Procida: Uscire dalle catacombe e costruire un percorso con i cittadini.

di Michele Romano

Le primarie del centro-sinistra si sono concluse con la netta affermazione di Pierluigi Bersani, determinata da una ritrovata capacità organizzativa dell’apparato, da un ampio spirito di conservazione di una folta parte della sinistra accompagnate, plausibilmente, dagli atteggiamenti un po’ da saputello della classe di Matteo Renzi. Detto ciò, il 40% dei suoi voti, soprattutto per il Partito Democratico che si accredita nel prossimo futuro a dirigere il Paese, consegna al vincitore un invito forte e senza equivoci ad un cambiamento radicale e non soltanto generazionale, per cui le rendite di posizione, il conservatorismo delle burocrazie politico-amministrative, i rapporti opachi con il mondo bancario-finanziario, delle cooperative e del sindacato, dovranno essere affrontati subito con estrema chiarezza, stando ben in guardia da più chiusi e diffidenti tra i suoi tutor.

Inoltre si faccia carico subito della rivoluzione dolce che propone il sindaco di Firenze, per esempio che i politici facessero un gesto forte di rinuncia ai propri privilegi, ridursi di numero, dimezzare gli stipendi, ridimensionare i contributi pubblici, decidere un tempismo della missione per il Paese (15 anni) in modo da favorire alternanza e nuova vitalità in modo da espandere un effetto contagioso di bontà, altruismo e spirito di sacrificio. Attuare subito ciò costituisce un elemento essenziale per dare un profondo significato storico e, allo stesso tempo, nobilitare la partecipazione del popolo di sinistra a queste primarie, evitando di invischiarsi in un cambiamento inverniciato di paternalismo e di gattopardesca memoria. In altri termini rappresenta il passaggio biblico per ridare fiducia nel lavoro politico fatto di territorio, comunità, di persone che cercano di entrare in “empatia” con un numero sempre più ampio di altre persone. E qui assumono un ruolo determinante e decisivo le strutture territoriali del Partito Democratico, consapevoli delle responsabilità di ruolo guida che la storia mette sul piatto della realtà odierna. Così anche a Procida si esca dalle proprie catacombe e si costruisca insieme ai cittadini un nuovo e vitale profilo della vita socio-economica e culturale dell’isola, smantellando supponenze, pregiudizi, arrivismi fasulli, settarismi, vacuità, sopraffazioni e spargendo generosità, spirito di servizio e concretezza per ciò che può essere il futuro della popolazione.

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