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Procida Blogolandia augura a tutti un Buon 2009

A TUTTI GLI AMICI DI QUESTO BLOG CON L’AUGURIO DI UN ANNO NUOVO, ANIMATO DALLA SPERANZA CHE CERCA….

FINITO L’ULTIMO brindisi, scambiati ancora una volta gli auguri per l’anno appena cominciato ce ne torniamo a casa ad un ora più tardi del solito, con su le spalle una stanchezza che sembra risentire di tutto l’anno trascorso ed insieme l’euforia della festa, dello spumante, del nuovo .
Domani sarà un altro giorno, un altro anno. Sarà diverso ?
O ci ritufferemo nel tran tran di sempre?
Dentro di noi, come in ogni inizio, c’è una sensazione di attesa, di sospensione quasi, ma d’altra parte ci sembra impossibile che i giorni non continuino a scorrere uguali, uno dopo l’altro, nella frenetica monotonia delle nostre esistenze.
Uguali? E se invece si addensassero ancora di più nuvoloni neri là sull’orizzonte, se avessero ragione i profeti di sventura, se la nostra vita diventasse sempre più condizionata, controllata, disumanizzata?
La tentazione è di spegnere la luce e di addormentarsi. In fondo ci sono anche previsioni più ottimistiche. Forse il progresso, la scienza….., ma sì, migliorerà tutto. Comunque è inutile fantasticare

E’ tipico di questa società spegnere le domande, quando non si trovano immediate le risposte. Forse bisognerebbe avere il coraggio di tenercele dentro: «Dove andiamo? Dove va questa società?».

Certo per custodire questi interrogativi, bisogna che ci sia ancora speranza. Speranza di libertà, di giustizia, di pace, di partecipazione. Speranza che – con la fatica e l’impegno non certo senza sforzo- l’uomo possa riprendere in mano almeno il proprio destino. Speranza che la vita di domani sia più vera; non più facile, ma più degna dell’uomo. Ma dove, come fondare questa speranza? Ce ne sono i segni da qualche parte? C’è qualcuno che lavora effettivamente al cambiamento?Ci sono progetti di trasformazione umana, della società? O ci sono solo guerre, gente che muore di fame, violenza, oppressione?

A un primo sguardo, ci sembra di non vedere nessuna apertura, ci si sente impotenti, spiazzati, è tutto così al di sopra di noi. Non ci resta che affidarci alla provvidenza?
Si proprio una “provvidenza”, ma non che aggiusta le cose dal di fuori, magicamente. Piuttosto qualcosa che ogni uomo, credente o no, si trova dentro. Perché forse, la speranza è paradossale, si fonda in se stessa:finché l’uomo desidera la libertà, la pace e tutto il resto, allora nessun potere lo ingabbierà fino in fondo, nessuna cultura dominante lo rinchiude completamente in schemi. Si potrà comprare il suo consenso lo si potrà irreggimentare, ma poi una scintilla sprizzerà di nuovo.

Sì, la speranza si fonda sul fatto che l’uomo continua a sperare, se si rinforza là dove uomini che sperano incontrano altri uomini che sperano. Cresce dovunque uomini e donne si riuniscono, non per passere il tempo, ma lanciando emergere le proprie umane esigenze, tesi a impastarle con la vita nella vita. Perché l’ottimismo e l’illusione acquietano, il pessimismo paralizza, ma la speranza cerca.
E allora forse possiamo osare chiederci: «Verso dove stiamo andando?», fiduciosi che questa domanda lavorerà in noi e fruttificherà.

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