Procida isola della cultura

Di Giacomo Retaggio

E così Procida sarebbe tra le dieci località finaliste per il titolo di paese della cultura 2022! Qualcuno potrebbe storcere il muso perché ritiene la cosa non fattibile e non compatibile con la realtà procidana. Potrebbe pensare ad una realtà manipolata per chissà quali fini non ritenendo la nostra isola meritevole di un tale onore. E coloro che la pensano in tal modo non sono affatto pochi e, pur non potendo manifestare apertamente il loro modo di pensare, fanno buon viso a cattivo gioco e fanno finta di gioire per la cosa, ma nel loro intimo, dispiace molto dirlo, si augurano che si risolva tutto in una bolla di sapone Meschinerie nostrane che non vale la pena prendere in considerazione! Io non so come andrà a finire tutta la faccenda. Può darsi che Procida esca vincitrice, ma si può anche dare il caso che non lo sia. Rientra tutto nell’ordine naturale delle cose. Ma il solo fatto di essere tra le dieci finaliste è un enorme successo ed un valido riconoscimento della nostra pregnanza culturale. Qui non c’entrano la politica, gli interessi di casta, di partito o di qualsiasi altra cosa, ma è il nome di Procida che deve essere sostenuto e portato avanti senza se e senza ma. Anzi, a tal proposito, quale migliore occasione ed opportunità di questa evenienza per pacificare il paese dopo una violenta e disastrosa campagna elettorale come quella ultima scorsa? Finiamola una buona volta e lavoriamo tutti per Procida! Io sono stato sempre un sostenitore della sua supremazia culturale e per questo talvolta anche sbeffeggiato da qualche pseudo intellettuale nostrano. La verità è che io ci credo veramente alla valenza culturale della nostra isola che affonda le sue radici in un passato luminoso; esso nasce dalla pratica antichissima della navigazione che ha portato i Procidani alla conoscenza del mondo e di altre genti, quando tutti gli altri popoli pascolavano ancora le pecore. Mio nonno paterno (classe 1872) ha compiuto undici anni di età in India, imbarcato insieme al padre su un veliero.  L’arte della navigazione comporta di per se stessa un’apertura mentale ed un affinamento della capacità di conoscenza. L’altro pilastro su cui si basa lo sviluppo culturale nei secoli di Procida è la Chiesa. Con il suo alto numero di preti, pur con tutte le sue contraddizioni, i suoi litigi, le sue lotte intestine, ha rappresentato la cultura e l’evoluzione della conoscenza nella società procidana per secoli quando negli altri agglomerati umani queste parole non avevano nessun senso.

Anche la presenza del carcere ha rappresentato un’occasione di sviluppo culturale per la nostra isola. E’ venuto un periodo (subito dopo l’ultima guerra) che Procida ha rappresentato l’ombelico della storia d’Italia. Mi si dirà che era una storia triste, cattiva, miserevole. Si, d’accordo! Ma sempre storia era! E grande storia… Così come non ho visto mai di buon occhio coloro che, venendo da fuori Procida, credono di comportarsi con un atteggiamento di superiorità nei riguardi degli abitanti del posto. Si comportano con la cosiddetta “puzza sotto il naso” fino a quando, incontratisi (o scontratisi) con qualcuno che la sa più lunga di loto, non si ritirano scornati. E’ bene che ci convinciamo noi Procidani per primi che abbiamo una storia ricchissima, che affondiamo le nostre radici in culture diverse ed antichissime, che abbiamo girato da sempre il mondo e lo continuiamo a girare assorbendo culture, modi di vivere, di parlare e di essere diversi che danno luogo ad un’umanità poliforme: le nostre donne dagli occhi scuri e profondi con un ché di languore orientale, sono tra le più belle della terra. Altro che le donne “piccole, scure, avvolte in goffi panni di colore nero, dallo sguardo sfuggente e dai movimenti di gatte” de L’isola di Arturo” di Elsa Morante! Quest’ultima, checché se ne pensi, non ha reso un buon servizio a Procida. E spero che qualche “intellettuale” non mi dia addosso per lesa maestà. E’ molto probabile, però, che costui il romanzo non l’abbia letto perché, quando un libro diventa famoso, non è più necessario leggerlo, ma basta citarlo. Io non so come quest’avventura andrà a finire, ma, in ogni caso, viva Procida!

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