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Procida: La mattanza dei Tonni.

A firma di Domenico AMBROSINO, questo “pezzo” è stato pubblicato su il MATTINO del 21 novembre 2008 con il titolo “Procida, nel parco marino protetto la strage dei piccoli tonni rossi”. Dalla reti alla nave il cruento rito di arpioni e morte.
Sangue e ghiaccio nella baia del Caraugno ove, ad un miglio dal “Regno di Nettuno”, è ripresa la mattanza. Un violento spettacolo di morte. Dalla gabbia alla ghiacciaia. 236 tonni,ieri mattina, sono stati ammazzati, imbracati, ghiacciati, privati di testa e coda, sezionati, filettati,ripuliti e stivati in capaci celle frigorifere per essere trasferiti sui mercati del sushi del Giappone. Mentre la “fucilazione” dei tonni grandi, quelli che superano i cento chili, è stata sospesa, prosegue senza sosta la mattanza dei tonni più piccoli. Il cui destino, non sembri un paradosso, è sicuramente più atroce dei fratelli maggiori. Passano dalla vita alla morte in maniera veramente cruenta. Li vedi guizzare, impazziti ed impauriti, gli occhi imploranti, nel sacco di reti creato ad hoc nella grande gabbia a fianco della piccola motonave turca “Akua Kogaman”. L’operazione, a cui partecipano una ventina di uomini, in massima parte marinai turchi, si svolge in una sequenza di fasi rapide ed impressionanti, in un silenzio assoluto, un silenzio di morte. Sei subacquei, alcuni muniti di bombole, si immergono nella vasca movimentando i tonni verso l’alto. Appena a galla, altri subacquei afferrano gli animali come in un abbraccio. E’ l’abbraccio della morte. Condotti verso il centro della nave, ove è stato predisposto uno scivolo, i tonni vengono primi agganciati e poi finiti con un arpione. Il sangue scorre a fiotti in un apposito contenitore. Una piccola gru li imbraca per la coda e li trasferisce su di un’altra piccola nave, la “Serter Ammet”, a murata della prima. Poi il trasferimento e le operazioni finali a bordo della nave fattoria “Meta Maru”, a largo di Vivara. Vigila la motovedetta del Circomare procidano, a comando di capo Riviello. Le disposizioni del comandante Gianluca Oliveto sono ferree: a mare non deve cadere nemmeno una goccia di sangue!
D.A.

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