alberto maggi
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Procida: Incontro con Alberto Maggi

alberto maggidi Giacomo Retaggio

PROCIDA – Mentre, l’altra sera, scendevi dalla chiesa della Chiaiolella, dopo aver assistito alla presentazione del libro di Alberto Maggi “Chi non muore si rivede”, nell’ambito dell’inaugurazione della 57 ° “Fiera del libro”, pensavi tante cose. Per prima che questo frate dei “Servi di Maria”, l’autore, è già fortunato ad essere nato ai giorni nostri perché se avesse visto la luce quattro- cinquecento anni prima probabilmente oggi guarderebbe una qualsiasi piazza romana dall’alto di un piedistallo di marmo nei panni di una statua come Giordano Bruno.

I vari cardinali Bellarmino, Torquemada ed altri strenui “defensores fidei” lo avrebbero bruciato sul rogo come eretico. Fortuna per lui (e per noi) che i tempi sono cambiati! D’altra parte anche lui, padre Maggi, è cosciente di essere considerato in alcuni ambienti ecclesiastici un eretico. E non ne fa mistero. Persona estremamente intelligente e preparata (è uno dei migliori esegeti biblici del mondo), ottimo parlatore con una logica stringata e la battuta facile, riesce ad incantare l’uditorio mantenendo ognuno al proprio posto.

Ma in cosa consiste la novità del messaggio portato da questo frate? Probabilmente nel parlare alla gente con il cuore in mano e senza nascondersi dietro “verità” considerate tali da una consuetudine inveterata, perché si è sempre creduto e fatto così. Questo libro racconta di una sua terribile esperienza di vita, appena due- tre anni fa, in cui, in seguito ad una grave malattia, fu lì, lì per morire. Nell’ospedale divenne un simbolo ed un modello al punto da diventare un esempio per tutto il reparto ed incoraggiare addirittura i medici, che erano titubanti, ad operarlo. E questo lo ha potuto fare solo per la grande fede in Dio e per la testimonianza che ne dava. Giacché quest’ultima vale più di cento altre cose ed ha un enorme potere di seduzione sugli altri.

Asciutto e stringato nel ragionare, si rivolse in malo modo al cappellano che gli portava la comunione quotidiana e lo invitava a recitare ogni volta il “confiteor”: “Ma perché lo devo recitare tutte le volte? Quale peccato vuoi che io abbia commesso da ieri ad oggi confinato come sono in questo letto di sofferenza? ”Pare che il povero cappellano abbia alzato i tacchi e sia andato via velocemente. Certo affermazioni come “il peccato è opera delle religioni” sono forti e lasciano perplessi chi le ascolta, ma bisogna possedere la maturità necessaria per sceverare il vero significato della frase.

Così come molto emblematico è l’episodio che ha raccontato a proposito di un corso di “esercizi spirituali” tenuto qualche anno prima in un convento di Clarisse: “Andai in questo monastero. Era tutto grigio, il colore delle pareti, gli abiti e le facce delle suore, perfino gli alberi del giardino. Le monache, tutte quasi ottantenni, vivevano nel terrore della morte e del prossimo giudizio divino. Feci loro una violenta reprimenda: dovreste essere contente di raggiungere Cristo! Non siete, forse, le spose di Gesù come vi definite? Poi le guardai ad una ad una e dissi loro: ma voi siete proprio brutte! Adesso capisco perché Cristo ha optato per il celibato…” Immaginarsi la faccia delle suore! Sentendolo parlare ti convinci che questo frate, smilzo, fragile in apparenza, sta per lo meno dieci spanne più in alto ed un chilometro più avanti di molti altri suoi colleghi. Anche di Procida. E’ mai possibile che una donna separata, ancora oggi, non può fare da madrina ad un battesimo?  Un assassino (pentito) può fare la Comunione ed un divorziato no? Tutto ciò è semplicemente ridicolo… Certo nell’uditorio si avvertiva a tratti un senso di disagio: per troppi anni hanno insegnato che la tale cosa era giusta e la tal’altra no.

