Ritorna al suo posto l’altare del Palazzo D’Avalos

PROCIDA – Dal delegato al Palazzo d’Avalos Antonio Carannante viene comunicata una curiosa “scoperta” avvenuta in questi ultimi giorni. «Nei giorni scorsi – dice Carannante – mi chiama il Priore della Congrega dei Turchini Matteo Germinario dicendomi: “vieni che in Congrega ho l’altare del carcere”. Curioso, una domenica mattina, vado quindi a trovarlo. Mi trovo davanti un vecchio altare in legno dipinto, ancora con un suo fascino. Ci chiediamo cosa ci facesse lì…Decidemmo quindi di riportarlo a Palazzo d’Avalos.

Nel frattempo ho iniziato una mia piccola “ricerca” sulle sue origini che mi ha affascinato e che è ancora tutta da portare avanti. Questo altare, dopo la dismissione del carcere, per essere salvaguardato, venne trasportato presso la Congrega dove è rimasto fino a ieri. Porta impresso il simbolo della Immacolata Concezione.

Nella giornata di ieri – conclude l’assessore Carannante – grazie a Graziano Onorato e ai suoi operai che generosamente si sono resi disponibili, è tornata nella sua sede naturale al piano superiore di Palazzo d’Avalos. Un altro tassello della nostra storia».

«Questo altare – sottolinea Matteo Germinario, Priore della Congrega dei Turchini – fu usato nel 2015 per la processione del Corpus Domini e fu piazzato sul sagrato della chiesa di San Giacomo. Dopo la processione rimase all’intemperie per alcuni giorni, fin quando i confratelli dei turchini lo trasportarono in congrega per preservarlo. Per le varie vicende che hanno portato anche al commissariamento tutto è passato nel dimenticatoio. Con l’attuale direttivo, che ho l’onore di guidare, abbiamo pensato che farlo ritornare al suo posto originale per onorare la storia. La disponibilità dell’assessore Antonio Carannante è stata di enorme importanza. Adesso questa opera d’arte dovrebbe essere solo trattata come tale e restaurata».

Un ulteriore approfondimento ci viene dal dott. Giacomo Retaggio: «Questo è l’altare che serviva per celebrare la messa e le altre funzioni nel vecchio carcere, allogato nel palazzo D’Avalos. Era situato nella cappella al piano superiore sempre del carcere. In questa cappella e su questo altare hanno celebrato messa (vedi precetto pasquale) tutti i cardinali di Napoli che, per lo meno una volta l’anno, onoravano della loro presenza i carcerati ed il personale dell’Istituto di pena. Solo io ricordo di avere assistito per lo meno a sette, otto visite di cardinali. Questo altare, che è di legno e probabilmente costruito dai detenuti stessi, una decina di anni fa lo trovai, in una delle mie visite al carcere, appoggiato lungo una parete del corridoio del piano terra del carcere. Era molto degradato, pieno di polvere e di escrementi di colombi. Segnalai la cosa al Priore dei Turchini dell’epoca, Mimì Lubrano, se non erro, e così decidemmo di trasferirlo nella congrega di via Marcello Scotti, ove è rimasto fino ad ieri. Adesso è ritornato nel suo ambiente originario e si spera che non sia più oggetto di ulteriore degrado. Questo altare sulla facciata principale porta il monogramma dell’Immacolata Concezione che è anche il simbolo dei Turchini. Ma i Turchini non c’entrano: probabilmente (anzi è quasi certo) che il monogramma mariano sia stato imposto dai Gesuiti al re Ferdinando II Borbone che ha istituito la casa penale di Procida. Tale monogramma, infatti, è anche il simbolo dei Gesuiti. A tal proposito si fa notare che anche le “lavorazioni” furono istituite nel carcere procidano dietro la grande pressione sul re da parte di questi religiosi che credevano nel valore redentivo del lavoro».

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