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Procida: Le peripezie di un malato terminale.

di Francesco Marino
Questo è un articolo-protesta che non avremmo voluto mai scrivere ma l’indignazione di un quartiere ci costringe a raccontare quanto segue.
V.S. è un malato terminale che abita in una modesta casetta in un quartiere di Procida dove l’umanità degli abitanti è certamente superiore alla sensibilità delle Autorità che presiedono la sanità di quest’isola. Bene! Il nostro V.S. è un onesto lavoratore che è stato colpito da una serie di eventi che lo hanno portato a divenire un malato terminale e, come facile intuire, non ha grandi mezzi economici per cui si è affidato alla nostra sanità pubblica. Trasportato più volte tramite 118 al nostro tanto decantato ospedale procidano è stato sempre trasferito a “S.Maria delle Grazie” di Pozzuoli dove, dopo qualche giorno, ultimante è stato addirittura relegato in uno stanziano senza aria condizionata, è stato sempre dimesso per fare ritorno a casa, a sue spese, senza il conforto di un ambulanza.
La domanda sorge spontanea: a cosa serve l’ospedale di Procida se non riesce ad ospitare un malato in una situazione simile? Ci dicono, ma ci aspettavamo qualche cosa di più, che lo staff dell’ospedale procidano non è in grado di assistere tali patologie. Quanto ci manca il dott. Cioffi!!
Del caso, attualmente, si sta interessando l’assessore alla sanità Maria Capodanno anche se abbiamo il timore che superare la burocrazia sarà egualmente difficile.
Per concludere V. S. ha il diritto di concludere i propri giorni nella maniera più decorosa possibile, possibilmente assistito in una stanza dell’Ospedale di Procida. Questa è civiltà. La nostra isola, assai generosa con le onlus che mandano assai di frequente propri emissari sull’isola a raccogliere fondi per vari ospedali di Napoli, non merita questo trattamento. Si bussa alla porta dei procidani, poi quando un povero malato ha bisogno della “misericordia” questi sono i risultati.
Nel quartiere dove abita il nostro malato, luglio è il mese dedicato alla Madonna delle Grazie. Speriamo che questa sappia illuminare le menti dei baroni della sanità procidana.

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