.

Caro Furio Colombo vi dice niente la data dell’8 febbraio? E’ il giorno in cui dei pirati somali hanno attaccato e catturato la petroliera italiana Savina Caylyn. Da allora sono seguiti 197 giorni di sequestro. Vi dice niente questa storia?

Ci sono due buone cose in questa lettera. La prima è che la persona che scrive al Fatto non è parente né conoscente dei marinai che da 197 giorni sono prigionieri, nelle condizioni peggiori, dei pirati somali; non è né parente né conoscente né dipendente dell’armatore della nave. E’ un cittadino italiano a cui è tornata in mano per caso la copia del nostro giornale, con la notizia e il primo commento e ha visto la data. Subito si è reso conto che da allora non è accaduto niente. I prigionieri sono prigionieri, i pirati somali sono sulla nave, l’armatore non ha i soldi richiesti dai pirati e nessun altro ha mosso un dito. La seconda è che sta coinvolgendo tutti noi con la domanda: ma è possibile che si debba accettare passivamente e tranquillamente un simile stato di cose?  Le due domande non trovano una risposta. Perché viviamo in un Paese che, durando ancora il lungo governo di Berlusconi, si è abituato a una pratica allo stesso tempo tragica e pacificante: ignorare i problemi come modo per non risolverli, anzi per non affrontarli affatto. Certamente ci sono, in giorni come questi, mille ragioni per tenere occupato il ministro degli Esteri italiano. Per esempio fingere di avere vinto la guerra in Libia. Ma in un governo superaffollato di gente inutile, non avranno uno straccio di sottosegretario capace di affrontare la questione e di restare sul caso finché il caso non si risolve? Poi, bisogna ammetterlo, c’è la benevolenza dei media. La regola, persino per chi non è filo governativo, persino chi è di fresca conversione al dubbio (cauto dubbio) sulla scarsa grandezza di Berlusconi, è che si deve parlare solo di ciò di cui vuole parlare il governo. Un ministro di seconda fila a caso, mettiamo Sacconi, lancia lì un argomento senza capo né coda, e tutti a dire, commentare, discutere, respingere, proporre cortesi correzioni. La notizia vera va poco, l’ostinazione a non tralasciare le questioni gravi e non risolte va pochissimo, sembra maleducazione. E allora si lasciano perdere per mesi i marinai della Savina (5 italiani e 17 indiani), le trattative sono interrotte e nessuno sta tenendo il filo della vicenda. Ecco una situazione che non si può accettare, perché è indegna di un Paese civile e di un governo normale. Il ministro degli Esteri o qualcuno della sua folta scorta di sottosegretari dovrà rendere subito conto al Parlamento, alla stampa, ai cittadini. E soprattutto alle famiglie italiane e non italiane della nave caduta in mano ai pirati.

da IL FATTO QUOTIDIANO del 2 settembre 2011, pagina 19

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