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200 metri quadri al minuto

Pubblichiamo la rubrica Cantieri sociali, in uscita il 12 novembre su il manifesto.
di Pierluigi SulloCarta.org

Ieri mattina ho sentito alla radio [Rai] un’intervista a Pierferdinando Casini. L’intervistatore ha riassunto così la conversazione: «Ovviamente, abbiamo parlato del tema caldo del momento, la giustizia».

Infatti da giorni tutti discutono dei problemi giudiziari di una sola persona. Bene, questa premessa banalmente disperata serve a dire che noialtri stiamo per fare una cosa del tutto inattuale, fuori moda e apparentemente inutile: abbiamo proposto ad urbanisti, amministratori, gente dei movimenti di discutere, in una giornata di studio, dei cosiddetti Piani Casa.

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Sono le leggi che molte Regioni hanno già approvato, e altre si apprestano a varare, che derivano da una iniziativa «quadro» del governo.

L’idea è: se offriamo a chiunque sia proprietario di casa sua un premio in metri quadri, che aumenta se invece di aggiungere si demolisce e ricostruisce, allora tutti saranno contenti: i proprietari di casa perché con pochi soldi avranno più spazio e soprattutto più «valore» nel mercato immobiliare; i costruttori perché avranno un mucchio di lavoro da fare; la finanza perché i prezzi artificiali delle case troveranno un sostegno indiretto nell’aspetattiva di aumento del «valore».

Quasi geniale. E le leggi regionali fin qui approvate seguono questo solco, con minore [la Toscana] o maggiore [prossimamente la Campania] entusiasmo cementizio.

Nella seconda metà del Novecento sono stati ricoperti di cemento e asfalto, nel nostro paese, oltre 11 milioni di ettari, ossia un terzo del territorio nazionale [comprese le montagne]. Questa crosta aumenta di 100 chilometri quadrati l’anno, 30 ettari al giorno, 200 metri quadrati al minuto.

In regioni come la Puglia o le Marche le superfici edificate sono aumentate, tra il 2001 e il 2008, di una percentuale tra il 12 e il 15 per cento. Si potrebbe continuare con le cifre ma lasciamo stare. E’ come per la crisi climatica. Tu dici: tra tot anni il mare aumenterà il suo livello di 90 centimetri.

E il tizio qualunque pensa: beh, la mia seconda casa in Sardegna è più alta di così, sul mare. Precisamente questo è l’effetto di una scarica di leggi regionali come i Piani Casa: non di smuovere l’economia, perché a quanto pare le richieste di ampliamenti e demolizioni sono molto scarse, nelle regioni dove la legge esiste già; piuttosto, di solleticare l’egoismo proprietario, di certificare che la città, l’abitare, non è una faccenda comune ma privata.

E’ il leghismo del mattone: padroni a casa propria. E di quel che succede fuori chi se ne frega, le città che soffocano, come Roma, o le campagne che si ammalano di bubboni chiamati capannoni, villette e centri commerciali.

Il comune di Roma sta per varare una sua soluzione all’«emergenza abitativa», cioè al fatto che migliaia di famiglie non hanno il reddito per pagare i prezzi artificiali [finanziari] degli immobili, che illustra bene questa deriva.

L’assessore, certo Antoniozzi, mentre vende 8 mila immobili di proprietà pubblica, concede ai costruttori di costruire quel che gli pare dove gli pare, decine di migliaia di appartamenti per scopi «sociali» che distruggeranno il già discutibile Piano regolatore di Veltroni per offrire appartamenti ad affitto calmierato [coi soldi del comune], che dopo 25 anni torneranno di proprietà di chi li ha costruiti.

L’idea che si possa intervenire sull’enorme quantità di case che vengono tenute sfitte [e se aggiungi una stanza la quotazione sale] non sfiora nemmeno le menti degli amministratori.

Altro che giustizia: è il mattone il vero tema caldo, anche se tutti fanno finta di niente. Perciò Carta in uscita venerdì ha la copertina e un ricco dossier su questo tema, e urbanisti come Edoardo Salzano e Vezio De Lucia, tra molti altri, discuteranno nella Sala Pintor della sede di Carta [via dello Scalo di San Lorenzo 67, a Roma, i dettagli sono su www.carta.org], in un seminario che, nato da un’idea di Antonello Sotgia, abbiamo intitolato «Territori resistenti».

Ci sarà anche il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, provincia di Milano, Parco del Ticino: si chiama Domenico Finiguerra e ha avuto la faccia tosta di presentarsi alle elezioni proponendo «consumo di territorio zero»: eletto con il 51 per cento, è stato rieletto con il 62. Pensa un po’.

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