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Procida – Il silenzio della politica: ambigua complicità o letale passività?

di MIchele Romano
Nel momento in cui la crisi che ci sovrasta vive la sua profonda incertezza tanto che le Borse, quotidianamente, perdono miliardi su miliardi, emergono inchieste giudiziarie che rendono sempre più buio ed irto di pericoli il sentiero che dovrebbe condurre fuori dal labirinto in cui attualmente la nostra società si trova ingessata. Infatti se si prende spunto dalle indagini sviluppate su Enav e Finmeccanica viene fuori che tutti i partiti partecipavano alla spartizione delle nomine in questi Enti e parimenti gli imprenditori davano soldi ai manager che giravano ai politici. E seguendo questa linea, se si presta attenzione a monitorare con cura e perspicacia anche le relazioni imprenditoriali e politiche che investono le attività specifiche e peculiari di indirizzo marino del piccolo territorio in cui viviamo, si potranno riscontrare alcune zone grigie tali da assumere, in dimensioni ridotte, la medesima tipologia di ciò che si narra su scala nazionale. Emblematica, in tal senso, è stata la vicenda del sequestro dello spazio pescatori nel porto di Chiaiolella, momentaneamente sventato, spirato da ben precisi atti speculativi, mirati all’eliminazione di una porzione storica nell’ambito dell’economia procidana. Ebbene a cosa abbiamo assistito? Ad un imbarazzante silenzio dei gruppi politici locali sinonimo di ambigua complicità o di letale passività.
Tutto ciò fa riflettere sul fatto che, mentre si è dovuto ricorrere ad un governo d’emergenza nazionale, guidato da tecnici, per tamponare una crisi socio-economica di drammatiche proporzioni, il sistema politico italiano, in tutta la sua ampiezza, è dentro una patologia di allarmante e irrimediabile dimensione tanto che, per utilizzare le parole del neo ministro del governo Monti, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di S. Egidio a Roma, bisogna entrare, in largo anticipo, in una terapeutica “Quaresima” al termine della quale si approdi ad una “Resurrezione” in cui i volti che esprimono la “Politica” emanino il profumo del suo governo con grande spirito di servizio alla cosa pubblica, partendo, per esempio, dalla cura e manutenzione di un territorio sempre più collassato dall’incuria e da una selvaggia speculazione tanto da non reggere più agli urti di un clima atmosferico trasformatosi, anche da noi, in forme cicloniche e che conduce verso immani tragedie le popolazioni colpite.

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