La Corte dei miracoli

Di Giorgio Di Dio

Era un regno dentro un altro regno, quello del “Re Sole”, Luigi XIV.  Era il regno della “Corte dei miracoli”. Una folla di poveri che fecero tremare il Re. Si fingevano ciechi, folli, storpi, per impietosire i passanti e chiedere la carità. La sera, quando non era più necessario fingere, ridiventavano persone normali, improvvisamente guariti, lì nel loro regno, la “Corte dei miracoli”.

La “Corte del miracoli” raccoglieva tutti i poveri, i rifiuti della società. Erano organizzati come uno stato, con poteri e gerarchie.

E avevano un loro re, chiamato il grande Coesre, che per organizzare il popolo dei poveri si avvaleva di luogotenenti e di saggi che provvedevano a istruire i nuovi mendicanti che arrivavano per unirsi loro.

Ma per far parte della “Corte dei miracoli” non bastava mendicare. Bisognava diventare dei bravi tagliaborse e a questo mestiere venivano introdotti dai “maestri”.

Per Luigi XIV era inaccettabile che nel suo regno esistesse un altro regno con un altro re.

La “Corte dei miracoli” doveva essere distrutta.

Il Re affidò l’incarico al luogotenente di polizia il sig. Reynie. Si racconta che Reynie girasse con un cane che chiamava “Sorbona”, che era il terrore dei mendicanti. Riuscì ad arrestarne sessantamila e per i poveri fu un duro colpo, e il re, sodisfatto, ritenne che la questione fosse stata risolta.

Ma vennero nuovi mendicanti e la Corte dei miracoli fu di nuovo piena.

E quando il re sole domandò al sig. Reynie chi e quanti fossero quei delinquenti che non obbedivano al volere del re, Reynie rispose:

“I poveri Sire, sono i poveri. E sono una moltitudine. I poveri non finiscono mai.”

E sono una moltitudine anche oggi, anche se non c’è più la Corte dei miracoli. Ben oltre due milioni di famiglie in Italia sono in povertà assoluta.

Noi non li vediamo, anzi quando mangiamo fuori e troviamo i ristoranti pieni, siamo portati a pensare che la povertà non esiste, che è tutta una finzione.

Ma i poveri certo non li troviamo al ristorante.

Vediamo i mendicanti per le strade ma non crediamo alla loro reale miseria. Ma dobbiamo crederci. Nel mondo ci sono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri.

Lo dimostrano anche le numerose associazioni nate per aiutare la povertà che si finanziano con le donazioni dei cittadini.  Numerose realtà associative, rappresentanze dei comuni e delle regioni, enti di rappresentanza del terzo settore, e sindacati portano attraverso una politica di coinvolgimento delle persone un adeguato sostegno alla povertà.

Lo stato elabora specifici programmi e interventi contro la povertà predisponendo in bilancio un apposito fondo per finanziare le azioni che poi intraprende.

M come si misura la povertà?

Anche se è difficile stabilire quando una famiglia può esser considerata povera, ci sono delle indicazioni provenienti da fonti autorevoli. La povertà si misura con il reddito.

Una persona sola è povera con 690 euro al mese.

Due persone sono povere con 1.150,00 euro al mese.

Quattro persone sono povere con 1.874 euro al merse.

Queste sono le cifre che sono state indicate per definire i limiti di reddito per poter sopravvivere anche se in povertà.

Ma ci sono persone ancora più povere e persone che non hanno proprio niente, vivono in mezzo alla strada e mangiano quando possono nelle mense dei poveri.

Il fenomeno della povertà mette sempre più in allarme associazioni, chiesa, e anche stato. La povertà dilaga è una catena che non si interrompe mai nonostante quello che fanno le associazioni e i provvedimenti dello stato di sostegno alla povertà.

La benzina, l’energia elettrica che aumentano, il carrello della spesa il cui costo è sempre più alto, sono fenomeni che accompagnano la povertà che avanza.

E non possiamo neanche permetterci di lamentarci, se pensiamo al resto del mondo, dove quasi un miliardo di persone soffre la fame e nove milioni di esseri umani ogni anno muoiono per denutrizione

Nel mondo c‘è una povertà che non possiamo nemmeno immaginare, una povertà estrema che non lascia scampo.

La povertà toglie i diritti umani: toglie il diritto alla salute perché i poveri non si possono permettere di farsi curare privatamente e sono costretti ad aspettare i tempi dell’assistenza pubblica, impedisce loro di avere una casa adeguata perché i poveri non si possono permettere un fitto troppo alto, si devono accontentare del cibo e dei vestiti che riescono a comprare o che vengono loro donati. E la povertà assoluta significa non avere nemmeno il minimo indispensabile per vivere

Potrebbe tutto questo portare il popolo dei poveri a ribellarsi, organizzando una nuova” Corte dei miracoli”?

Naturalmente no, ma non del tutto.

Non a caso la povertà e il disagio sociale sono temi che vengono sempre affrontati dal Consiglio Supremo della Difesa, perché potrebbero incidere anche sulla sicurezza delle istituzioni. E non mi sembra un rischio assolutamente campato in aria

Sono fenomeni sociali che i gruppi eversivi e le mafie tendono a utilizzare proprio vantaggio. I gruppi eversivi sono sempre pronti a cavalcare la disperazione dettata dalla povertà, l’odio e la volontà di ribellione delle fasce deboli verso chi è più ricco. Le mafie son sempre pronte a reperire adepti tra quelli che soffrono la fame.

Molti dei provvedimenti dello stato a favore delle fasce deboli sono dettati anche da esigenze di sicurezza.

Il problema della povertà viene tenuto in grande considerazione e genera numerose iniziative anche legislative, sia per evidenti motivi umanitari e per rispetto della dignità umana sia perché le masse oppresse dalla fame sono facili prede di chi incita alla rivolta.

E un’altra “Corte dei miracoli”, oggi nessuno se la può permettere.

 

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Un commento

  1. Molto toccante il vostro articolo sulla povertà, argomenti sempre validi per che di scottante attualità . Semplice e comprensibile a qualunque livello; semplificare e sintetizzare ogni contenuto attinente è dote rara se non unica, specialmente su argomenti che ci coinvolgono per la loro evidente e costante e dolorosa presenza .

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