Vefio
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Ritorna a vivere il “Vèfio” di Vittorio Parascandola

di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Ieri mattina, verso le nove e mezza è venuta a casa mia la signorina Anna Fiore. E’ sempre un piacere godere della compagnia di questa ragazza molto intelligente e molto simpatica. E’ la titolare della casa editrice “Fioranna”che ha editato parecchi libri miei e che si prefissata di tenere aperta una collana letteraria quasi esclusiva per Procida. E devo dire la verità, proprio in virtù della sua testardaggine, questa giovane donna ci sta riuscendo. E questo nonostante per l’editoria non siano tempi facili. Dopo i convenevoli d’uso mi fa:”Sono venuta a portarti un regalo”. Apre la borsa e caccia un libro. Sono rimasto senza parole: Era Il “vefio” di Vittorio Parascandola! Una nuova edizione perché la precedente si è esaurita. Quasi tutti i Procidani conoscono questo libro. E’ una sorta divocabolario dal procidano all’italiano e viceversa. Ma non è solo questo! E’ uno spaccato di storia, tradizioni, usanze,riti, modi di dire di una Procida che fu e che stenta a sopravvivere. Molti termini, molte locuzioni,molte espressioni sono scomparsi. E questo non è una bella cosa perché è come se una parte di noi, della nostra esistenza, della nostra idendita di Procidani stia scomparendo per sempre. Bisogna dare atto alla nipote della signora Laura Parascandola, che vive tra Londra e Roma, che ha avuto l’intuizione felice di una riedizione del libro. La casa editrice Fioranna colse a fine anno scorso la palla al balzo ed accettò con entusiasmo di pubblicare il testo. Io fui uno dei primi a saperlo perché la signorina Anna Fiore mi telefonò la notizia.Ed io la invitai a non perdere assolutamente tempo perché certe occasioni vanno prese al volo. L’edizione è stata messa in atto con la compartecipazione del Comune di Procida. E questa è un’opera veramente meritevole da parte dell’Amministrazione! Io sono particolarmente legato a questo libro. Ricordo che all’epoca ero un frequentatore quasi quotidiano di casa Parascandola. Mi divertivo un mondo quando Vittorio rincasava dopo le visite e cacciava dalle tasche questi “pizzini” di detti e termini procidani che lui aveva raccolto dalla viva voce di persone anziane che andava a visitare. Per me ogni sera era quasi una festa. Io ero più giovane di Vittorio e molti termini non li conoscevo proprio. E allora tra lui, me ed altri amici si accendevano discussioni sul significato di alcune parole. Era uno spasso; trascorrevamo, specie d’inverno, serate intere, complce un buon cognac, a cercare di conoscere il significato esatto di un termine, la sua origine, la sua deformazione nel tempo. Non mi sono mai tanto divertito in vita mia come in quel tempo. Ma quello che sembrava un passatempo, un divertimento innocente, poi con il tempo diventò una vera e propria opera letteraria. Forse all’epoca nessuno di noi ci credeva pienamente. Caro Vittorio, mio amico e collega, io non so dove sei (si dice così?), ma ovunque tu sia ti ringrazio a nome di tutta Procida.

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