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Procida: Il ballo delle diplomande

Di Giacomo Retaggio

Foto Vision Studio di Aniello Intartaglia

PROCIDA –Ti crogioli al fresco della sala del Procida Hall e pensi a quanti anni sono trascorsi dalla prima volta che mettesti piede in questo luogo. Tua figlia era piccola e muoveva i primi passi nella danza classica; tu cominciasti a scrivere di danza e non ne capivi quasi nulla: poi tua figlia crebbe, passarono dieci anni e si diplomò; e tu continuasti a scrivere di danza, ma ne capivi qualcosa in più e, a mano a mano, hai continuato fino ad oggi: la danza è qualcosa che ti lega dentro. E non ti lascia più. Poco male; è una piacevole catena. “Buona sera!” Una voce calda di donna ti distrae da destra. “Buona sera!” Rispondi. La voce insiste: “Sono la mamma di una diplomanda!” “Piacere!Piacere!” Fai tu un po’ intimorito. “Anche io sono la mamma di una diplomanda! “ Un’altra voce da sinistra. Ti rendi conto che sei circondato, quasi ostaggio, da genitrici di ballerine, immerso in un profumo di donna. Attento a come parli!Ma quante sono queste diplomande? Ti  spiegano che quest’anno sono sei. Come?  “Troppa grazia, Sant’Antò!” Si , sono sei splendide ragazze che si esibiranno sul palco. Ma due, Calabrese Francesca e Marina Lubrano Lavadera, si sono già esibite ieri sera nei loro “Pas de deux”, la prima in “La dille mal gardé” e la seconda in “Le corsaire”; altre due, ci saranno domani sera, Marta Siniscalchi, in un “Pas de trois” da “Gloria all’Egitto” dall’Aida e Michela Scotto di Minico in un “Pas de deux” da Sheerazade di Rimskij Korsakov. Stasera ce ne saranno altre due, Federica Ambrosino e Archea Miranda. Per quelle di domani nessuno può dire niente, ma per le ballerine di ieri sera riesci a captare commenti molto positivi sulla grazia e la leggerezza dei loro volteggi e su questo non avevi dubbi. E poi ci sono le ballerine di stasera. Queste, si, te le puoi godere da vicino. Poi rifletti che non ci dovrebbero essere sostanziali differenze tra una danzatrice ed un’altra perché vengono tutte dalla stessa scuola: in genere o sono tutte brave o tutte  una frana, tranne qualche piccola diversità legata alla predisposizione naturale della ragazza. Ormai la scuola di danza classica del “Procida Hall, sotto la guida oculata della maestra Marianna Manzo e la supervisione attenta del maestro Ugo Ranieri, si è cristallizzata su un livello medio- alto e non puoi avere sorprese negative. La serata scorre tranquilla e piacevole, le musiche, dolci ed orecchiabili, ti fanno dimenticare le cose negative e ti riconciliano con la vita. Dopo la cosiddetta “parte tecnica” che serve ad evidenziare i progressi accademici conseguiti dalle allieve, si passa alla seconda parte costituita dalla fiaba “Cenerentola” ove si sono potute esibire anche le allieve più piccine. Queste fanno tanta tenerezza e rifletti che cresceranno in fretta e in men che non si dica te le troverai grandi e…diplomande. Questa è la vita! La musica ti distrae: è iniziato il “pas de deux” di Federica Ambrosino, La prima diplomanda di questa sera. La ragazza è molto morbida nel suo volteggio tra le braccia del ballerino ospite Vito Lo Russo, sulle note di “Raymonda” di Glazunov. Ha un’espressione seria e compassata e comunica una sensazione di serenità. Poi è la volta di Archea Miranda che si esibisce sui motivi di “Carmen”. La scelta è stata felice: questa ragazza sembra tagliata apposta per il ruolo della bella e disinibita sigaraia di Siviglia. Il colorito dell’incarnato, la flessuosità nelle movenze che danzando assume un  carattere  francamente sensuale, l’espressione del volto quasi ieratica da figura di un quadro spagnolo accoppiata ad un ché di civettuolo danno alla figura di questa danzatrice un fascino discreto e profondo. La musica di Carmen fa il resto. E ti chiedi se non sia proprio questo il fascino della danza che ti mantiene legato da anni. Il fascino del bello e dell’arte che ti mantiene legato a questo ambiente; è il fascino che emana dalla polvere delle tavole del palcoscenico, dalle urla nervose di Ciro il fioraio; dai mugugni di Silano: dallo strepitare nevrotico di Ausilia. Di Milena, della maestra Manzo. Forse sono le scansioni della vita dietro le quinte, gli isterismi da prime donne di qualcuno che ti fanno vivere appieno la vita del teatro con tutte le sue contraddizioni e le sue sfaccettature umane. Senza che tu te ne accorga lo spettacolo è finito. La bionda Ausilia, sul palco, da corpo alla liturgia dei ringraziamenti. E’ sciolta e padrona di sé e tu ti sovvieni dei primi anni, quando era tremante ed impaurita, timorosa di prendere la parola in pubblico. Quanto tempo è passato! E quanto tempo è trascorso dal giorno in cui quel “folle”(così lo giudicavano allora) di Enzo Gadaleta decise di aprire una scuola di Danza classica!

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