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Elezioni europee. Una questione di democrazia.

La discussione che si è aperta in questi giorni sulla legge elettorale con cui eleggere i rappresentanti del popolo italiano nel prossimo Parlamento Europeo, come nelle migliori tradizioni a lavori già in corso, non è affatto fuori luogo ed impone una riflessione a tutti giacché tende ancora una volta, purtroppo, a rafforzare il potere decisionale non nelle mani di due partiti, cosa di per se comunque grave sia nei fatti che per la storia del nostro Paese, ma in testa a due leader degli stessi: Berlusconi e Veltroni.
Da questo punto di vista, non può sfuggire il fatto che la “seconda Repubblica”, nata sull’onda emotiva di Tangentopoli in nome del bipartitismo e della semplificazione, a fronte dell’evolversi di partiti virtuali e dirigenti nominati “dal capo” più che eletti attraverso i normali metodi democratici (gli stessi, guarda un pò, per i quali siamo impegnati a sostenere conflitti, in termini economici e di vite umane, in altre zone del globo) si stia sviluppando su di una serie di contraddizioni più uniche che rare.
Tanto per fare un esempio, si approva il federalismo, quindi maggiori scelte e responsabilità in sede locale e territoriale ma, contemporaneamente, si pongono sbarramenti e si (im)pongono “dall’alto” i nomi di coloro che dovranno rappresentare queste comunità nelle Istituzioni centrali e/o Europee.
A sostegno di tali scelte (altre volte, ovviamente sosteniamo il contrario definendoci la patria del diritto e della storia democratica) si porta l’argomentazione che in Europa siamo l’unico Stato ad avere un sistema elettorale “obsoleto” senza lo sbarramento e quindi, non possiamo essere da meno. Bella cosa!!
Chissà se con l’Europa confrontassimo l’italiana qualità della vita, con i trasporti che ci troviamo, con la munnezza per le strade, con la disoccupazione ed il precariato dilagante, con l’ambiente martoriato, con lo sconfortante teatrino politico di Napoli e Regione Campania, i nostri politici si sentirebbero meno “obsoleti”.
Personalmente trovo indecente poter cancellare, seppur con una legge dello Stato, la volontà, giusta o sbagliata che sia, di milioni di cittadini che non si sentono rappresentati dal Berlusconi e Veltroni pensiero.

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