Ma non è, forse, il messaggio di Cristo una voce di rottura? Non ha detto Cristo: vi è stato detto fino ad oggi questo e quest’altro, ora io vi dico invece il contrario ed altro ancora! Francesca Borgogna, che ha ottimamente presentato il libro, ha ad un certo punto citato una frase di Vito Mancuso: “Una frase di Alberto Maggi non è mai una frase semplice: è sempre un pugno ed una carezza! ”Verissimo! Mentre ti avviavi verso la macchina per andare via sei stato raggiunto da una giovane donna. “Dottore, ti è piaciuto?” “Moltissimo!”- hai risposto- Questo frate ha una visione completamente diversa del rapporto tra Dio e l’uomo”. Poco dietro aveva ascoltato il discorso un uomo che sbottò: “Ma che dite mai! Questo prete stasera ha predicato una nuova religione, ma non quella che conosciamo noi” E’ senz’altro da condannare come eretico”. Due idee completamente diverse. Ma non è quella di Cristo una figura di completa rottura con il passato, un simbolo da sempre di condanna per i tanti “sepolcri imbiancati?

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6 commenti

  1. Bravo dottor Retaggio,
    hai saputo rappresentarmi l’atmosfera della serata in modo impeccabile, tanto da farmi pentire per non avervi partecipato. Quanta verità nelle parole e soprattutto nei fatti di padre Maggi. La Chiesa di oggi, come diceva un altro grande, quale il cardinale Martini, viaggia duecento anni indietro. Ben vengano quindi questi novelli Cristi a scuotere un poco le coscienze addormentate.

    • Bravo dottore come sempre sei stato molto bravo a raccontare la serata. Io sono stato con Alberto due giorni…quanta testimonianza di chi veramente crede! Mi diceva che il titolo iniziale del libro era “Un eretico in corsia” poi lo chiamò l’editore per dirgli : Alberto bisogna cambiare il titolo, non sei più eretico anzi sembra che i discorsi a Papa Francesco li scrivi tu! Ci ha lasciato poi con una frase circa la giustizia di Dio: La gente pretende per se misericordia per gli altri giustizia. E’ stata una grazia averlo anche se ha creato in tantissime persone un desiderio nuovo di incontrare Cristo. Ci ha promesso che tornerà per un periodo più lungo in modo che possiamo essere rinvigoriti di più dalla sua parola. Una news oggi a Montefano iniziano le riprese del film : Chi non muore si rivede. Grazie Dottore .

      • giacomo retaggio

        L’ho scritto in mezz’ora, di getto, perché lo sentivo. E’ stata una bella esperienza e dvo dare il giusto merito agli organizzatori. Ad maiora!

  2. Non conosco Maggi

    ma siccome mi piace leggere i commenti e cercare di capire meglio il pensiero,mi ha incuriosito il commento di Rino D’Orio,specialmente quando menziona dell’editore che dice a maggi che il titolo era sbagliato ” Un eretico in corsia”,poichè sembra che i discorsi a Papa Francesco li scrivesse lui.

    Do ciò una semplice deduzione: ” Ma se Maggi dice le stesse cose del Papa,allora qual’è questa magnificenza ,questo glorificare come fa il dottore, questo pensare diversamente dalla Chiesa? Mi sembra che non dica niente di nuovo.

    quando è il Papa stesso,cioè il capo spirituale della VChiesa Cattolica” a testimoniarlo.

    • giacomo retaggio

      Caro Geppino, il fatto che il Papa e Maggi siano sulla stessa lunghezza d’onda non significa che tutto lo stato maggiore della Chiesa lo sia. Il Papa e Maggi sono appena due, ma quelli che hanno contro, quelli che la pensano all’antica, quelli che vorrebbero che non cambiasse nulla sono molti di più e, con un lavoro silente, costante e sotterraneo, potrebbero diventare pericolosi. Quindi Maggi non dice niente di nuovo, come dici tu, nei confronti del Papa di adesso, ma non nei confronti della massa di religiosi che la pensa (e l’ha pensata da sempre) diversamente. E questi ultimi sono i pericolosi…

  3. Io ringrazio Alberto Maggi, anche se non lo conosco personalmente, perché sono riuscita a conoscere il vero volto di Dio, che è quello di cui parlava Gesù e non quello che la religione ci ha fatto passare.
    Peccato che sono veramente pochi a combattere contro il pensiero religioso, come lo fu Gesù a suo tempo.

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