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Procida “QUALE FUTURO CI ASPETTA ?” (7)

 Con questo numero Procida Blogolandia giunge alla settima e ultima puntata  di questo nostro appuntamento settimanale con la rubrica “QUALE FUTURO CI ASPETTA?” tratto da orbetello.blogolandia.it 

Settima ed ultima scheda: le politiche ambientali.
il-mondo-e-ancora-bello-14.jpgI guasti ambientali dell’industrializzazione, dell’urbanizzazione speculativa e dell’economia consumistica, sono alcuni dei malesseri che hanno gettato il genere umano in una crisi di identità che sembra irreversibile.
E’ uno stato di cose che deve farci riflettere seriamente, perché, tutto questo pone all’uomo un grande problema: quello della crescita di una rappresentanza politica che sia adatta a fronteggiare e modificare queste tendenza, prima che sia troppo tardi.
E’ pur vero che esiste un movimento ecologista, che ha fatto di questi temi il momento più importante della sua politica, che dobbiamo ringraziare per le sue battaglie, tuttavia, dobbiamo pure renderci conto, che non bastano le battaglie promosse da questo variegato movimento, in una società dove, ormai, si parla solo di sviluppo economico e di profitti, dove il liberismo sfrenato e senza regole, le speculazioni fondiarie, l’aggressione al territorio, l’indegno arricchimento di pochi e l’estensione della povertà, sono diventati vita quotidiana.
il-mondo-e-ancora-bello-12.jpgUn tempo, l’aggressione al territorio veniva solo dalla speculazione fondiaria, dallo sviluppo industriale distorto e trovava il contrasto delle lotte popolari per la salute, la casa, l’urbanistica, la scuola. Oggi le cose non stanno più così: la continua minaccia di crisi a cui, purtroppo, ha cominciato a corrispondere una difesa del posto di lavoro “così com’è”, ha appiattito le lotte sindacali sulla logica padronale della fabbrica, con tutto il prezzo che abbiamo pagato rispetto alla saluta e all’ambiente.
Purtroppo, questo tipo di sviluppo della società, per tutta una serie di motivi, in testa ai quali sta un potenziale sottosviluppo culturale della popolazione (quando dico culturale, non intendo acculturamento – questo forse non manca – ma comprensione, amicizia, collaborazione, sapere ascoltare gli altri, non guardare le cose con la mente offuscata dall’ideologia, riconoscere i propri limiti, essere modesti e pronti ad aiutare gli altri, e via dicendo), sembra diventato per tutti un modello irrinunciabile e si fa ogni cosa per il raggiungimento di posizioni sociali che devono essere le migliori possibili, calpestando, molto spesso, anche i diritti degli altri.
il-mondo-e-ancora-bello-15.jpgUna amara considerazione discende da questo ragionamento: nelle forze politiche tradizionali prevale sempre la preoccupazione del “momento contingente” e, per questo, si mostrano, ormai da molto tempo, inadeguate ad affrontare seriamente i temi del territorio e delle sue risorse, pur constatando l’esistenza di forti segnali di crisi e sperequazioni profonde, che stanno a dimostrare l’insostenibilità del modello di sviluppo in atto.
Confermo la mia convinzione che, pur essendo necessario un nuovo modo di concepire la politica e lo sviluppo sociale a livello centrale, questo inderogabile cambiamento dipende, soprattutto, da ciò che sapremo fare, nel prossimo futuro, a livello locale, sia nei confronti delle scelte di sviluppo, sia nelle scelte per l’avanzamento di una nuova coscienza dei cittadini per una comunità che cominci ad apprezzare la democrazia, la solidarietà e lottare per una maggiore giustizia.

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