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I sepolcri imbiancati della politica procidana facciano un passo indietro

politica procidana 2di Michele Romano

Gli eventi tristi ed amari riguardanti le vicende giudiziarie che hanno investito l’ambiente socio-politico delle nostre due isole, lontane un palmo di mare, pone delle riflessioni che li deve condurre a valutare in profondità lo stato di salute in cui versa la politica, evitando perniciosi e miserabili giustizialismi coniugati a patologici godimenti delle disgrazie altrui. Ebbene, al di là della congenita contraddizione umana che si rispecchia nel motto evangelico: “lo spirito è forte ma la carne è debole”, la precarietà sanitaria della politica sta nel fatto che essa, negli ultimi vent’anni, ha deciso di percorrere la sua strada senza il supporto della cultura che rende consapevole dell’importanza della conoscenza dei fatti e del rigore nell’orientarli da parte di chi si pone come ceto dirigente. E qui Norberto Bobbio da tempo ci aveva avvertito che l’illusione della tecnica apolitica, a cui aggiungo la dimensione amorale, avrebbe visto all’opera sempre di più figure di politici incompetenti, incapaci di prendere buone decisioni, perché privi delle conoscenze necessarie e di visioni che non vanno al di là del proprio cortile. Da questo punto di vista, ritornando a casa nostra, visto il ciclone che si è abbattuto sul territorio alla vigilia delle elezioni comunali, non vorrei che, tolto il tappo che, nel bene e nel male dal 1996 ha tenuto insieme le conversazioni agonistiche del paese, i sorci, da ogni parte provenienti, ritenessero che, finalmente, è venuto il loro momento per accaparrarsi la polpa. Ciò significherebbe che al peggio non ci sarebbe mai fine, portando alla distruzione totale la nostra cara terra.

Poiché la polis micaelica non merita tale sventura, chiedo a questi sepolcri imbiancati di aver pietà e di non arrecare ulteriore dolore alla comunità e far si che la primavera isolana il prossimo 31 maggio esprima la freschezza di una classe dirigente che riconcili la politica con la cultura, intrisa d’etica della responsabilità, della competenza, impregnata dal valore aggiunto dello spirito di servizio per il bene comune. In altri termini, di curatori di alto spessore di cui una collettività smarrita e disorientata ha urgente bisogno.

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