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Savina Caylyn…Gli scomparsi

di Savina Dolores Massa

Le persone scompaiono e nessuno lo sa
se non chi è riuscito a salutargli la partenza.
Chi non era al porto, alla stazione, o alla curva di una strada
non possiede l’ultimo volto prima che la luce
si facesse nuca, schiena, glutei,
allontanarsi. Gli scomparsi.
Chi è rimasto con la mano a scrivere arrivederci nell’aria
si conta ora le dita, calendario sguantato Che sia freddo Che sia freddo
senza tasche di paltò senza braci per l’inverno
senza chi non può dire una data di ritorno.
Chi non sa tornare non ha colpe questa volta:
c’è uno squalo o forse molti con cravatta e cilindro degli affari
a far muro al desiderio ripetuto cento volte, Restituiscimi il Natale,
almeno, se già mi hai rubato primavera, estate, autunno. Gli scomparsi.

Gli ignari delle separazioni,
gli indifferenti agli addoloramenti distanti
un centimetro dalla punta delle proprie scarpe,
gli astuti commercianti di carne con l’incubo di un gancio nella gola
acquistano madonne, bambinelli, e comete stelle buone
per celebrare a breve il rito dell’ipocrisia, godendo
della vista di tante pecore mansuete
per la festa dell’amore di dicembre.

S.D.M. ( 20 novembre 2011)

Noi vorremmo tornare a casa almeno per le feste di Natale. Sono quasi dieci mesi che siamo qui sotto il tiro delle armi, con le condizioni igieniche che peggiorano di giorno in giorno, l’umidità ormai è intorno al 100%, qui siamo vicini all’equatore, il caldo umido è massacrante, siamo sfiniti.”Questo è il lato umano della conversazione avuta con il comandante della Savina Caylyn, la petroliera italiana sequestrata l’8 febbraio 2011, ad oggi ancora nelle mani dei pirati somali. Il Comandante ci ha raccontato che il 12 novembre, i pirati hanno permesso a lui e al Terzo ufficiale di coperta, Crescenzo Guardascione, di ritornare a bordo della Savina, mentre il primo ufficiale di macchine indiano Puranik Rahul Arun, il secondo ufficiale di macchine sempre indiano, Nair Hari Chandrasekharan e il nostro giovanissimo Allievo di coperta, Gian Maria Cesaro, sono stati trattenuti a terra.

I tre,  ci assicura il Comandante “Sono ancora sulla terraferma e sono sempre sotto il controllo degli stessi pirati che sono a bordo.” Il pericolo che si palesava nei giorni dell’annuncio fatto in diretta a “Chi l’ha visto?”, che i nostri marittimi sbarcati potessero essere ceduti ad altre gang di pirati, per il momento è scongiurato. Con questa nuova chiamata ricevuta da bordo della petroliera, oltre a contenere l’ennesimo appello di aiuto a livello umano, si aggiunge qualcosa di nuovo, segno che questa chiamata palesa un ultimatum per l’Armatore di Napoli, la Fratelli D’Amato, nella figura del Cavaliere Luigi D’Amato e del suo braccio destro Pio Schiano: “Vi chiamiamo perché l’offerta ricevuta da parte dell’armatore – ci comunica il Comandante– non è sufficiente per quanto richiesto più volte dai pirati e che per colmare questa distanza, ci vogliono x milioni di euro in più. Il mediatore dei pirati – continua Giuseppe Lubrano Lavadera– non avendo ricevuto la chiamata che aspettavano dal mediatore della compagnia armatoriale, comunica che loro aspetteranno massimo fino a fine novembre, mantenendo ferma la loro richiesta fatta già da tempo, senza aumenti. Superato questo tempo, non libereranno prima del compimento di un anno nessun marinaio e il prezzo del riscatto salirà notevolmente, questo anche in virtù del fatto che i pirati sono andati incontro a molte spese – precisa il comandante– per tenere l’imbarcazione in condizioni di funzionare nel minimo dei servizi essenziali e per rifocillare tutte le persone che si trovano coinvolte nella vicenda.”

Il rischio dunque è che se la compagnia armatoriale non si farà sentire e cercherà di limare questa cifra che secondo i pirati mancherebbe per soddisfare le loro richieste già sufficientemente ribassate, i nostri marittimi e i colleghi indiani, non potranno ritornare a casa per le prossime festività e che la loro prigionia, come ritorsione da parte dei pirati, dovrà continuare quasi certamente fino al compimento dell’anno di sequestro (ricordiamo che la Savina Caylyn è stata sequestrata l’8 febbraio del 2011). “Non capiamo qui da bordo – si interroga il comandante – con tutta l’umiltà che possiamo avere, perché non si può trovare la soluzione per tutti noi, che vorremmo, dopo quasi dieci mesi, almeno tornare a casa per passare il Natale con i nostri cari. Altre navi occidentali sono state liberate in breve tempo, pagando e risolvendo pacificamente, rispetto alla nostra, e qui invece i mesi passano e noi siamo fermi qui.

(Ultime dalla Savina Caylyn dopo la telefonata di ieri a LiberoReporter)

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