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Via anche l'Isae, così l'inflazione la rileva Tremonti

di Sara Farolfi , su il manifesto del 29/05/2010

Indistintamente la mannaia di Tremonti si abbatte sul settore pubblico. Congelati rinnovi e retribuzioni dei dipendenti pubblici, taglieggiate del 10 per cento le spese dei ministeri, abolita, infine, una lunga lista di enti pubblici, «senza un ordine, un’idea, una capacità riorganizzativa», per dirla con le parole di Antonio Crispi, dirigente della funzione pubblica Cgil. In sintesi: «Il servizio pubblico non potrà che peggiorare, è questo quello che vuole il governo».Si salva l’Isfol (i cui ricercatori erano già pronti a salire sul tetto), ma resta in forse l’Ice, l’istituto per il commercio estero, «abolito» dalla bozza di manovra entrata in consiglio dei ministri e poi misteriosamente (e fortunatamente, per i suoi dipendenti) scomparso.Spariscono l’Ipsema (l’istituto per la previdenza del settore marittimo), l’Ipi (l’istituto per la promozione industriale) e persino l’Ipost, l’istituto che si occupa della previdenza degli operatori postali, commissariato da due anni (commissario straordinario: Rino Tarelli, ex segretario generale dei pubblici Cisl) e ciò nonostante «menzione speciale», recentemente, al brunettiano concorso «Premiamo i risultati delle pubbliche amministrazioni».Difficile capire quale logica abbia orientato gli estensori della lista. Se infatti è comprensibile l’abolizione dell’«Ente nazionale delle sementi elette», decisamente minore è l’evidenza che colloca l’Isae, l’istituto nazionale di studi e analisi economiche, tra gli «enti inutili». A meno di non volere pensare male, perchè guarda caso era proprio l’Isae l’ente terzo a cui le parti sociali, con la riforma del modello contrattuale non firmata dalla Cgil, avevano affidato il compito di elaborare l’indice per misurare l’inflazione a cui ancorare i rinnovi contrattuali. A scanso d’equivoci (e di rinnovi naturalmente) le funzioni dell’Isae passeranno così in capo al ministero dell’Economia che nel rinnovo dei contratti non è ente terzo ma parte in causa. Non solo, perchè – come scrivono i dipendenti dell’istituto in un appello contro la chiusura sottoscritto da 1200 persone (tra ricercatori, docenti e dipendenti della Banca d’Italia) – curiosa è anche l’abolizione dell’istituto «proprio nel momento in cui sarebbe cruciale una diagnosi puntuale, professionale e tempestiva dell’evoluzione economica e sociale e degli effetti delle politiche di sostegno all’economia e all’occupazione». La chiusura dell’Isae, concludono i dipendenti dell’istituto, «sopprime una voce autorevole e indipendente proprio nel momento più acuto della crisi economica e internazionale».Di più: i trasferimenti pubblici all’istituto, che si giova in gran parte di commesse esterne, sono di circa «10 milioni di euro», per l’80 per cento destinato alla remunerazione del personale a tempo indeterminato: «Di conseguenza il ricollocamento del personale presso altri enti, previsto dalla bozza di manovra, non determinerebbe significativi risparmi di spesa, a fronte della dispersione di un patrimonio professionale e scientifico di riconosciuto valore».E lo stesso discorso vale per molti altri enti aboliti, il cui personale (ma solo quello a tempo indeterminato, con buona pace dei precari) passerà in capo a Inps, Inail o ad alcuni ministeri. «Ma con quale risparmio, se la stessa manovra prevede un taglio dei precari pari al 50 per cento, che va a sommarsi al tagli degli organici ministeriali già decisi lo scorso anno?», domanda ancora Antonio Crispi. Perciò – tra il mancato rinnovo del contratto, il blocco del turn over e delle progressioni economiche e di carriera, e il congelamento degli stipendi per tre anni – la tensione è alle stelle tra i dipendenti pubblici.http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=32178

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